Manfredonia
Nel mondo dove si inoltrava lasciava traccia di sé fra adulti immobili, gente arresa, bambini nudi e deperiti

Un frutto della nostra terra

Ora che questo giovane di talento è andato via per sempre ho pensato a quale nutrimento questa nostra terra è riuscita a dare a Matteo per averlo fatto crescere tanto ricco di energie, di cultura, di coraggio


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Manfredonia. Non è facile trovare le parole adatte per descrivere o comunicare uno stato d’animo, dei pensieri o delle emozioni. Devi essere un poeta, uno scrittore o un letterato avvezzo a leggere buone scritture. Io non lo sono e posso ascoltare solo i battiti del mio cuore che accelerano dinanzi a tanto dolore e strazio di una madre. Oggi sono stata ad un funerale, quello di un giovane tanto amato da chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo: Matteo Tricarico; egli se n’è andato senza un vento impetuoso, seguendo solo il suo “essere”; non era diverso ma semplicemente sé stesso.

La cronaca ha già parlato dei suoi viaggi, della bicicletta, dei paesi lontani che esplorava, della storia che scriveva senza penna e quaderno mentre andava da solo sul mezzo a due ruote; ha vissuto, conosciuto, ammirato, ha comunicato la vita, le vite che incontrava attraverso sé stesso. Nel mondo dove si inoltrava lasciava traccia di sé fra adulti immobili, gente arresa, bambini nudi e deperiti, ma non distribuiva pane né acqua, egli non dava, riceveva calore umano e conoscenza di corpi senza tempo.

Nelle diapositive che solo pochi mesi or sono ci mostrava con orgoglio, a noi fra un pubblico prima ammirato ed avido di domande, poi silenzioso ed in ascolto, perché fra le immagini di bimbi disabili il suo volto mostrava un sorriso, anzi una espressione di serena consapevolezza, di essere un testimone di fede nella umanità, quella che lontana geograficamente sà, ma che non aspira a nulla di diverso dalla condizione in cui si trova. Matteo ha vissuto il riflesso di ciò che il mondo ignora con l’anima di un cercatore del senso intimo e religioso dell’esistere. Matteo ci ha colti di sorpresa perchè il visitatore che conoscevamo si è rivelato esploratore di anime, analista sensibile di realtà incontrollabili e fragili a cui le grandi Organizzazioni Mondiali non riescono a dare nulla di quanto la ricchezza interiore di Matteo ha lasciato nei posti che visitava, e non erano scelte occasionali perché i suoi percorsi erano programmati e mirati; egli si fermava dove c’era vita, quella vita interiore che lui cercava in un silenzio di religiosa comunicazione che da solo riusciva a dare.

Ora che questo giovane di talento è andato via per sempre ho pensato a quale nutrimento questa nostra terra è riuscita a dare a Matteo per averlo fatto crescere tanto ricco di energie, di cultura, di coraggio, con la esclusiva sua visione del mondo all’orizzonte di se stesso.

(A cura di Vittoria De Salvia, Manfredonia 30 ottobre 2015)

Un frutto della nostra terra ultima modifica: 2015-10-30T21:59:40+00:00 da Redazione



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