Edizione n° 5307
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Il vero volto di Palazzo San Domenico

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
30 Novembre 2009
Editoriali //
Palazzo San Domenico
Palazzo San Domenico in uno schizzo del pittore Matteo Barboni (immagine tratta da www.matteobarboni.blogspot.com)

Manfredonia – IL vero ‘volto’ di Palazzo San Domenico in un disegno dell’800 eseguito dal pittore Matteo Barboni. Un nuovo tassello di ricerche, alla scoperta di uno dei monumenti più importanti della Capitanata, ovvero la Chiesa e Palazzo San Domenico, l’attuale  Municipio della città di Manfredonia, si aggiunge alle fonti storiografiche del nostro secolo. Dallo schizzo inerente il monumento, del pittore Barboni, il complesso architettonico di Manfredonia emerge infatti modificato, nella sua facciata, tanto da divergere “profondamente” se confrontato con la versione attuale. La segnalazione è del caricaturista ed illustratore, Francesco  Granatiero, grande appassionato di storia della satira. A tale  riguardo, notevole è stato l’esito delle sue ricerche storiche inerenti Antonio Manganaro (tra i maggiori caricaturisti operanti  a Napoli nella seconda metà dell’800) tanto da  ottenere il vivo apprezzamento di Dino Aloi, tra i massimi esperti  di storia della satira. Spinto dalla passione per la pittura e per la storia della sua città, Francesco conosce, casualmente, il blog del pittore Matteo Barboni, gestito dall’omonimo nipote. Matteo Barboni nasce a Manfredonia il 28 settembre del 1859, e muore a Roma l’undici novembre del 1952. Di umile estrazione sociale, e sin dalla nascita amante del disegno e della pittura, Barboni riesce iscriversi, al tempo, al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, grazie al sostegno dell’amministrazione comunale di Manfredonia. Al termine dell’anno scolastico 1878-79, Barboni riceve in premio vari riconoscimenti, fra i quali 2 medaglie e 3 menzioni onorevoli.  Nell’agosto del 1880, Barboni ottiene a Napoli il diploma per l’insegnamento del disegno. Nel 1882 torna nella sua terra di origine (la Puglia) per ottenere nel 1883, a Bari, il diploma di Professore  di Calligrafia. Successivamente (1884) il Ministero della Pubblica  Istruzione chiede di eseguire a Barboni i rilievi del Duomo monumentale di  Lucera. In quegli anni (1875) va segnalato, tra l’altro, un suo progetto di una statua su Re Manfredi, fondatore della città di Manfredonia. Matteo Barboni fu anche esperto miniaturista, e al tempo ricevette il compito di realizzare delle opere di notevole prestigio. Tra queste si possono ricordare una copertina in pergamena offerta dalla città di Bari all’Imperatore di Germania Copertina, una pergamena  dell’album offerta ai Reali Umberto e Margherita e una donata dalla città di Bari al Re e alla Regina in occasione dell’inaugurazione  del monumento a Umberto primo. Matteo Barboni (il nipote) così come  riportato nel suo blog (www.matteobarboni.blogspot.com) ha  raccolto e messo in rete  tutta la documentazione in suo possesso,  per donare a suo nonno, e ai suoi concittadini manfredoniani, con cui ha piacevolmente passato gran parte delle sue vacanze giovanili, “una testimonianza di vita del loro illustre concittadino” di  cui, probabilmente oggi, “si è persa memoria”. Passando nella sezione del blog, si distinguono tra gli altri, un autoritratto dell’autore, una scena di bagnanti dove è riportato lo scritto dell’autore  “ Manfredonia stagione balneare per il giornale agosto 1887” e, soprattutto, un disegno della Chiesa e Palazzo San Domenico. La Chiesa di San Domenico è stata realizzata, in stile gotico, nella seconda metà del XIII  secolo. La costruzione della cappella, di fatto un’abside, dedicata a  Santa Maria Maddalena, e contigua della Chiesa di San Domenico e del Convento dei Frati Predicatori, fu disposta da Carlo II D’angio nel 1294. Il complesso religioso fu devastato nel 1640 ad opera dei  Turchi, per essere riedificato poco dopo sull’antica costruzione. Con il nuovo progetto del ‘700  la chiesa fu ridotta ad una sola navata, così come appare attualmente. Le pareti laterali della navata sono popolate da sei altari in stile barocco, anche se all’interno della Chiesa sono numerosi i richiami allo stile romanico; la facciata in stile gotico è stata nel tempo restaurata, ed il suo rosone ripristinato nel 1960, mentre la vecchia Cappella conserva quattro preziosi affreschi parietali del Trecento. Palazzo  San Domenico, in Piazza del Popolo, è l’attuale sede del Comune di Manfredonia. Caratterizzato  da un colonnato e loggetta, fu convento dei Padri Domenicani, che alla fine del XIII fino all’epoca napoleonica l’abitarono officiando nella Chiesa attigua (Chiesa di San Domenico- fonte Wikipedia).  Analizzando questa documentazione: Archivio storico (1664-1929)  Classe – 9-10: Ufficio Tecnico, Restauri e manutenzione edifici,  Orologi 1826 – 1900, Francesco Granatiero si è soffermato, in particolar modo, su questi dati: Orologio sulla Chiesa della Maddalena (1880-1883). Manutenzione orologio Chiesa S. Domenico – Contratti  relativi (1885-1900). (Fonte: www.comune.manfredonia.fg.it). Dall’analisi dell’appasionato di storia della satira Francesco Granatiero si deduce come lo schizzo (dal vero) raffigurante il prospetto  frontale della Chiesa di San Domenico (allora: Chiesa della  Maddalena) e dell’attiguo convento (attuale Palazzo di Città) eseguito dal pittore sipontino Matteo Barboni, sia antecedente al 1880. Lasciando a chi ha maggiori competenze,  in ambito storico ed architettonico di chi scrive, il compito di tracciare le evidenti differenze tra la versione passata ed attuale del monumento, con questa ricerca, scoperta da Francesco Granatiero, si può attestare un’ennesima alterazione apportata ad un monumento medievale della città sipontina. A tal riguardo non si può non evidenziare come l’alterazione messa in luce con lo schizzo di Barboni non rappresenti che l’ultima modifica apportata, nel tempo, ad un sito architettonico della città di Manfredonia: a riguardo si può osservare una fotografia che testimonia le mura di cinta sul lungomare Nazario Sauro, nel cui arco di si vede via  Campanile. Osservando attentamente il monumento si può notare come oggi sia stato talmente modificato il paesaggio, che a fatica si può  riuscire ancora ad individuare la zona esatta della foto. Il desiderio comune è che lo scempio subito nel tempo dal patrimonio storico della città sipontina (  specie negli ultimi quaranta anni) rappresenti una spinta ulteriore, rivolta a chi competenze sul caso, per aver una cura, e tutela, maggiore rispetto a quanto sia rimasto ancora di autentico nella città del fondatore Re Manfredi.

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