Il territorio foggiano è ricco di storie che meritano di essere raccontate, ma, per far questo, bisogna cercare a fondo nel tessuto umano.
Ci sono sorprese, questo è il caso di Gennaro Perretti, originario di Casalnuovo Monterotaro, che hanno il sapore di meraviglia.
Il signor Perretti, uomo che ha attraversato molte stagioni, è una persona che ha da raccontare una vita dedicata lavorando il legno e altri materiali, che ha una sconfinata passione per il modellismo e per il recupero degli oggetti.
Le sue tecniche espressive sono il traforo, l’intarsio pittorico, la pirografia, la lavorazione delle lastre d’argento e altre moltissime figlie dell’ingegno negli anni.
Il traforo ligneo è una tecnica complessa, consiste nel trapassare un supporto ligneo sottile, asportando parti interne ed esterne, con un effetto basato sull’alternanza di pieni e vuoti, mentre l’intarsio pittorico si ha quando si commettono (incastrano) tasselli diversi di legno a comporre un quadro.








Non ho notizia di altri autori che abbiano percorso e affinato fino a questo punto le tecniche in questione, con una tenacia che ha il sapore degli anni trascorsi lavorando la materia. Ha costruito, il Perretti, molte riproduzioni di monumenti famosi avvalendosi del traforo: la Mole Antonelliana, la Sinagoga di Praga, il Municipio di Michelstadt, Castel del Monte, il Duomo di Milano, la Tour Eiffel; mentre, con l’intarsio, ha privilegiato quadri con soggetti di uccelli tropicali, policromie vivacissime nel lavoro dedicato ad ogni singolo pezzetto di legno dipinto che costituisce l’insieme.
Il tema mitologico è quello prescelto per la lavorazione delle lastre d’argento, anche qui, un minutissimo impegno in ogni dettaglio.
Ritengo che la materia della memoria, nella sua persistenza, nel suo andare oltre sé stessa, abbia una funzione ispiratrice, come quella della Musa Clio, autentica personificazione dell’esigenza umana di ispirare attraverso il vissuto precedente, questa è la funzione che ogni storia dovrebbe avere: suscitare, smuovere qualcosa che sia stimolo di produzione di azioni, come la poesia che si nutre di cose viste per farne racconto in versi. Così, Gennaro Perretti porta la sua poetica nelle vite di chi lo incontra, un mondo fatto di lavoro certosino, puntuale, quasi ostinato nel tempo che acquista una dignità enorme perché la materia temporale diviene densa solo quando ha una profondità propria di contenuto.
Che una produzione tanto vasta, decine di pezzi, non abbia una casa che li accolga è cosa che reputo in modo nettamente negativo.
Le istituzioni dovrebbero garantire il giusto riconoscimento di anni di lavoro e trovare uno spazio che possa essere testimonianza viva della storia del territorio.
A cura del Prof. Giuseppe Maria Andrea Marrone – critico e curatore d’arte contemporanea.


