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Diomeda (CC) non si allarma: “Rapine ‘nella norma'”. Sì a videocamere

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
13 Ottobre 2011
Capitanata //

Il Comandante provinciale Antonio Diomeda
Foggia – IERI, il vertice in Prefettura con istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanti di categoria in cui si è discusso della possibilità di installazione di una sistema di videosorveglianza che colleghi negozi e sedi operative di Questura e CC. Oggi, le dichiarazioni rese alla stampa, senza preavviso, da parte del Capitano provinciale della Beneamata, Antonio Diomeda. Insomma, la questione sicurezza a Foggia sta generando le prime reazioni e, si spera, i primi risultati. In città c’è allarme. Le rapine fanno rumore, generano insicurezza, muovono all’inquietudine. E poi ci sono i manifestini ‘Vietato Rapinare’ che hanno esplicato in maniera ancor più preoccupante un fenomeno che, come detto, non resta comunque sotterraneo.

E allora, Diomeda sente l’obbligo di chiarire, di piazzare i classici puntini sulle i, riconducendo l’isteria alla casa madre del ragionamento. Quindi, le cifre: nel capoluogo dauno le rapine, dall’inizio dell’anno, sono state 45. Poco più di una al giorno se si considera un arco temporale di un mese e mezzo. Trend in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno passato (quando furono 36, “appena” nove in meno). Ma, precisa Diomeda, “in questo terzo trimestre del 2011 abbiamo potuto riscontrare un calo deciso del numero delle rapine”. Che sono state 25 nel periodo compreso fra gennaio e marzo, 12 in quello compreso fra aprile e giugno e 9 in quello estivo, che comprende luglio, agosto e settembre.

“45 rapine possono sembrare tantissime, ma anche pochissime”, filosofeggia Diomeda, che chiede ai negozianti ed ai media di stemperare la tensione. Cita il caso Rino Renzulli. “Dalla stampa locale a quella nazionale ho sentito parlare di un commerciante che ha subito 23 rapine” è il cappello del discorso. “Ma pochi hanno continuato, dicendo che, le 23 rapine, vanno ascritte nell’arco di otto anni e di quattro supermercati”. “Questo – corregge il tiro l’Ufficiale – non significa minimizzare, solo riportare alla luce le cose come sono”.

Inutile creare allarmismi dunque, testa bassa e lavorare in squadra per prevenire il fenomeno. “La videosorveglianza diffusa può essere una soluzione”, ipotizza commentando positivamente gli esiti del summit in Prefettura. Anche perché, in città, sono ancora troppo pochi i negozianti che se ne servono (dei 45 esercizi rapinati, soltanto 11). E, per giunta, si tratta di “metodi artigianali, mentre noi chidiamo metodi industriali che ci consentano di intervenire a rapina ancora in corso”.

p.ferrante@statoquotdiano.it

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