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LEGGE 517/77 La scuola: dall’evoluzione alla modernizzazione, tra criticità, mancata accoglienza e passi indietro rispetto alla Legge 517/77

Sono tante le famiglie che raccontano situazioni simili: insegnanti di sostegno che cambiano continuamente, anche più volte nello stesso anno

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
30 Aprile 2026
Manfredonia // Notizie in piazza //

Gentile Redazione di Stato Quotidiano,

scrivo come genitore, ma anche come cittadino che ogni giorno vive sulla propria pelle – e attraverso il confronto con tante altre famiglie – la distanza tra ciò che la scuola italiana rappresenta sulla carta e ciò che, troppo spesso, accade nella realtà.

Con la Legge 517 del 1977, il nostro Paese ha compiuto una scelta coraggiosa e innovativa: superare le classi differenziali e affermare il diritto all’inclusione scolastica. Una visione avanzata, che ha fatto dell’Italia un modello.

Oggi, però, quella visione rischia di essere indebolita da criticità sempre più evidenti.

Sono tante le famiglie che raccontano situazioni simili: insegnanti di sostegno che cambiano continuamente, anche più volte nello stesso anno; ore assegnate che non rispondono ai bisogni reali; progetti educativi costruiti bene sulla carta ma difficili da realizzare nella pratica; servizi che arrivano in ritardo o non arrivano affatto.

Non si tratta di casi isolati, ma di una realtà diffusa che genera frustrazione e senso di abbandono.

Accanto a questo, è giusto riconoscere l’impegno di quegli insegnanti che svolgono il proprio lavoro con passione e responsabilità, così come di dirigenti scolastici che scelgono di ascoltare davvero le famiglie. Tuttavia, troppo spesso queste esperienze restano legate alla buona volontà dei singoli, più che a un sistema strutturato ed efficace.

Uno dei punti più critici riguarda il ruolo del docente di sostegno.

La scuola: dall’evoluzione alla modernizzazione, tra criticità, mancata accoglienza e passi indietro rispetto alla Legge 517/77

Si tratta di una figura centrale nel percorso educativo degli alunni con disabilità, che richiede competenze specifiche, formazione adeguata e continuità didattica. Eppure, nella realtà, il sostegno viene talvolta trattato come un incarico temporaneo, legato a logiche di graduatoria, senza garantire quella stabilità e specializzazione che sarebbero fondamentali.

Senza una formazione solida e senza continuità, l’inclusione perde efficacia.

Le famiglie non chiedono privilegi, ma il rispetto di diritti già riconosciuti: una scuola capace di accogliere davvero, di ascoltare, di costruire percorsi concreti e non solo formali.

Quando questo non accade, non è il singolo bambino a “non funzionare”. È il sistema che mostra i suoi limiti.

Per questo motivo, credo sia necessario riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell’inclusione scolastica, non solo come principio, ma come pratica quotidiana da sostenere con risorse, formazione e responsabilità.

La scuola inclusiva non è un obiettivo già raggiunto. È un impegno che va rinnovato ogni giorno.

E oggi, più che mai, abbiamo bisogno di tornare allo spirito autentico di quella riforma, evitando passi indietro che rischiano di compromettere diritti fondamentali.

Ringraziando per l’attenzione, auspico che queste riflessioni possano trovare spazio e contribuire a un confronto serio e costruttivo.

Cordiali saluti

FG

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