*di Daniele Calamita ex sindacalista, esperto di politiche sociali, docente di agraria.
Per comprendere le cause di questo forte divario fra quanto viene riconosciuto all’agricoltore e quanto paghiamo, profumatamente, come consumatori, necessariamente, dobbiamo affrontare un punto fondamentale e dirimente, ossia Il forte divario di potere contrattuale tra il mondo dell’agricoltura e la grande e media distribuzione organizzata (MDO e GDO) passando per i grandi intermediari commerciali, questo nodo strutturale ha un peso imponente nell’economia agroalimentare nella determinazione del prezzo dei prodotti agroalimentari.
Va detto e sottolineato che mentre la produzione agricola è spesso frammentata in tantissime piccole e medie aziende, spesso anche disorganizzata e che raramente programma le produzioni, invece di contro la fase di commercializzazione e distribuzione è altamente concentrata e spesso allineata nel prezzo di ritiro, i più maliziosi penserebbero anche che attuano un “cartello”. Questo squilibrio si traduce inevitabilmente in una forte pressione, in termini di riduzione dei prezzi alla stalla o alla produzione.
Per comprendere appieno questo fenomeno, dobbiamo analizzare i fattori chiave che determinano questa asimmetria contrattuale e vedere anche le principali strategie utilizzate, spesso in modo inefficace, per tentare di riequilibrare i rapporti di forza.
Le principali cause dello squilibrio contrattuale
L’asimmetria di potere contrattuale non è casuale, infatti, deriva da precise caratteristiche strutturali dei due settori (primario e terziario):
- Frammentazione – Concentrazione: Da un lato ci sono milioni di produttori agricoli (offerta frammentata e disorganizzata), dall’altro pochi grandi gruppi d’acquisto commerciali (domanda concentrata e allineata). Chi compra (la domanda) ha il coltello dalla parte del manico e se non accetta il prezzo di un produttore (l’offerta), può facilmente rivolgersi a un altro.
- Deperibilità del Prodotto: L’agricoltore gestisce prodotti vivi e deperibili (ortofrutta, latte). Non può “stoccare” la merce indefinitamente in attesa di tempi migliori; deve necessariamente, salvo perdere la produzione, vendere quando il prodotto è maturo, accettando spesso il prezzo imposto dal mercato, questo lo rende estremamente debole e ricattabile.
- Rigidità della Domanda e dell’Offerta: I cicli biologici della terra non si fermano. L’offerta agricola non può essere spenta o accesa con un interruttore per rispondere alle fluttuazioni del mercato, rendendo i produttori vulnerabili alla volatilità dei prezzi.
Gli Strumenti di Tutela e Integrazione
Per contrastare la debolezza contrattuale della parte agricola, l’Unione Europea e le legislazioni nazionali hanno sviluppato diversi strumenti normativi e organizzativi.
Le Organizzazioni dei Produttori (OP) (Integrazione Orizzontale)
L’aggregazione e l’organizzazione è la prima difesa. motivo per cui sono nate le organizzazioni dei produttori (OP) e il sistema cooperativo, sul piano commerciale queste strutture organizzata sono utili per il mondo agricolo per concentrare l’offerta, ossia, Invece di avere mille piccole aziende che contrattano singolarmente, si ha, o meglio si dovrebbe avere, un unico soggetto giuridico titolato a negoziare i volumi di vendita con la MDO e GDO, puntando ad ottenere condizioni presumibilmente migliori. Queste strutture organizzate, servirebbero anche per ottimizzare i costi di produzione, in termini di risparmio per gli associati, acquistando i fattori di produzione (sementi, concimi, anticrittogamici, antiparassitari, macchine agricole ecc..) a prezzi da un lato scontati (economie di scala) e dall’altro in cofinanziamento con le regioni (incentivi alla OP).
I Contratti di Filiera (Integrazione Verticale)
Altro strumento di tutela e integrazione può essere rappresentato dai contratti di coltivazione e di filiera, sono accordi pluriennali suggellati tra produzione, trasformazione e distribuzione. Questi accordi hanno l’obiettivo di stabilire in anticipo volumi, standard qualitativi e criteri di determinazione del prezzo (spesso agganciati ai costi minimi di produzione), mirando a garantire stabilità finanziaria e redditività all’agricoltore.
La Direttiva UE sulle pratiche commerciali sleali
L’Europa negli anni ha cercato di frenare gli abusi speculativi e di potere economico, infatti, la Direttiva UE 2019/633 (recepita in Italia con il D.Lgs. 198/2021) ha vietato tassativamente una serie di pratiche scorrette imposte dai buyer commerciali:
- I pagamenti tardivi: Oltre i 30 giorni per i prodotti deperibili e oltre i 60 per quelli non deperibili.
- L’annullamento di ordini all’ultimo minuto: Vietato per i prodotti deperibili se con preavviso inferiore a 30 giorni.
- Le modifiche unilaterali del contratto: relative a volumi, standard di qualità o prezzi.
- Le aste elettroniche a doppio ribasso: Una pratica che strozzava i margini dei produttori costringendoli a gareggiare al ribasso su prezzi già base.
Per evitare che il prezzo sia un’imposizione unilaterale del commercio, sono fondamentali gli strumenti di monitoraggio della trasparenza dei mercati. In Italia, recentemente è stata istituita la Commissioni Uniche Nazionali (CUN), ma va detto con chiarezza che il solo monitoraggio dei prezzi da solo non basta per evitare pratiche di ritiro merci con prezzi al ribasso e la CUN non ha nessun potere impositivo sul mercato.
Le CUN riuniscono pariteticamente i rappresentanti dei produttori agricoli e dei commercianti/trasformatori per rilevare e rendere pubblici (trasparenza del mercato), su base settoriale (es. grano duro, bini, conigli), i prezzi indicativi di mercato della settimana.
Il principio del costo di produzione: Uno dei traguardi normativi più importanti e cui si dovrebbe puntare, dovrebbe essere l’introduzione del divieto di acquistare prodotti agricoli a prezzi inferiori ai costi medi di produzione, questi dati potrebbero essere rilevati da enti di ricerca (come l’ISMEA). Se si applicasse questa pratica, si attuerebbe un grosso passo in avanti fondamentale per garantire la dignità economica (sia delle aziende, ma sopratutto dei lavoratori) del settore primario.



