Editoriali

In Puglia il nucleare è di casa

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I 52 siti di stoccaggio scorie nucleari. (Fonte: il Sole 24 Ore)

Bari – IERI sera è stata diffusa agli organi d’informazione una mappa più definita riguardante i 52 siti scelti dalla Sogin, società sovvenzionata dalla Stato per gestire lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari attive fino al 1987 (Trino, Caorso, Latina e Garigliano di Sessa Aurunca) e ora, deputata dallo stesso alla gestione dei futuri depositi di scorie nucleari da erigersi nel territorio italiano, presumibilmente a partire dal 2013. In base ai criteri dell’Aiea adottati dalla Sogin,utilizzati dall’Enea nel 2003 e dal gruppo di lavoro stato-regioni nel 2008, vale a dire restringendo il numero dei siti a quelli di dimensioni pari a 300 ettari, è possibile osservare che quasi la metà è situato nel territorio al confine tra Puglia, Basilicata e Campania, comprese le murgie, l’Irpinia e il subappenino dauno, fino ad arrivare praticamente a due passi da Foggia. Tra gli aspetti che stupiscono maggiormente della mappa preparata dalla Sogin c’è il fatto che, seguendo i criteri di scelta per i siti si dovrebbero escludere tra i candidati tutte le zone troppo abitate, quelle con rischi sismici e geologici e le montagne. Diversamente, la zona compresa tra la Campania e Puglia presenta un alto indice di rischio sismico e nella provincia di Foggia c’è stato di recente un terremoto di grado 4,4 della scala Richter.

40 AZIENDE INTERESSATE ALLE SCORIE E LABORATORI – Nonostante il polverone mediatico sollevato dalla pubblicazione della mappa il business legato alle scorie non sembra averne affatto risentito. Anzi. Secondo il Sole 24 Ore sarebbero una quarantina le aziende e istituzioni, compresi colossi dell’energia quali Enel e il suo omologo francese, interessate a entrare nella gestione del centro ricerche e deposito atomico, non come costruttori ma soprattutto per aprirvi laboratori e attività di studio. ”I rifiuti, prodotti durante l’esercizio dell’impianto ed il suo smantellamento – si spiega in documento pdf della Sogin -, vengono conservati in sito, in apposite strutture di deposito, o allontanati per essere conferiti presso depositi unici centralizzati. Questi rifiuti richiedono un opportuno processo di “condizionamento” che consente, tramite adeguati trattamenti – ad esempio di cementazione – di stabilizzare il rifiuto stesso eliminando il rischio di dispersione delle sostanze radioattive verso l’ambiente”.

RICERCHE NUCLEARI & TURISMO – A parte i due centri di stoccaggio per i rifiuti per ciascun sito, comprensivo di un deposito per le scorie a breve e media radioattività e uno per i residui a lunga attività (anche decine o centinaia di migliaia di anni), il vero affare per le multinazionali coinvolte sarà rappresentato dai centri di ricerca a essi associati nel quale potranno convergere, quando saranno a pieno regime, oltre mille operatori. Il Sole 24 Ore, giornale vicino a Confindustria, spera che tali laboratori di ricerca possano diventare, così come è avvenuto per altri paesi europei, una sorta di “attrazione turistica”.

“LA MAPPA E’ UTILE PER PRENDERE UNA DECISIONE” – Della stessa idea è anche Stefano Saglia, bresciano, sottosegretario allo Sviluppo economico. “L’idea del parco tecnologico è una felice intuizione – ha spiegato oggi a margine di un convegno di Confindustria – perché il deposito delle scorie derivanti dalle attività nucleari diventa un polo molto attraente”. La Sogin, ha aggiunto, ”ha fatto un ottimo lavoro cercando di rispettare i termini ma questo deve esser valutato dall’Agenzia per sicurezza nucleare e deve rispondere alla VAS. E’ un ottimo lavoro che e’ la base di partenza per una decisione che non abbiamo intenzione di prendere oggi anche perche’ il documento individua 52 aree; e’ un’indicazione per prendere una decisione”.

OPERAZIONE “TRASPARENTE” MA SEGRETA – Entrando nello specifico Saglia parla di un sito superficiale che dovrà ospitare scorie ”a bassa e media radioattività pari al 95% del totale” e ”temporaneamente anche quelle ad alta intensità” che dovranno poi andare a finire ”in un deposito geologico, di cui ancora non si parla”. Ed è proprio sulla segretezza dell’operazione, nonché del fatto che ancora non è stata diffusa una lista completa dei comuni scelti dalla Sogin. Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, ”la vicenda ha dei risvolti francamente inquietanti, a cominciare dal blocco della divulgazione delle localita’ chiesto a Sogin dal ministro dello Sviluppo economico”. Il presidente della Basilicata, Vito de Filippo, chiede di ”evitare quella che sembra essere diventata una triste roulette russa sull’allocazione del deposito per le scorie nucleari” e per il quale ”attendiamo un’affermazione chiara da parte di chi ha la responsabilità di guidare questo Paese: che nulla verra’ fatto senza la condivisione dei territori interessati”.

“E’ UN MODO MEDIEVALE DI FARE POLITICA” – ”In un Paese normale, la lista dei siti per le scorie nucleari sarebbe redatta d’intesa con le Regioni, non secretata nella cassaforte di una societa’ per azioni”. Lo sostiene il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna che ricorda al governo nazionale ”la moratoria nucleare condivisa nel dicembre scorso dall’intero parlamento pugliese”. ”Intervengo – dichiara – a nome dell’Assemblea legislativa che il 4 dicembre 2009 ha approvato all’unanimita’ una legge regionale che preclude l’installazione in Puglia di centrali nucleari e depositi di rifiuti radioattivi. Nonostante la posizione univoca espressa in materia sulla testa di questa Regione continuano ad essere assunte decisioni. E’ un modo medioevale di fare politica, che discrimina tra livelli di responsabilita’ maggiori e minori e irride qualsiasi principio di sussidiarieta’, in barba al tanto proclamato federalismo, alla prova dei fatti piu’ annunciato che applicato”.

PALESE: NIENTE NUCLEARE IN PUGLIA –“In Puglia non ci saranno mai ne’ una centrale nucleare ne’ un sito di stoccaggio”. Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese. ”Riecco la sterile polemica e l’inutile allarmismo della sinistra pugliese sull’ipotesi di nucleare nella nostra regione. Il governo Berlusconi finora ha dimostrato di mantenere sempre gli impegni assunti con i cittadini. E l’impegno a non localizzare in Puglia alcun sito nucleare ne’ di stoccaggio e’ stato assunto proprio a Bari a maggio 2009 direttamente dal presidente Berlusconi e nel settembre successivo in Fiera dal ministro dello Sviluppo Economico”. “La Puglia – continua Palese – gia’ contribuisce al fabbisogno energetico nazionale, producendo l’87% di energia in piu’ rispetto a quella che le consente di essere autonoma”. Ma il capogruppo del Pdl ha anche aggiunto che “in Italia ci sono gia’ alcune Regioni che si sono dette disponibili ad ospitare centrali”. Ma quali esse siano resta ancora un mistero.

In Puglia il nucleare è di casa ultima modifica: 2010-09-25T03:09:25+00:00 da Agostino del Vecchio



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