È entrato nel vivo davanti alla Corte d’Assise di Foggia il processo a carico di due uomini di San Severo, Carmine Bevilacqua (classe 1988) e Francesco Pio Delle Vergini (classe 2001), accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione. Secondo l’accusa, avrebbero trattenuto contro la sua volontà per oltre otto ore un giovane del posto, classe 2006, chiedendo 6mila euro come prezzo per la libertà.
I due imputati, attualmente detenuti e assenti in aula, sono difesi dall’avvocato Ettore Censano, sostituito nell’udienza odierna dal collega Antonio La Torre. La linea difensiva sostiene che la somma pretesa potesse rappresentare una quota di un presunto illecito precedente, che avrebbe coinvolto anche la vittima. Un’ipotesi che però, secondo gli atti della pubblica accusa, non trova riscontro, poiché il giovane non risulta indagato né iscritto in alcun procedimento.
I fatti risalgono all’aprile 2025, nel quartiere San Bernardino di San Severo. Nello stesso filone d’inchiesta figurano altre due persone di origine napoletana, imputate per il medesimo reato ma giudicate con rito abbreviato. È inoltre indagato un quinto soggetto, sempre di San Severo, mentre una sesta persona, originaria del Napoletano, non è stata ancora identificata.
Durante l’udienza, la Corte presieduta da Mario Talani ha respinto la richiesta della difesa, disponendo l’ascolto della parte offesa come teste. Secondo i giudici, «manca il presupposto processuale formale per attribuire una diversa qualificazione alla persona offesa», che deve quindi essere sentita come testimone a tutti gli effetti.
Sciolta questa riserva, le parti hanno concordato un patteggiamento probatorio totale. La pubblica accusa ha rinunciato all’escussione dei propri testimoni, mentre la difesa procederà con l’esame degli imputati e con l’ascolto dei testi non comuni alle altre parti. Il processo proseguirà nel mese di marzo.
Secondo la ricostruzione, il sequestro-lampo si sarebbe consumato all’interno dell’appartamento di uno degli imputati, tra le 14 e le 22, per circa otto ore. In quel lasso di tempo il giovane sarebbe stato minacciato e picchiato, con la prospettiva di essere trasferito a Napoli e sottoposto a conseguenze ancora più gravi qualora il denaro non fosse stato consegnato.
A interrompere l’azione è stato l’allarme lanciato da un familiare alla polizia, che ha permesso il salvataggio della vittima. Nell’operazione gli agenti hanno anche sequestrato carte prepagate di diversi istituti e appunti riconducibili a una presunta attività illecita.
Per questo motivo, il fascicolo è stato trasmesso alla Dda di Bari, con il pm Bruna Manganelli, per approfondire l’ipotesi di un possibile sistema di riciclaggio di denaro.
Nel capo d’accusa si legge che i due imputati, in concorso tra loro e con un soggetto non identificato, avrebbero sequestrato il giovane «allo scopo di conseguire un ingiusto profitto come prezzo della libertà». In particolare, dopo aver fatto accreditare un bonifico da 10mila euro sul conto della vittima e verificata l’impossibilità di disporre subito del denaro, lo avrebbero condotto in un’abitazione, impedendogli di andarsene con violenze e gravi minacce, fino alla consegna dei 6mila euro richiesti.
Lo riporta foggiatoday.it.



