Editoriali

ILVA l’ignoranza da debellare


Di:

Impianto Ilva Taranto (fonte image: puntoacapo.biz)

SONO lieto che i consiglieri regionali come Pietro Lospinuso si vadano a leggere le mie note stampa, tese a fornire esempi risolutivi concreti ed immediati per gestire la situazione occupazionale degli operai ILVA specie in caso di chiusura dello stabilimento. Lieto ancor più per il fatto che Lospinuso fino ad oggi è stato uno dei più convinti assertori della vocazione industriale dell’area ionica, oltre che essere veterano della politica, con in attivo ben tre consiliature regionali, ed aver ricoperto persino l’incarico di vicepresidente alla commissione consiliare per le attività produttive in regione; già solo per questi motivi dovrebbe battermi con l’esperienza in tema di proposte di sviluppo economico ed occupazione, ma a parte il mantenimento dello “status quo incriminato” non gli ho mai visto fare altro.

Bisogna partire dalle parole del coraggioso magistrato Patrizia Todisco, in merito alla maxi-inchiesta per disastro colposo ed altri reati a carico di ILVA Spa, che sentenziano: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto e calpestando le più elementari regole di sicurezza”, per capire che esse investono “direttamente” i rei ma “indirettamente” proprio quella “politica e quelle istituzioni” che fino ad oggi ci hanno governato senza gestire con serietà e coerenza gli interessi dei cittadini e dei lavoratori, lasciando che si perpetrasse quello che la magistratura a schiena dritta e testa alta ha giudicato. Politica ed istituzioni avrebbero ben potuto realizzare nel corso di così tanti anni di monocoltura dell’acciaio alternative economiche e lavorative alle industrie inquinanti! Magari rendendo funzionante un aeroporto, l’Arlotta, che sul piano regionale trasporti assurge a scalo nazionale e possiede una fra le piste più grandi d’Europa, o favorendo infrastrutture inesistenti, o magari facendo diventare Taranto con il suo patrimonio storico artistico simbolo economico culturale del Brand Magno greco, per non parlare poi di quello che il turismo per l’incantevole mare avrebbe dovuto costituire, ci sarebbe veramente tanto da suggerire a Lospinuso che mi pare abbia scaldato poltrone.

Fa specie che certa politica, di cui Lospinuso vuole essere portavoce, non si arrenda di fronte ai propri fallimenti, e non voglia prendere coscienza del proprio ruolo e delle proprie omissioni, esimendosi dall’interferire ove non le compete, come invece in questi giorni accade, ed ancor più non si occupi dei propri impegni nei riguardi di cittadini e territori dovendo “garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa ulteriormente compromette la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future”, ed invece garantisce sottosviluppo.

Mi meraviglia che a certa “politica” non sia chiaro che esistono le condanne dei magistrati per i reati ma anche le condanne senza appelli della società civile, molto più informata e consapevole di quanto taluni mezzi d’informazione vorrebbero. “L’ignoranza è forza” diceva Orwell ed è proprio quella che dobbiamo debellare in primis, visto che ad oggi si continua a sostenere la deplorevole menzogna dell’ecocompatibilità dell’ILVA con la città di Taranto, e non ci si documenta sulle potenzialità della filiera agroalimentare nel terzo millennio che consente di attuare studio, innovazione e ricerca, con università ed enti internazionali, oltre che industrie di trasformazione e conservazione, confezionamento ed export, nazionale ed internazionale; ben altro rispetto alla ignorante affermazione di Lospinuso che attribuisce al sottoscritto l’idea di obbligare gli operai dell’ilva a raccogliere pomodori come ordinava Pol Pot in Cambogia.

C’è un ordine del giorno presentato dal sottoscritto, proposto già per il prossimo consiglio regionale del 2 agosto, il cui titolo è : “Realizzazione a Taranto di un progetto di economia alternativa entro cinque anni massimo e contestuale chiusura nel medesimo arco temporale dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto” sui cui auspico si soffermi la volontà a progettare e la coscienza di tutti i miei colleghi, perché indipendentemente dalle decisioni della magistratura i lavoratori dell’Ilva, le generazioni attuali e future si aspettano delle soluzioni e delle risposte che nessuno delle istituzioni e della politica, ripeto, fino ad oggi si è ingegnato a fornire, lasciando morire ogni iniziativa imprenditoriale tesa anche all’agroalimentare, secondo una visione moderna e non anacronistica e gretta, lasciando morire la mitilicoltura elemento caratterizzante del nostro patrimonio culturale ed enogastronomico, lasciando che si perpetrasse la mattanza del nostro patrimonio zootecnico, lasciando fuggire da Taranto e dalla provincia i nostri migliori cervelli, perché a parte coils, tubi e speranza di ottenere qualche posto clientelare nessuno, esattamente come lui, è stato in grado di prospettare un futuro diverso da ILVA, ENI, Cementir, discariche ed inceneritori.

(Patrizio Mazza è consigliere regionale dell’IdV)

ILVA l’ignoranza da debellare ultima modifica: 2012-07-31T11:49:01+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Lospinuso (PDL): “Le dimenticanze e le ignoranze del collega Mazza”

    Il consigliere regionale PDL Pietro Lospinuso ha diffuso la seguente nota:
    “Ringrazio preliminarmente il collega Mazza per avermi ringraziato del fatto che leggo le sue note. In effetti non credo siamo in molti ed è un peccato, perché trattasi di testi normalmente sterminati, ma anche divertenti.

    Ciò detto mi permetto ricordargli che i 336 milioni di euro che il tavolo nazionale ha messo a disposizione per la soluzione della questione-ILVA sono destinati alla bonifica dell’area, senza la quale avrebbe poco senso perfino chiudere la fabbrica.

    Da un ambientalista tutto d’un pezzo come lui, non è una dimenticanza di poco conto. Oso anche aggiungere che l’agricoltura jonica, pur avanzatissima grazie alla dedizione ed alla professionalità dei suoi operatori, oggi, per effetto di gravi difficoltà di mercato e di costi proibitivi, non è in grado nemmeno di garantire la sopravvivenza di chi ci vive. Figuriamoci se può assorbire qualche decine di migliaia di disoccupati prossimi venturi.

    Quanto alle mie responsabilità, il Collega Mazza ignora che, nel quinquennio in cui ho avuto l’onore di guidare l’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, fu siglato tra il Governo nazionale, quello regionale, gli Enti Locali le forze sociali tarantine e l’ILVA l’unico Contratto di Programma per il risanamento dell’area in questione che prevedeva, oltre ad ingenti investimenti privati che l’azienda ha realizzato a partire dalla sostituzione delle vecchie cokerie, investimenti pubblici per 56 milioni di euro, che il Governo-Vendola e le Amministrazioni rosse di Taranto, di cui il Collega Mazza è o è stato espressione, hanno ritenuto di poter dirottare altrove senza mai sostituirle.

    Né vale l’argomento per il quale quegli intervanti non erano adeguati, visto che tali significative risorse potevano e dovevano essere comunque impiegate allo scopo originario. Su questa irresponsabile decisione, ho prodotto decine di proteste assolutamente
    documentabili.

    Vero è invece che sono sempre stato tra i pochissimi a schierarmi apertamente dalla parte dei lavoratori dell’ILVA, a favore di soluzioni che contemperassero le ragioni della Salute con quelle del lavoro, e quindi anche dell’azienda. Oggi mi fa piacere essere sulle stesse posizioni di tutte le Istituzioni rappresentative della Sovranità popolare, a partire dal Presidente della Repubblica e Governo regionale sostenuto da Mazza compreso.

    Con riferimento ai politici da lasciare a casa, mi dispiace dover ricordare al Collega Mazza che, per quanto riguarda lui, i Tarantini si sono già pronunciati soltanto poche settimane fa, riservando alla sua velleitaria candidatura a Sindaco i voti di pochissimi intimi, nonostante egli fosse Consigliere regionale di maggioranza in carica e con buona pace del catastrofismo della sua campagna elettorale, evidentemente rigettato con gravi perdite dal Popo9lo Sovrano.

    Considerato tutto questo, mi permetterei pertanto di consigliare al Collega Mazza di non profferire accuse all’indirizzo di altri giudizi sprezzanti tanto facilmente ribaltabili nei suoi confronti.
    Anche perché continuerò comunque a leggerlo con il divertimento di sempre.”/comunicato


  • Redazione

    Epifani: “Vicino ai lavoratori dell’Iva. Necessario sostenere lavoro e salute

    Una nota del consigliere Giovanni Epifani (Pd)

    Desidero esprimere la mia solidarietà ai lavoratori dell’ILVA di Taranto, molti dei quali della provincia di Brindisi, convinto che essi siano l’anello debole di una catena che per troppo tempo è stata tirata e che nel momento in cui si è spezzata rischia di creare un vero e proprio dramma sociale, conseguenza di quello economico, per il quale, i lavoratori, ancora una volta, saranno gli unici a pagare un prezzo.

    Sono convinto che chi è stato eletto dal popolo debba porre in essere atti e fatti per venire incontro alla povera gente che rischia di perdere il lavoro, pur nel rispetto delle sentenze dei giudici e pur nella consapevolezza che tale dramma è frutto di anni di scelte scellerate in materia ambientale ed economica nel territorio di Taranto ed in quello di Brindisi. Sono un imprenditore e mia vita e la mia azione politica mi hanno sempre portato a considerare lo sviluppo come un elemento indispensabile cui tendere. Per me, lo sviluppo economico di un territorio è talmente importante, nella azione di governo del territorio, da essere paragonato al rigore di una finale di champions league, tanto per usare una metafora calcistica. Ciò nonostante, ritengo che non vada sottaciuto che per troppo tempo si è lasciato fare al padrone di turno delle acciaierie di Taranto, Italsider primai Ilva poi, sia stato esso pubblico o privato, un uso indiscriminato della nostra terra e delle nostra aria sotto la spinta del ricatto occupazionale che il popolo pugliese non vuole più subire .Le persone devono tornare ad avere un valore ed una dignità e non solo un prezzo senza dimenticare che a quelle stesse persone va assicurato il reddito per vivere.
    Il Governo ha avviato un percorso, insieme agli enti locali, maturato con il protocollo d’intesa dei giorni scorsi ed ha preso degli impegni ma non è abbastanza ! 336,6 milioni di euro sono troppo pochi e la Regione Puglia, nonostante le ristrettezze di bilancio, ha fatto la sua parte, al limite delle sue possibilità, ma se si considera che in Liguria una bonifica simile è stata attuata con un impegno di due miliardi di euro si capisce come è necessario, da parte del Governo, un impegno ancora più massiccio a fronte di un Territorio che deve essere aiutato a rinascere ed è giusto che sia risarcito perché tanto ha dato alla politica industriale del Paese.

    Questa Giunta regionale ha avuto il merito di convocare, in tempi non sospetti, il proprietario dell’ILVA Emilio Riva chiedendogli un impegno concreto: riavere un aria respirabile. Grazie alle moderne tecnologie applicate, dal 2005 anno in cui si è insediata la Giunta Vendola, si è passati da 10 nanogrammi di diossina a 1 nanogrammo per metro cubo che esce dai camini dell’ILVA. Passi avanti incredibili ma, purtroppo, non ancora sufficienti.

    L’amministrazione che sostengo ha avuto il merito di porre il problema della ambientalizzazione in tempi non sospetti, tuttavia in questo momento penso che non sia opportuno passare ad eccessi di ambientalismo dopo eccessi di industrialismo cieco. Ciò che conta ora è salvaguardare il lavoro della gente onde evitare che il territorio, già martoriato dalla disoccupazione, diventi una macelleria sociale senza precedenti. Rimettere in moto la fabbrica, quanto prima e contemporaneamente attuare le azioni necessarie all’ ambientalizzazione e riqualificazione è questa la strada da seguire affinché i panni delle famiglie degli operai di Taranto non siano più rossi di diossina ma solo intrisi di sudore del lavoro che permetta di portare loro a casa il pane. Sono assolutamente favorevole ai nuovi modelli di sviluppo, ipotetici ed eventuali o probabili purché attuati nei modi e nei tempi giusti dopo aver affrontato l’emergenza del lavoro ed ambientale.

    Rimanendo a disposizione e a fianco dei lavoratori chiederò misure urgenti per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione territoriale di Taranto; chiederò, altresì, che siano monitorate da una cabina di regia ristretta che abbia potere esecutivo oltre che di controllo e che sia coordinata dalla Regione, essendo questa una situazione eccezionale, perché questi impegni non rimangano sulla carta e si riesca a pensare ad un futuro che faccia andare a braccetto salute e lavoro a differenza di quanto è stato, purtroppo, fino ad ora!/comunicato

  • ” non ci si documenta sulle potenzialità della filiera agroalimentare nel terzo millennio che consente di attuare studio, innovazione e ricerca, con università ed enti internazionali, oltre che industrie di trasformazione e conservazione, confezionamento ed export, nazionale ed internazionale; ”

    Buona fortuna con l’agro alimetare sono sicuro che avrete sicuramente un’economia sostenibile, difatti mi sembra prorpio un’ottima idea mandare a lavorare nei campi migliai di operai assieme anche a tutti quelli che ci campano dietro a cominciare dal porto e seguiti poi dal terziario, secondario e primario e soprattutto un bel po’ di politici tarantini:) Sono sicuro che ci faranno vedere i numeri quelli dell’industria della conservazione del cibo, altro che acciaio. Facciamo un bel mega parco giochi invece dell’acciaieria, vedrete, verranno turisti a gogo, faremo i miliardi:) (se non si è capito ero ironico)

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