Editoriali

Il Paese degli Ignoranti (IV): ‘il Lancio’


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Saccone immondizia (simonetti.studio)

Saccone immondizia (simonetti.studio)

Manfredonia – NEL Paese degli Ignoranti non vige solo una promiscuità originale con cultura, cinema e filosofia. In ossequio alla sempreverde massima mens sana in corpore sano anche lo sport trova infatti posto in questi lidi, e, per alcuni, anche in forme inconsuete. Accanto alla tradizionale attività ‘calcistica’, un’altra disciplina agonistica, di origini antichissime, forse precedenti al V secolo a.C., è segretamente praticata da alcuni abitanti valorosi del luogo. Si tratta del ‘lancio’. Non è facile assistere ad esecuzioni di questo sport singolare, essendo velocità, imprevedibilità, segretezza e incertezza del luogo note dominanti, da regolamento, della stessa disciplina.  Si è dunque da considerarsi fortunati – ed il sottoscritto tale si ritiene – ad aver incontrato uno di tali sportivi nella sua piena attività. Ero in auto il giorno in cui accadde, e guardavo il cielo alla ricerca di navi aliene, quando, abbassando l’occhio verso il terzo piano di un fatiscente palazzo, vidi comparire, lesta, la sagoma in canottiera priva di maniche (abbigliamento tipico per il lancio) di uno di questi atleti, nell’atto di varcare la soglia del suo balcone. Lo riconobbi subito, al di là della sua tenuta, giacché reggeva lo strumento del lancio – ah, non ve ne ho ancora fatto menzione? Chiedo venia: è il sacco dell’immondizia. Compresi subito la fortuna che mi aveva, in quel momento, investito come un TIR; dunque velocemente, quasi quanto l’atleta, rallentai per occupare, lungo la strada, una posizione favorevole per lo spettacolo. Agile come un’anguilla che aveva ingoiato un’anguria – un addome importante crea stabilità al centro di massa -, il nostro arcuò prontamente il braccio disegnando mezza circonferenza nell’aria, vincendo la gravità con la forza necessaria ad evitare un ulteriore rotazione del braccio – operazione che ne avrebbe ridotto velocità di esecuzione, trasgredendo, di conseguenza, ad una delle regole della disciplina (vedere sopra). Sgancio del sacco esattamente in posizione Nord-Est, la spinta fu perfetta e l’immondizia volò, leggiadra come una farfalla, che quasi non si avvertiva il suo peso. Parabola da manuale, la busta mancò il cassonetto di soli tre metri, schiantandosi al suolo ed aprendosi così come il mio cuore alla visione di un tramonto. Entusiasta di aver assistito a tale interpretazione, dimentico delle navi aliene, scesi dall’auto con le lacrime di gioia, ma il nostro atleta già rivarcava la soglia in verso opposto, nascondendosi dietro una grigia avvolgibile che srotolò giù come un sipario da teatro. Un incrocio di sguardi fu l’ultimo dono che la sorte mi concesse, che – ne sono certo – rese il campione ancor più rapido nello scomparire dietro le quinte.

Ma, si sa, i Lanciatori sono persone modeste.

E il Nostro paventò correttamente l’urgenza di un autografo.

Il Paese degli Ignoranti (IV): ‘il Lancio’ ultima modifica: 2009-12-31T13:42:01+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Evtusenko

    Non riesco a capire di come il mondo nn si sia reso conto che un semplice sport, praticato da così tanto tempo, potesse fonire una prova della rotazione dell’asse terrestre prima ancora di guglielmini..!!!E’ riuscito almeno ad intravedere qualche sponsor fregiato del grande onore di figurare sulla tenuta sportiva del suddetto lanciatore?


  • Alessandro Cellamare

    No, i Lanciatori sono modesti e, solitamente, sfondati di soldi; dunque canottiera senza sponsor, tutta bianca. Come la loro anima.

    a.

    PS: ora che ricordo bene aveva una macchia di sugo all’altezza del cuore.


  • Marco Leone

    Angurie, quindi è successo d’estate. Che c’entra con il capodanno? L’impazienza a raccontare un evento dell’anno scorso, sei mesi in ritardo? Beh sembrava partita meglio questa rubrica degli ignoranti!


  • Alessandro Cellamare

    Salve Marco,
    lei fa di sicuro riferimento al “come un’anguilla che aveva ingoiato un’anguria”. Beh… mi sembra evidente che è solo una similitudine, non la descrizione di un fatto: intendevo riferirmi con essa semplicemente all’addome prominente del nostro protagonista. L’evento è accaduto una settimana fa circa e me ne ha ricordato, peraltro, un altro identico da me osservato un paio d’anni or sono.
    Ad ogni modo non vedo come la data possa incidere sul senso dell’articolo, che da un lato non vuol essere un intervento da “capodanno”, dall’altro ha come obiettivo l’evidenziazione di un malcostume vergognoso che purtroppo ancora si conserva presso una parte (esigua?) di cittadini.
    Naturalmente qualora fosse stata una rarità oppure accaduta vent’anni fa avrebbe avuto ragione a vederne la retorica forzata, ma sono certo, se è della zona, che di simili sconcezze ha avuto notizia anche lei.

    Grazie per il commento.

    a.


  • Marco Leone

    Caro giornalista sonno stato tratto in inganno dalla “canottiera”: pensavo fosse il racconto di una vicenda estiva. Che barbarie.


  • Evtusenko

    Futile invettiva di un melonide…

  • Beh, solo un maestro come te poteva narrare una vicenda tanto becera con tanta ironia e sagacia.
    Grande,

    Frank


  • Alessandro Cellamare

    Francesco, che piacere!
    La mia sorpresa nel leggerti in questi lidi è pari almeno alla tua esagerata generosità nei confronti del mio divertissement!
    Spero di reincontrarti su Stato: abbiamo, come vedi, articoli trasversali che vanno al di là della regionalità!

    A presto!

    a.

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