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Il Pd partito nuovo o vecchio nella Società e nelle Città italiane?


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(Ph: www.salottoprecario.it)

IL punto centrale che manca nel confronto politico congressuale in atto nel PD, a livello generale e locale, è una riflessione specifica su cosa sia o debba essere un partito nella società contemporanea italiana, e nell’operare specifico delle città e dei comuni, dato che tutto è concentrato sulla conta delle tessere e le idee, le proposte ed i documenti appaiono solo una copertura ideologica, quindi, falsa e deformante, alla vera posta in gioco: la conquista del partito.

In questo modo di fare c’è una falsa coscienza, una concezione vecchia, molto ottocentesca, della politica e nessuna possibilità di rinnovamento. Infatti veramente si vuole conquistare il partito per il partito? Non è forse vero che in realtà si vuole conquistare il partito per conquistare le istituzioni pubbliche, posti, prebende, potere e privilegi personali? Al di là di ogni inganno è totalmente evidente che così facendo il partito non ha un valore ed un significato in sé, è solo un ponte, un mezzo, un trampolino di lancio per il potere personale e di gruppo-casta nelle istituzioni. Così facendo e concependo ci si collega chiaramente non solo alla concezione leninista del partito ma ancor peggio a quella vigente un tempo nell’Unione Sovietica ed oggi in Cina, in cui c’è un legame stretto, meccanico, automatico, tra potere e ruolo dirigente nel partito e potere e ruoli nello Stato e nelle Istituzioni, quasi come se ci fosse identificazione tra partito e Stato. Tale concezione operativa è presente di fatto nel PD sia in chi proviene dal cattolicesimo democratico sia in chi proviene dal PCI, perché storicamente la DC è stato oggettivamente un partito-Stato per le condizioni e caratteristiche specifiche della società italiana nel dopoguerra e perché il PCI è stato impregnato della cultura leninista e di un rapporto stretto con l’Unione Sovietica, anche se poi per fortuna e per intelligenza politica si è liberato di e da questi legami e concezioni.

NO ALLA CONCEZIONE DEL PARTITO-STATO, PADRONE DELLE ISTITUZIONI. Ovviamente il PCI e la DC non erano solo questo, non erano solo strumenti ma rappresentavano “mondi vitali” e, quindi, ricchi, complessi ed articolati; purtroppo però nel PD, nei gruppi dirigenti del PD ad ogni livello, attualmente, come nell’uso della tessera partitica, si esprime prevalentemente e di fatto solo questa “concezione vecchia” del partito come strumento di presa del potere, un tempo di classe ed oggi personale e di gruppo-casta e, perciò, sempre più ridotto ad essere semplice comitato elettorale.

Tale passato è tuttora fortemente presente nella mentalità e nell’operare dei gruppi dirigenti, nazionali e locali, del PD sia perché essi vengono da lontano, la loro storia personale è impregnata di DC e PCI, sia perché i cambiamenti culturali e di concezione sono lenti, molto lenti e richiedono tempo e generazioni.

Come hanno dimostrato le scienze sociali, ed in particolare l’antropologia culturale e la psicologia sociale, noi viviamo nel presente secondo modelli culturali e valori che, volenti o nolenti, abbiamo assimilato dal passato, nella nostra infanzia, dai nostri genitori e dai nostri nonni, i quali a loro volta hanno preso le loro concezioni di vita dai loro genitori e nonni.

Il tempo è un tutt’uno, la dimensione del tempo è unica ed infinita, poiché non è il tempo che passa ma siamo noi esseri umani che passiamo e distinguiamo artificialmente il presente, il passato ed il futuro.

(A cura di Silvio Cavicchia
Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia”
silviocavicchia@libero.it)

Il Pd partito nuovo o vecchio nella Società e nelle Città italiane? ultima modifica: 2013-10-31T14:53:02+00:00 da Silvio Cavicchia



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