Gli stessi sacrifici che hanno creato una schiera di “nuovi poveri”, oltre che di padri esclusi dalla vita dei propri figli. E per cui ora anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha redarguito lo Stato italiano. Dopo l’accusa di invivibilità delle nostre carceri sovraffollate, ecco che ne arriva anche una per la violazione del diritto al rispetto dei legami familiari. Questa volta a rivolgersi alla Corte di Strasburgo è stato infatti un padre separato e con figlia ormai dodicenne. Figlia che l’uomo, a mala pena, ha potuto veder crescere, nonostante il permesso concesso da più di un grado di giudizio. Ma forse per meccanismi di rancore, l’ex-moglie ha cercato di estraniarlo dalla vita della bimba; riuscendoci alla perfezione. La separazione è inoltre avvenuta dieci anni fa, molti anni prima della legge 54 del 2006, che con l’introduzione dell’affido condiviso ha avuto in parte il pregio di garantire più tutele al genitore “estromesso”.
L’Alta Corte europea ha messo in evidenza quelle che sono le problematiche, tristi e angosciose, che spesso toccano la vita dei padri neo-separati, prima tra tutte l’insostenibile e disumana privazione forzata degli affetti figliali. Ed ha dato così ragione al padre ricorrente, ed alle sue accuse contro le autorità italiane, tribunali e servizi sociali, di mancata diligenza, attenzione ed imparzialità ma, soprattutto, di non aver fatto nulla, ma proprio
nulla, per proteggere i suoi diritti di genitore!
La Corte di Strasburgo ha constatato – cosa che, purtroppo, molti genitori separati conoscono già per esperienza personale- che, sfortunatamente, i tribunali italiani hanno demandato la verifica del rapporto padre-figlia ai “servizi sociali”, i quali, troppo spesso, a causa di carenza di personale e fondi, faticano a seguire i casi affidati, dando magari esclusivamente la precedenza ai più disperati. Così anche la mancanza di umanità, di empatia, da parte dei giudici e di “procedure standardizzate” hanno contribuito a inaridire il rapporto tra genitore separato-figlia. Rapporto che col trascorrere del tempo è stato irrimediabilmente danneggiato, senza che i tribunali minorili prendessero delle decisioni efficaci e rapidi in merito.
Non è la prima volta che la Corte Europea si pronuncia a proposito di un caso di un padre alienato: già due anni fa impose allo Stato italiano di risarcire di 15mila euro a favore di un uomo riminese, vittima di una simile situazione. A questo punto ci si augura che il prossimo Governo metta tra le priorità anche la tutela della paternità nelle situazioni di separazione dei coniugi. Anche se allo stato attuale nutro qualche serio dubbio in merito!
(A cura dell’Avv. Eugenio Gargiulo)



