La sanità territoriale torna al centro della protesta a Nardò, dove il Comitato Civico per il Distretto socio-sanitario di Nardò ha inviato una PEC al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e al direttore generale della Asl Lecce, Gianluca Capochiani. Il sodalizio, che riferisce di rappresentare oltre seimila firmatari, chiede un cambio di direzione nelle politiche sanitarie regionali e la convocazione di un confronto istituzionale.
Il presidente del Comitato, Gerardo Vallone, contesta in particolare l’attuale distribuzione delle risorse e accusa la Regione di penalizzare il territorio salentino: «Il Salento viene trattato come un bancomat per finanziare i mega-hub di Bari e Foggia». Vallone aggiunge: «Chi sceglie il silenzio e la passiva accettazione del bari-centrismo è complice del declassamento del nostro territorio».
Al centro della vertenza c’è il Presidio Territoriale di Assistenza di Nardò, ricavato dall’ex ospedale “San Giuseppe Sambiasi”. Secondo la ricostruzione del Comitato, il Protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2013, che prevedeva la trasformazione della struttura in un polo territoriale d’eccellenza dopo la chiusura dei reparti per acuti, non sarebbe stato attuato secondo quanto stabilito.
Tra le principali contestazioni figura il ridimensionamento del centro per la Procreazione Medicalmente Assistita, indicato dal Comitato come un “fiore all’occhiello” successivamente trasferito a Lecce, con un conseguente aumento dei tempi di attesa.
Nel mirino anche la nuova TAC, che secondo il Comitato sarebbe una «macchina ordinaria» e avrebbe un utilizzo limitato a causa della carenza di personale radiologo. Criticità vengono inoltre segnalate sui lavori finanziati attraverso il Pnrr per l’Ospedale di Comunità. La Centrale Operativa Territoriale e i servizi di telemedicina vengono definiti dal Comitato «scatole vuote», in quanto, secondo la denuncia, non disporrebbero di un numero adeguato di medici e infermieri.
Una situazione che, nella ricostruzione del sodalizio, finirebbe per aumentare la pressione sui pronto soccorso di Gallipoli e Copertino, chiamati a servire un bacino di utenza stimato in circa 150mila persone.
Il Comitato allarga quindi la propria contestazione alla distribuzione delle risorse sanitarie in Puglia. Secondo quanto sostenuto nella nota, l’asse Bari-Foggia assorbirebbe la parte più consistente dei finanziamenti, con oltre 900 milioni di euro all’anno in fondi speciali extratessera destinati a ricerca e policlinici. Parallelamente, sempre secondo il Comitato, i tagli inciderebbero soprattutto sui presidi del Salento, al servizio di una popolazione di circa 800mila abitanti, descritta come la più anziana e fragile della regione.
Si tratta, precisa la ricostruzione contenuta nella nota, di dati e valutazioni del Comitato, che al momento non risultano confermati da fonti regionali o dall’Asl Lecce.
Nella sua iniziativa, il Comitato si rivolge anche ai consiglieri regionali, ai parlamentari e agli europarlamentari eletti nel territorio salentino, chiedendo loro di assumere un ruolo nella vertenza.
La richiesta alla Regione e alla Asl è precisa: convocare entro 15 giorni un tavolo di confronto e procedere allo sblocco del personale necessario a rendere pienamente operativo il PTA di Nardò.
In assenza di una risposta, il Comitato annuncia ulteriori iniziative. Tra queste, il possibile ricorso alla Procura della Repubblica e alle magistrature contabile e amministrativa, prospettando ipotesi quali l’interruzione di pubblico servizio e la violazione dell’articolo 32 della Costituzione. Il sodalizio preannuncia inoltre nuove forme di mobilitazione popolare sul territorio.
Lo riporta canalesalento.it.



