Psicologia

Anoressica decide di morire ma giudice dispone alimentazione forzata

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Anoressica decide di morire ma giudice dispone alimentazione forzata (fonte image: wakeupnews.eu)

ALIMENTAZIONE forzata per una 32enne donna malata di anoressia, dopo la disposizione di un giudice inglese. Come riportato dal Telegraph, la donna da più di un anno non assume cibi solidi con condizioni di salute sempre più preoccupanti. Nel 2011 la 32enne aveva sottoscritto dei moduli per rifiutare ogni tipo di cura che ne allungasse la vita. A sostegno della scelta della figlia anche i genitori che difendono “il diritto della figlia a morire”. Diversa la disposizione del giudice Peter Jackson della Court of Protection che ha ora imposto un regime di alimentazione forzata che per la donna si tradurrà in un anno di contenzione fisica. Il giudice sostiene che la ragazza “va nutrita a forza” perché “un giorno potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta”.

La storia della ragazza è durissima e spiega le ragioni della malattia. Dall’età di 4 anni fino agli 11 anni ha subito molestie sessuali. I genitori ne erano ignari. Poi a 14 anni la ragazza inizia ad accusare i primi disturbi alimentari. E’ bulimica, mangia in modo compulsivo procurandosi poi il vomito, beve molto alcol. All’età di 15 anni inizia ad essere seguita da uno specialista di disturbi alimentari. La ragazza arranca in questa sua dura esistenza, si iscrive all’università di medicina, sogna di fare il medico e di avere una famiglia. Una relazione affettiva che fallisce la getta di nuovo nella malattia, riprende a bere. Passa 5 anni cercando di farsi curare, resta in cura in diversi centri specializzati. Nulla da fare, le sue condizioni di salute sono peggiorate al punto che il suo caso finisce in tribunale. Fino alla disposizione del giudice inglese.


Redazione Stato



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Commenti


  • marco

    Un dramma…
    Mi chiedo come si puo’ forzare una persona a mangiare se la persona non vuole.
    Il fatto che i genitori siano d’accordo con il volere della figlia fa della decisione del giudice un volere coercitivo troppo prevaricante. Semplicemente un abuso. Tutte le vite sono importanti e degne di essere vissute ma la decisione di viverla o no’ e’ strettamente soggettiva e questa liberta’ deve essere concessa.
    Secondo me, forse, ci potrebbero essere altri modi per aiutare questa ragazza e senza usare la forza come purtroppo troppe volte i giudici sono portati a fare(onnipotenza). Si potrebbe per esempio affiancarle un assistente sociale di un certo spessore, che l’aiuti a trovare interessi come viaggiare,l’arte e creativita,spiritualita’,etc. Naturalmente a spese dello stato (minimo se questo vuole essere sovrano della vita delle persone) Tutto molto meglio che legarla per farla mangiare con l’imbuto in bocca.


  • vittoria gentile

    Le implicazioni mediche, etiche, deontologiche e giuridiche in questi casi sono davvero complesse e sensibili. Però, sì, anch’io credo nel valore cardine dell’autodeterminazione individuale. Bisognerebbe forse lavorare di più e meglio per non arrivare a queste situazioni limite che sono profondamente invalidanti per la persona (parliamo in casi simili di malattie psichiatriche importanti).
    Comunque abbiamo anche molti esempi di donne/ragazze e anche ragazzi che da questa terribile malattia dell’anima che si mangia il corpo sono usciti più o meno felicemente anche facendosi aiutare in centri specializzati, molti convenzionati asl qui in Italia. A loro dobbiamo guardare senza abbassare mai la guardia,
    di DCA si guarisce o quantomeno si riesce a controllare funzionalmente “il mostro” questo è certo.


  • Cristina

    Io sono d’accordo con la sentenza del giudice.

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