FoggiaManfredonia
"Ho subito detto a mio padre che avrebbe dovuto chiamare me o il 113, non andare verso casa ma verso un presidio di polizia"

Mio padre, 88 anni, vittima di un branco di teppisti

Neppure mio padre voleva denunciare, ma domenica 25 ottobre l’ho accompagnato al Commissariato di Polizia che ha iniziato immediatamente le indagini


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Torremaggiore. Ottantotto anni, ma per fortuna ancora attivo, sabato 17 ottobre alle 18,00 circa mio padre si è recato come è solito fare in un supermercato di porta Torremaggiore. Fatta la piccola spesa e caricatala nella sua “storica” Renault 4, si apprestava a ritornare a casa da mia madre, anch’essa ottantottenne. Mentre andava via è stato accerchiato da una banda di teppistelli, con un’età sicuramente inferiore ai quattordici anni, che fino a poco prima scorazzavano nella galleria del supermercato e che da lì erano stati allontanati dall’intervento di una cassiera. Evidentemente attirati dalla vetustà del veicolo e in cerca di prede “deboli” sulle quali sfogare la propria rabbia, hanno iniziato ad insultare e a tirar calci all’automobile, gridando a squarciagola frasi che il mio anziano genitore ha compreso – o ricorda – solo in parte: “Uagliù, u vecchj ca port a mac’na vecchj”. Ovviamente spaventato dall’aggressione verbale a sé stesso e fisica all’automobile, mio padre ha guadagnato l’uscita, ma i teppisti lo hanno inseguito sulle bici, affiancandolo, insultandolo ulteriormente e continuando a dare calci alla vettura (luce di stop rotta) rallentata dal traffico del sabato sera. Giunto sotto casa, i teppisti si sono fermati ad insultarlo ancora per alcuni minuti, fino all’arrivo di un condomino che, preso il cellulare, ha urlato: “Ho chiamato la polizia”. I delinquenti sono scappati, non senza aver proferito un’ulteriore minaccia: “Sapìm andò jabbt, mo’ t’amma fa’ vede’ nu!”. Sconvolto, ma anche umiliato dall’accaduto, mio padre è salito in casa ed ha raccontato tutto a mia madre, pregandola di non riferire nulla a noi figli. Ma il fatto era troppo grave per essere dimenticato, e ad una settimana esatta dall’avvenimento, mia madre non ce l’ha fatta a tenere ancora il segreto e mi ha rivelato tutto.

Ho subito detto a mio padre che avrebbe dovuto chiamare me o il 113, non andare verso casa ma verso un presidio di polizia, ma egli mi ha fatto notare che la paura, la rabbia, la speranza che la smettessero di seguirlo gli hanno impedito di pensare serenamente. Non ho potuto fare altro che dargli ragione: davanti a me avevo una persona anziana che aveva subito una violenza del tutto gratuita ed ingiustificata. Non volevano rubargli nulla, non avevano nulla da spartire con lui, volevano solo mettere in pratica i cattivi comportamenti appresi nel contesto sociofamiliare d’appartenenza, sicuri dell’impunità non solo perché minori, ma anche perché siamo in Italia, dove tutto è permesso. Certi ragazzini sanseveresi, si sa, si permettono di tutto, dal blocco delle processioni all’aggressione nei confronti dei più deboli: coetanei, diversamente abili e anziani. Il teppismo, in città, non è una novità. Quando racconto l’episodio, infatti, tutti hanno da riferire un’esperienza analoga capitata ad un membro della propria famiglia: “Mio padre camminava portando la bici a mano, in via Mazzini due giovinastri in motorino gli hanno dato uno schiaffone sul collo e sono scappati”; “Mia madre ha pregato dei ragazzini di non giocare a pallone davanti alla porta vetrina del piano terra, e le hanno rotto i vetri a sassate”. Azioni di teppismo urbano che di solito non vengono neppure denunciate, per paura di ritorsioni o, più spesso, per sfiducia nelle Istituzioni.

Neppure mio padre voleva denunciare, ma domenica 25 ottobre l’ho accompagnato al Commissariato di Polizia che ha iniziato immediatamente le indagini. Purtroppo le immagini delle telecamere di sorveglianza del supermercato vengono mantenute solo 24 ore e poi cancellate, per cui è stato impossibile identificare i giovani malviventi, ma l’aver denunciato, l’aver rotto il muro di paura e omertà, è già qualcosa, in un paese che occupa i primi posti nelle classifiche italiane dell’inciviltà e della maleducazione. Per fortuna mio padre ha una tempra forte, e nonostante i suoi ottantotto anni sta cercando di reagire a quanto gli è accaduto. Ma i suoi occhi, che una volta facevano concorrenza a quelli dell’attore americano Paul Newman, denunciano che qualcosa si è rotto, che un interrogativo lo divora: “Perché io, che sono stato sempre un esempio di onestà per figli e conoscenti, che ho sempre dato molto più aiuto di quanto ne abbia chiesto, ho dovuto subire una tale violenza?”.

Né io, né mia moglie – che egli adora come una figlia – riusciamo a dargli una risposta. Apprezziamo la sua forza e la sua capacità di “rimettersi in piedi”, ma pensiamo anche: “Se fosse invece stato uno di quegli anziani che, per la vergogna dell’offesa subita, si lasciano andare fino a morire?”.

(A cura del Prof. Antonio G. Del Vecchio)

Redazione Stato Quotidiano.it

Mio padre, 88 anni, vittima di un branco di teppisti ultima modifica: 2015-10-31T15:52:06+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Zio Mario

    Altro che denuncia, quello che ci vuole e’ un paliatone da lasciarli a terra con le gambe spezzate, e nel caso , anche ai genitori.


  • Giuseppina

    Diventeranno anziani pure loro…e raccoglieranno ciò che hanno seminato. Speriamo provino un po ‘ di vergogna di questi atti almeno in futuro e si ravvedino.


  • agguerrito

    Che tenerezza mi fanno i suoi genitori…….
    Per i teppistelli…vergognatevi

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