Cronaca

Foggia, interrotti i lavori di maquillage di Parco Biagini; interrogazione


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Parco Biagini Foggia, intitolazione (Ph: stampasud)

Foggia – ERA stato intitolato a Foggia appena il 19 aprile 2011, nella zona denominata “Pantanella” – tra viale Europa e viale Francia , il parco cittadino dedicato alla memoria del consigliere comunale ucciso Leonardo Biagini. Nel febbraio 2012 erano partiti i lavori di rifacimento del “maquillage” del parco , volti a restituire un nuovo volto all’intera zona , già “gravata” dallo stato di pietoso abbandono del confinante centro polisportivo “Pantanella” .

In forza di un progetto comunale era stato aperto un cantiere a “cielo aperto” con l’obiettivo di realizzare una struttura maggiormente degna dell’appellativo di “parco” con la relativa realizzazione di due ampie “isole” immerse in un contesto di verde “ben curato”. Dopo circa tre-quattro mesi di lavori a rilento , il suddetto cantiere è stato abbandonato e da oltre un mese non si registrano più interventi da parte di operai e mezzi indispensabili per il completamento della struttura.

Il medesimo cantiere, delimitato da un’insufficiente e ridicola recinzione è attualmente aperto al libero ingresso di chiunque e risulta, allo stato, nuovamente utilizzato dai residenti come “dog- park” per i bisogni fisiologici dei propri cani, nonché , di sera, meta delle scorribande di giovani centauri che si dilettano in acrobazie da motocross sulla terra appena collocata per la realizzazione del parco.

Sull’argomento interviene l’avv. Eugenio Gargiulo il quale “interroga” il Sindaco e le Autorità cittadine preposte, sul perché di questo ingiustificato e incoerente “stop” dei lavori relativi al Parco Biagini , sottolineando, nell’occasione, ancora una volta il pietoso stato di degrado in cui versa quello che un tempo era il fiore all’occhiello dell’intera zona Pantanella , ovvero il centro Polisportivo, realizzato a metà anni 80 grazie all’intervento dell’allora vicepresidente e consigliere circoscrizionale, il compianto ing. Fernando Gargiulo.

L’avv. Eugenio Gargiulo, in rappresentanza dei residenti della zona, chiede delle risposte sulla volontà o meno da parte del Comune di completare l’opera già intrapresa in relazione al Parco ed attende di conoscere la volontà del Municipio in merito al “destino” da riservare al contiguo centro Polisportivo “Pantanella”.

(A cura dell’Avvocato E.Gargiulo di Foggia)

Foggia, interrotti i lavori di maquillage di Parco Biagini; interrogazione ultima modifica: 2012-07-31T23:38:41+00:00 da Redazione



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Commenti


  • avv. Eugenio Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Partecipare a cene conviviali con amici o parenti vicini alla mafia non costituisce reato!

    Non è reato cenare occasionalmente in compagnia di un “boss mafioso” poiché “le colpe dei padri non ricadono sui figli”, recita l’adagio.

    Secondo la Cassazione, questo proverbio può estendersi anche in caso di parentela più lontana o, ancora, di amici dalla sporadica frequentazione. In sintesi: chi si ritrova in saltuaria compagnia di appartenenti a clan, cosche, bande criminali, può non essere stato “infettato dal virus della delinquenza”. Naturalmente, ciò vale anche in presenza di famiglie affiliate a organizzazioni di stampo puramente mafioso, come nel caso esaminato dalla Corte.

    Su tali basi e principi la Cassazione ha recentemente accolto il ricorso di un invitato a cena dalla ‘ndrangheta.

    Una sentenza che potrebbe generare forti polemiche, se si pensa ai tanti processi reali o ipotetici di cui si è parlato in riferimento a personaggi di spicco della vita pubblica del Paese, spesso accostati a personaggi poco raccomandabili.

    Mangiare in compagnia di un boss, insomma, può non avere conseguenze giudiziarie, purché non diventi un’abitudine, beninteso. Partecipare ad appuntamenti o incontri in compagnia di pregiudicati, per puro svago o divertimento non contempla alcun genere di reato, anche se l’evento in questione è “appendice” a un rito di affiliazione all’organizzazione mafiosa, proprio come accaduto al cittadino che ha presentato ricorso in sede di Cassazione.

    A rivolgersi presso la Suprema Corte è infatti stato un cittadino che, insieme al fratello e al padre, aveva preso parte a un cenone della ‘ndrangheta piemontese, organizzato da quella che viene definita la “pecora nera” della famiglia, in seguito alla promozione a grado di “trequartino”. Pare, però, che l’ospite non abbia assistito alla cerimonia nella quale il parente era stato investito del nuovo grado raggiunto dal parente, dove si era presentata la cupola dell’associazione a delinquere di provenienza calabrese.

    Per la Suprema Corte, nel caso in esame, non è possibile quindi ravvisare un’ipotesi di “concorso esterno in associazione mafiosa” , non essendo riconducibile ad un singolo e sporadico evento la possibilità di determinare il grado di “mafiosità” di un individuo!
    Foggia, 31 luglio 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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