BORDIGHERA – Sarebbe morta circa 36 ore prima del ritrovamento del corpo nel lettino la piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita lo scorso 9 febbraio sulle alture di Bordighera. È quanto emerge dalla svolta investigativa che ha portato all’aggravamento delle accuse nei confronti della madre, Manuela Aiello, e del compagno della donna, Manuel Iannuzzi.
L’uomo, 42 anni, è stato raggiunto all’alba di sabato 30 maggio da un provvedimento eseguito dai carabinieri. Per lui e per la madre della bambina l’accusa è ora di maltrattamenti aggravati dalla morte e dalla minore età della vittima.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dalla Procura di Imperia, Beatrice sarebbe deceduta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio a seguito di un trauma cranico provocato da un colpo alla testa. Gli accertamenti avrebbero ricondotto l’episodio alla serata di sabato 7 febbraio, all’interno dell’abitazione di Iannuzzi, un casolare isolato nella zona di Perinaldo.
Dopo il colpo, la bambina sarebbe stata sottoposta a tentativi improvvisati di soccorso. Secondo l’ipotesi investigativa, i due adulti avrebbero provato prima a immergerla in acqua fredda per abbassarle la temperatura, poi le avrebbero somministrato acqua e zucchero.
Elementi decisivi sarebbero arrivati anche dalle testimonianze delle altre due figlie della donna, di 6 e 9 anni, oggi ospitate in una struttura protetta. Le bambine avrebbero raccontato quanto visto, smentendo la prima versione fornita agli inquirenti, secondo cui Beatrice sarebbe caduta dalle scale.
Gli investigatori ritengono inoltre che la scena sia stata alterata. La mattina del 9 febbraio, la madre avrebbe avvolto il corpo ormai senza vita della piccola in una coperta e lo avrebbe trasportato in auto fino alla villetta di Montenero, dove Beatrice sarebbe poi stata sistemata nel lettino per simulare un malore improvviso nel sonno.
A rafforzare il quadro accusatorio ci sarebbero centinaia di messaggi, fotografie e altri elementi raccolti nel corso dell’inchiesta, ritenuti utili a ricostruire mesi di presunti maltrattamenti, abusi e negligenze.
Il corpo della bambina, però, avrebbe mostrato segni incompatibili con la versione iniziale: lividi, abrasioni e condizioni tali da far emergere dubbi immediati sull’orario e sulle cause della morte.
Manuel Iannuzzi si trova ora in carcere e sarà interrogato nei prossimi giorni. Anche Manuela Aiello resta detenuta. Entrambi dovranno rispondere dell’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice.
Fonte: Corriere della Sera



