FOGGIA — Carlo Verderosa e Giuseppe Francavilla torneranno a testimoniare nel processo «Game over». Il Tribunale di Foggia ha disposto una nuova audizione dei due collaboratori di giustizia, circoscritta ad alcune domande sulla posizione di Antonio Salvatore, conosciuto come “Lascia Lascia”.
La decisione, assunta nell’udienza del 29 settembre, accoglie la richiesta dell’avvocato Claudio Caira, difensore di Salvatore. Il procedimento riguarda 19 imputati, tra i quali Rocco Moretti, chiamati a rispondere, a vario titolo, di traffico e spaccio di cocaina con le aggravanti del metodo mafioso e dell’agevolazione dei clan della “Società foggiana”.
Le domande sull’episodio di estorsione
La nuova audizione riguarderà l’estorsione contestata a Salvatore ai danni di un debitore per una fornitura di droga. Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato costretto a consegnargli un’automobile per saldare il debito.
La Direzione distrettuale antimafia attribuisce inoltre a Salvatore un ruolo direttivo nell’organizzazione, con compiti di coordinamento dell’approvvigionamento e della successiva vendita degli stupefacenti. L’imputato, che risponde anche di un episodio di spaccio, respinge le accuse e si dichiara innocente.
La difesa aveva chiesto di riascoltare anche Ciro Francavilla, fratello di Giuseppe. Il Tribunale ha accolto la richiesta limitatamente a Verderosa e Giuseppe Francavilla, nonostante l’opposizione del pubblico ministero.
Verderosa, già affiliato al clan Moretti, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel dicembre 2019. Giuseppe Francavilla, per circa vent’anni al vertice dell’omonimo clan, ha intrapreso il percorso di collaborazione nel gennaio 2024.
Entrambi erano già stati interrogati nel processo tra il 2024 e il 2025. Coinvolti a loro volta nell’inchiesta «Game over», sono stati condannati con rito abbreviato: Verderosa a quattro anni, Giuseppe Francavilla a cinque anni e quattro mesi.
Nell’udienza del 29 settembre è stato ascoltato anche un ispettore della Squadra mobile, citato dall’avvocato Francesco Santangelo, difensore di Vincenzo Fratepietro. Quest’ultimo è indicato dall’accusa come uno dei fornitori di cocaina dei clan. L’ispettore ha dichiarato di non conoscere l’imputato: una circostanza che la difesa considera a sostegno della propria tesi di estraneità ai fatti.
L’inchiesta sfociò nel blitz del 24 luglio 2023, con 82 arresti. Secondo la ricostruzione della Dda, i gruppi Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Tolonese avrebbero accantonato le rivalità per controllare insieme il mercato della cocaina a Foggia.
Grossisti e spacciatori sarebbero stati obbligati ad acquistare dai clan, rispettando quantitativi prestabiliti. La droga, comprata a circa 40 euro al grammo, sarebbe stata rivenduta agli operatori locali a 55-60 euro. L’accusa stima un traffico mensile di dieci chilogrammi, equivalenti a circa 50mila dosi, con guadagni di 200mila euro.
I proventi sarebbero confluiti in una cassa comune destinata a retribuire gli affiliati, sostenere le famiglie dei detenuti e finanziare nuovi acquisti di stupefacenti.
Il nuovo esame dei due collaboratori dovrebbe chiudere l’istruttoria dibattimentale del processo, iniziato il 19 dicembre 2023. Seguiranno la requisitoria della pubblico ministero Bruna Manganelli e le arringhe dei difensori. La sentenza è attesa entro la fine dell’anno.
Il procedimento foggiano costituisce uno dei diversi filoni giudiziari nati dall’inchiesta. Tutti i 19 imputati di questo dibattimento si dichiarano innocenti; le rispettive responsabilità saranno valutate dal Tribunale. Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno — gazzettadelmezzogiorno.it.



