Nonostante le promesse di blocco, da gennaio scatterà l’aumento dei pedaggi autostradali, con un adeguamento tariffario dell’1,5% legato all’inflazione. Una decisione che nasce dal pronunciamento della Corte Costituzionale e dalla conseguente determinazione dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), rendendo di fatto impossibile un ulteriore intervento del governo.
Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti arriva la presa d’atto di una scelta che ha suscitato forte delusione, in particolare da parte del vicepremier Matteo Salvini. In una nota, il Mit afferma che la Consulta avrebbe vanificato il tentativo del ministro e dell’esecutivo di congelare le tariffe fino alla definizione dei nuovi Piani economico-finanziari (Pef) delle concessionarie autostradali.
L’opposizione coglie l’occasione per attaccare duramente il ministro, ritenuto il principale responsabile dei rincari. Secondo il Patto per il Nord, il comunicato del Mit tenta di scaricare la colpa sulla Corte Costituzionale, definendo l’aumento dei pedaggi un “regalo amaro agli automobilisti”. Il deputato del Movimento 5 Stelle Agostino Santillo parla di conseguenze pesanti soprattutto per l’autotrasporto, mentre per Andrea Casu e Marco Simiani del Partito Democratico i rincari rappresentano l’ennesima prova del fallimento di Salvini alla guida del dicastero.
Immediata la replica della Lega, che respinge le accuse e sottolinea come l’aumento non sia una scelta politica del ministro, ma l’effetto diretto della sentenza della Consulta. Una decisione maturata dopo un lungo percorso giudiziario, culminato lo scorso ottobre, quando la Corte ha dichiarato incostituzionali i rinvii degli aumenti tariffari dal 2020 al 2023, ritenendoli in contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione.
I giudici hanno accolto il ricorso del Consiglio di Stato, che contestava la violazione della libertà d’impresa e dell’utilità sociale causata dal blocco degli adeguamenti. Di conseguenza, è stata riconosciuta la piena competenza dell’Autorità dei Trasporti sia nella definizione dei criteri tariffari sia nell’aggiornamento delle convenzioni autostradali.
Alla luce di questo quadro, dal 1° gennaio 2026 per tutte le concessionarie con Pef in fase di aggiornamento è previsto l’aumento dell’1,5%, corrispondente all’indice di inflazione programmata. L’Art ha inoltre confermato che i sistemi tariffari approvati si basano sul principio del “pay per use”, riconoscendo in tariffa solo gli investimenti effettivamente realizzati. Una scelta tecnica che, però, rischia di tradursi in un nuovo peso sulle tasche degli automobilisti.
Lo riporta ansa.it.



