SAN GIOVANNI ROTONDO – Il futuro di Casa Sollievo della Sofferenza continua a preoccupare lavoratori e sindacati. L’incertezza che da mesi circonda l’ospedale fondato da San Pio da Pietrelcina starebbe già producendo effetti concreti sul personale sanitario, con centinaia di infermieri che guardano alla sanità pubblica in cerca di maggiore stabilità occupazionale.
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, sarebbero oltre 600 gli infermieri che hanno partecipato ai concorsi indetti dalle aziende sanitarie pubbliche pugliesi, valutando concretamente l’ipotesi di lasciare la storica struttura sanitaria garganica.
Alla base delle preoccupazioni vi sarebbe soprattutto la prospettiva di una possibile cessione dell’ospedale. Da tempo, infatti, circolano indiscrezioni su interlocuzioni in corso tra la Santa Sede, proprietaria della struttura, e il Gruppo San Donato, tra i principali operatori della sanità privata italiana. Un’eventuale operazione segnerebbe una svolta storica per una realtà che rappresenta uno dei più importanti poli ospedalieri del Mezzogiorno.
A rendere più complesso il quadro sarebbe il peso dell’indebitamento accumulato negli ultimi anni, elemento che, secondo diverse fonti, starebbe rallentando qualsiasi decisione definitiva e alimentando il clima di incertezza tra i dipendenti.
Nel frattempo, all’interno della struttura emergono segnalazioni relative a difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni materiali sanitari. In diversi reparti sarebbero state registrate carenze temporanee di farmaci, provette per esami diagnostici e altri dispositivi necessari all’attività quotidiana. Situazioni che, pur senza compromettere l’assistenza ai pazienti, stanno generando preoccupazione tra gli operatori chiamati a garantire elevati standard di cura.
Per molti professionisti sanitari, la partecipazione ai concorsi pubblici rappresenta oggi una garanzia per il futuro. Contratti stabili, maggiori certezze economiche e prospettive occupazionali più sicure stanno spingendo numerosi infermieri a valutare il passaggio nelle aziende sanitarie regionali. Una possibile emorragia di personale che rischierebbe di aggravare ulteriormente la carenza di operatori qualificati e di privare l’ospedale di competenze costruite in decenni di attività assistenziale e clinica.
Sulla vicenda mantengono alta l’attenzione anche le organizzazioni sindacali. Cisl, Cgil, Uil, Nursing Up, Fials e altre sigle hanno più volte chiesto chiarezza sul destino della struttura, sollecitando garanzie per i lavoratori, per la continuità assistenziale e per la tutela della missione sanitaria e sociale che da sempre caratterizza l’opera voluta da Padre Pio.
Casa Sollievo della Sofferenza rappresenta infatti molto più di un ospedale: è un centro di assistenza, ricerca e formazione che nel corso degli anni è diventato punto di riferimento per milioni di pazienti provenienti da tutta Italia. Per questo motivo ogni ipotesi di cambiamento viene seguita con attenzione non solo dai dipendenti, ma anche dalle istituzioni, dal territorio e dalle famiglie che continuano a considerare la struttura un presidio fondamentale per la sanità del Sud.
In attesa di comunicazioni ufficiali sul futuro dell’ospedale, tra i corridoi dei reparti resta forte il clima di incertezza. E la scelta di centinaia di infermieri di guardare altrove potrebbe rappresentare il primo segnale di una crisi destinata ad avere conseguenze profonde sull’intera struttura.
Fonte: Assocarenews.it




Anch’io penso che le difficoltà finanziarie e l’incertezza, che da mesi circondano l’ospedale fondato da San Pio, siano motivo di preoccupazione per lavoratori e organizzazioni sindacali.
Per quanto riguarda, le carenze temporanee di farmaci, provette per esami diagnostici e altri dispositivi – registrate in alcuni reparti della struttura sanitaria – le motivazioni possono essere diverse: ritardi nelle ordinazioni del materiale sanitario, ritardi nelle esecuzioni degli ordini da parte dei fornitori.
Un altro importante motivo è la guerra in Iran (iniziata il 28 febbraio scorso). La crisi nel Golfo (con il blocco dello Stretto di Hormuz) impatta fortemente sulla produzione di farmaci. L’Europa – e l’Italia – dipendono moltissimo dall’Asia per i princìpi attivi (circa il 74%). Molti di questi e altri precursori petrolchimici partono o transitano dal Golfo Persico.
Inoltre, la notizia secondo la quale 600 infermieri – su circa mille complessivi della struttura – sono pronti a lasciare Casa Sollievo, io la considero una fake news!
Mi spiego meglio. Posso credere che questi infermieri abbiano o siano intenzionati a partecipare ai concorsi indetti dalle aziende sanitarie pubbliche pugliesi (non si sa mai…), ma non credo proprio che vogliano seriamente abbandonare un ospedale di eccellenza per lavorare in un presidio pubblico, di secondo o terz’ordine. Ma per favore…!
Concludo: è vero che c’è incertezza e preoccupazione tra il personale. Ma sono più che certo che la larghissima maggioranza degli infermieri non ha nessuna voglia e intenzione di abbandonare l’ospedale di San Pio!
Come si suole dire: sono pronto a sottoscriverlo non una, ma due volte!