Nella notte tra il 22 e il 23 gennaio, Mamadou Sey, 38 anni, è stato trovato morto in un’auto parcheggiata nell’insediamento dei braccianti di Torretta Antonacci. Le cause del decesso sono ancora in corso di accertamento, ma per Usb si tratta dell’ennesima vittima di un sistema che definiscono un “omicidio di Stato”, frutto di politiche migratorie e di lavoro razziste e marginalizzanti.
Secondo il sindacato, la morte di Mamadou riaccende l’attenzione sulle condizioni di vita e lavoro dei braccianti, spesso relegati a vivere nel freddo e nel fango, considerati solo manodopera e non esseri umani. I fondi europei del PNRR, destinati al superamento delle baraccopoli del Sud Italia, sarebbero stati sprecati e non utilizzati, negando così un alloggio dignitoso a Mamadou e a migliaia di lavoratori come lui.
Mamadou ha vissuto per anni in uno stato di precarietà giuridica ed esistenziale, aggravata dalle politiche governative e dalla burocrazia ostile, tra rinnovi di permessi di soggiorno complessi e negazione dei diritti fondamentali. Usb denuncia che queste violazioni persistono nonostante le ripetute denunce alle autorità locali.
In risposta alla tragedia, giovedì 29 gennaio è previsto un presidio davanti alla Prefettura di Foggia, dove una delegazione degli abitanti di Torretta chiederà un incontro con il Prefetto per ottenere risposte concrete e soluzioni immediate.
Le richieste di Usb sono chiare e non negoziabili:
- Casa per tutti i lavoratori agricoli
- Lavoro dignitoso e regolare
- Documenti e rispetto della normativa sulla protezione internazionale
- Proroga e utilizzo immediato dei fondi PNRR destinati al superamento delle baraccopoli
- Fine dello sfruttamento e del caporalato
Casa, lavoro e documenti per tutti restano le parole d’ordine del presidio e della mobilitazione.



