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“Mi hanno salvato dal Covid”: elogio al personale del D’Avanzo di Foggia

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
23 Agosto 2022
Covid-19 // Foggia //

FOGGIA, 23/08/2022 – (assocarenews) La conferma di siffatto assurto viene da una lettera a firma di un ‘resuscitato‘, per modo di dire, paziente del Dipartimento Specialistico – Malattie Apparato Respiratorio – Reparto COVID dell’antico Ospedale D’Avanzo di Foggia, aggregato da tempo al Polo universitario dei Riuniti. La missiva è indirizzata alla Direzione del medesimo apparato sanitario.

Davanti all'Ospedale D'Avanzo (31 agosto 2020)
Davanti all’Ospedale D’Avanzo (31 agosto 2020)

 

Ecco di seguito lo scritto: “Preg. ma Professoressa Mariapia Foschino, sono un ex paziente del Vostro Dipartimento. Qui vi sono rimasto degente dal 17 giugno al 21 luglio 2022, dopo essere stato ricoverato e tenuto in terapia intensiva Covid presso i Riuniti dal 15 giugno.

 

Mi faccio vivo, seppure con estremo ritardo, per ringraziare Lei e la sua équipe medico-infermieristica, Oss, tecnici e inservienti, per tutto ciò che avete fatto per me, sia sul piano diagnostico – terapeutico, sia su quello assistenziale e psicologico in generale. Non sono mai rimasto solo, ma ho avuto accanto tutti voi in ogni momento della giornata. Bastava fare un cenno ed eccoti l’aiuto – sostegno che volevi, oltre che sul piano medico, soprattutto su quello umano in generale. Dall’inizio alla fine del mio “soggiorno” vi ho avuto sempre accanto di notte e di giorno. Da questo punto di vista il sostegno medico – psicologico ed umano non mi è mai venuto a mancare.

 

Sono stato curato non come un paziente categorizzato, ma come una persona in tutte le sue dimensioni personali ed umane. Se si ricorda, Professoressa, qualche tempo prima Le avevo fatto recapitare una copia omaggio del mio romanzo “ Ritratto del giovane Ottavio- Storie d’Amore, anni ‘60 – ‘80 “ con tanto di dedica, con la quale vi si ringraziava, con la fatidica e realistica dicitura”Mi avete ridato il fiato”. Tanto lo scrivevo e dicevo non per ossequio o servilismo, ma come constatazione reale delle cure intense, elargitemi per rimettere in modo tutto il mio apparato respiratorio ormai del tutto inabilitato dal cronico BPCO rimesso in moto dal SARS CoV-2.

Health workers wearing overalls and protective masks at work in the intensive care unit of the hospital of Cremona amid the Covid-?19 coronavirus pandemic, in Cremona, northern Italy, 26 December 2021. ANSA/ FILIPPO VENEZIA

Devo rilevare il mio stupore nel notare che l’atteggiamento di “umanità” estrema che caratterizzava l’intervento di ognuno delle varie componenti non è venuto mai meno soprattutto nel servizio alla persona, effettuato prevalentemente dalla componente OSS sia nella distribuzione del vitto sia nella cura fisica da ogni punto di vista. Non hanno mai girato la testa all’altra parte ma hanno compiuto puntualmente il loro lavoro, a torto definito umile, ma indispensabile e salutare.

 

Ricorderò sempre queste persone. Sono state per me fratelli, sorelle, mogli, ecc. Esse sono la vera colonna della sanità. Senza il loro sacrificio e costante presenza – azione l’intero servizio di assistenza ne risentirebbe e tutto diventerebbe grigio e asettico. Pertanto a questi ultimi, va il mio ringraziamento particolare. Dopo una lunga pazienza e intervento costante finalmente ci siete riusciti a stabilizzare il mio flusso medio di ossigeno largamente al di sopra del 90% e un recupero significativo della mia circolazione sanguigna.

 

Non sono ritornato ai livelli primitivi di quanto ero ancora sano, ma senz’altro a quelli della prima diagnosi e della terapia 24 h su 24 h di ossigeno terapia, che continuerò a mantenere con un afflusso di ossigeno pari a 4 lt al secondo. Ora mi sento proprio bene e sono tornato a pieno ritmo alle mie attività prevalenti quello dello studio e dello scrivere e raccontare, ma anche dei rapporti sociali indispensabili. Grazie, grazie, grazie, dunque, non dimenticherò mai la vostra opera complessiva. Antonio Del Vecchio“.

 

La lettera di cui sopra – secondo chi scrive – è da considerarsi una sorta di testimonianza pubblica che va assolutamente diffusa in ogni dove, non tanto per propaganda personale, quanto per fare emergere le tante altre ‘verità’, spesso nascoste per pudore e talvolta per timore di presunte ed inesistenti ripercussioni negative in modo da indirizzarle verso un unico obiettivo che è quello di riconoscere il meglio che già c’è e di puntare al miglioramento ulteriore del servizio sanitario nazionale. (assocarenews)

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