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Foggia, droga, estorsioni; 24 arresti carabinieri (2)

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
19 Luglio 2012
Capitanata //

Foggia, Vieste, Capitanata, 24 arrresti carabinieri per droga ed estorsione (STATO)
Foggia – I Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione in nottata ad un’ordinanza di applicazione di misura coercitiva nei confronti di 20 persone. Contestualmente, unitamente a personale del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Bari, è stato effettuato il sequestro di beni mobili ed immobili nei confronti di 4 indagati. Complessivamente si parla di 24 arresti, dopo che – su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Bari – il GIP del capoluogo pugliese ha accolto la richiesta di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Angelo Notarangelo, detto “cintaridd”, capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica e di altri 3 dei suoi soldati più fidati affiliati di spicco al citato sodalizio criminoso: il fratello del boss Giuseppe Notarangelo, il cugino Luigi Notarangelo e Girolamo Perna.

I reati contestati, per l’ordinanza relativa ai 20 soggetti, sono quelli di associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti.

I provvedimenti sono stati emessi dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che si è avvalsa, come già avvenuto in altre inchieste, della preziosa collaborazione fornita dalla Procura della Repubblica di Foggia.


I NOMINATIVI


Le misure cautelari sono state eseguite a carico di:
CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
1. TRESA Leonard, detto “Nardi”, cl.1977,
2. MASULLO Rosalia, detta “la vecchia” cl.1963,
3. GUIDA Francesco, cl. 1969,
4. COCOMAZZI Natalina, cl.1977,
5. GUERRIERI Ciro, cl.1983,
6. PARISI Michele Luciano, detto “Coccetti”, cl.1980,
7. GUERRIERI Gianco, cl.1970,
8. CAIFA Barbara, cl. 1974;
9. NOTARANGELO Nazario, detto “muzzichill”, cl.1975;

ARRESTI DOMICILIARI
10. CAVALLO Luciana Michela, cl.1982, moglie di TRESA
11. BONSANTO Teresa, detta “Terry”, cl.1986,
12. TEMPESTA Giovanni, cl.1967,
13. SPINAZZOLA Maria Rosaria, detta “Ninna”, cl. 1982,
14. DE CESARE Luigi, detto “Marco”, cl. 1977,
15. EL FAHID Andrea, detto “il Marocchino”, cl. 1980

OBBLIGO DI DIMORA
16. COSENZA Carmine, cl.1975,
17. COPPOLA Massimo, cl.1974,

Le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia supportati per gli accertamenti patrimoniali dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Bari, sono durate oltre un anno (dal maggio 2006 al luglio 2007) e si sono basate su una complessa attività di intercettazione (128 telefoniche e 8 ambientali) oltre che da numerosi servizi di riscontro.


Epicentro il Comune di San Severo: circa 4000 episodi di spaccio.
Allarmanti i bilanci dell’inchiesta che ha avuto come epicentro il comune di San Severo: circa 4.000 sono gli episodi di spaccio in totale accertati dagli investigatori (3.994 capi di imputazione), per un giro di affari stimato intorno ai 600.000 euro.

La droga veniva immessa sul mercato da MASULLO Rosalia, GUERRIERI Ciro e GUERRIERI Gianco, costantemente riforniti dall’albanese TRESA Leonard, mediante più “ carichi” settimanali. Le indagini hanno consentito di ascrivere agli indagati la costituzione e partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di delitti in materia di stupefacenti. In tale ambito sono stati individuati 4 gruppi, collegati tra loro, seppur dotati di autonomia decisionale e operativa.

Gruppo TRESA (capo A)
TRESA Leonard, CAVALLO Luciana Michela, BONSANTO Teresa. Si occupa principalmente di importare l’eroina tramite il canale albanese.

Gruppo MASULLO (capo C)
MASULLO Rosali, GUIDA Francesco, COCOMAZZI Natalina, TEMPESTA Giovanni, con il compito di commerciare tramite un’articolata rete di spacciatori significativi quantitativi di stupefacente acquistati dal gruppo TRESA, sulle piazze di San Severo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis.

Gruppi GUERRIERI Ciro (capo E) e GUERRIERI Gianco (capo F)
GUERRIERI Ciro, FORTE Nicola, PARISI Michele Luciano, CIFALDI Antonio e BREDICE Nicola. GUERRIERI Gianco, CAIAFA Barbara moglie di Gianco, NOTARANGELO Nazario. Operano nel quartiere “Luisa Fantasia” di San Severo e si occupano dello spaccio di eroina ma anche di altre sostanze stupefacenti come cocaina e hashish.


Utilizzo in comproprietà di utenze telefoniche.
Dato di estremo interesse è quello costituito dall’uso, per così dire, in comproprietà di talune utenze telefoniche. Sofisticato il sistema di comunicazione tra gli indagati. Quasi tutti utilizzavano pressoché costantemente un linguaggio che cercasse di mantenere nascoste l’identità delle persone che dialogavano e l’oggetto reale delle conversazioni attraverso un vero e proprio codice convenzionale così come talune espressioni gergali, che gli interlocutori utilizzavano per far intendere a chi ascoltava quale fosse l’oggetto delle richieste rivoltegli.


“Fattura per indicare la droga”.
Per indicare lo stupefacente, si spaziava in vari campi: da quello alimentare “CAFFE’” “RISTORANTE” “MANGIARE”, a quello lavorativo “DOCUMENTI” “PRATICA” “FATTURA” “CARTELLA” “OPERAIO”, all’abbigliamento “MAGLIETTE”, a quello automobilistico “MACCHINE”, “BENZINA”, NAFTA”, al riferimento temporale “MINUTI, a quello fotografico “FOTO” “FOTOGRAFIA” FOTOCOPIA”, mentre per indicare il denaro sono stati utilizzati i termini “CHILOMETRI” e “DOCUMENTI”, che denotano chiaramente l’intento degli interlocutore di non chiamare l’oggetto della conversazione con il suo nome reale.

Le attività di spaccio poste in essere dagli indagati presentano caratteristiche simili che presuppongono un comune metodo operativo che era conosciuto anche dagli acquirenti, i quali adeguavano le proprie condotte e gli strumenti di comunicazione a tale metodo.
Dalle conversazioni emergeva un ricorrente riferimento a luoghi nella disponibilità degli indagati indicati con termini convenzionali.

Ulteriore elemento è rappresentato dal sostegno di natura economica e di assistenza che il sodalizio ha garantito alle famiglie dei sodali che si sono venuti a trovare in condizioni di necessità e difficoltà, a causa dell’arresto di alcuno dei componenti dell’organizzazione. Significativo il caso di BREDICE Nicola, arrestato il 26 settembre 2006. La donna del Bredice, contattata da GUERRIERI Ciro, dopo averlo informato dell’arresto del compagno si raccomandava affinché il sodale andasse subito a trovarla. Si tratta all’evidenza della richiesta di aiuto per far fronte alle necessità collegate all’assistenza legale di cui avrebbe avuto bisogno il Bredice, oltre che alle esigenze di natura alimentare della famiglia dell’associato, che si vedeva privata della fonte primaria di sostentamento.


Indagine partita nel maggio 2006.
L’indagine prendeva avvio nel maggio 2006 con il monitoraggio delle utenze in uso ai coniugi GUIDA Francesco e COCOMAZZI Natalina che operavano alle dipendenze di MASULLO Rosalia, la quale aveva messo a disposizione della coppia un’abitazione con annesso terreno in Contrada Ratino agro di San Severo, utilizzata come “base logistica” del traffico di stupefacenti, protetta da alte mura di cinta e da un sistema di telecamere e cancello telecomandato, che non avrebbe reso possibile interventi diretti a reprimere lo spaccio nella flagranza. In effetti le attività di P.G. erano eseguite sugli acquirenti che, dopo aver preso appuntamenti telefonici si erano recati in detta roccaforte ed all’uscita – a debita distanza – erano stati fermati e trovati in possesso della droga principalmente eroina, ma anche cocaina ed hashish. Il gruppo forniva in maniera sistematica consistenti quantitativi di eroina alle “piazze” di Margherita di Savoia, Torremaggiore, Foggia, San Giovanni Rotondo e Manfredonia.

i sequestri (st@)
I reiterati interventi repressivi a carico degli acquirenti, nonché una perquisizione eseguita all’interno del citato terreno, allarmavano i coniugi GUIDA – COCCOMAZZI e la stessa MASULLO Rosalia che per cautela cambiavano le schede telefoniche. Per tale ragione il monitoraggio veniva dirottato su COPPOLA Massimo, tossicodipendente e spacciatore alla bisogna per conto dei predetti Guida-Cocomazzi, che portava all’individuazione di altri spacciatori della medesima organizzazione operante in San Severo: i coniugi DE CESARE Luigi – SPINAZZOLA Maria Rosaria e FORTE Nicola.

In particolare,
DE CESARE Luigi e SPINAZZOLA Maria Rosaria operavano nell’ambito dello spaccio al dettaglio di eroina e cocaina. I consequenziali interventi su alcuni tossicodipendenti che da loro si rifornivano determinavano negli indagati la necessità di delegare parte delle attività illecite ad EL FAHID Andrea, loro fidato collaboratore ed intermediario, il quale a sua volta veniva collaborato da altri “accoliti”;

FORTE Nicola era inserito nel gruppo facente capo a GUERRIERI Ciro operante nel tristemente noto “rione Luisa Fantasia” di San Severo, più comunemente conosciuto come “Texas”. GUERRIERI Ciro si approvvigionava della sostanza stupefacente e si avvaleva, oltre che del FORTE, anche di PARISI Michele Luciano, CIFALDI Antonio detto “Cinese” e BREDICE Nicola per spacciarla al dettaglio. BREDICE aveva anche compiti relativi al deposito e vigilanza sulla droga.
Nell’agosto 2006, le attività di spaccio a San Severo subivano un duro colpo a causa dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Foggia (operazione IAGO).

Anche i coniugi DE CESARE Luigi e SPINAZZOLA Maria Rosaria erano tratti in arresto. Il vuoto creatosi era colmato da EL FAHID Andrea che assicurava la prosecuzione dell’attività illecita. Tuttavia la SPINAZZOLA Maria Rosaria, sottoposta agli arresti domiciliari, si accorgeva che la gestione del citato EL FAHID aveva causato consistenti perdite. Dopo alcuni interventi diretti a sollecitare il predetto ad adoperarsi per recuperare il danno economico, la SPINAZZOLA decideva di estrometterlo.

Nel settembre 2006, le indagini consentivano di individuare nell’albanese TRESA Leonard il fornitore del gruppo capeggiato da MASULLO Rosalia e dei coniugi DE CESARE-SPINAZZOLA.
Gli indagati attraverso l’uso di linguaggio convenzionale fissavano appuntamenti per incontrarsi presso l’abitazione dei coniugi GUIDA dove concordavano direttamente le modalità di cessione della sostanza stupefacente, che veniva consegnata tramite BONSANTO Teresa.

La SPINAZZOLA, anche dopo il suo arresto, benché sottoposta ai domiciliari, continuava a gestire l’acquisto di partite di eroina tramite CAVALLO Luciana Michela, moglie di TRESA Leonard, che coadiuvava il marito nell’attività illecita. Tale rapporto si interrompeva, come si vedrà, a seguito dell’arresto di BONSANTO Teresa. TRESA Leonard manteneva i contatti con i fornitori Albanesi tramite un connazionale domiciliato nella provincia di Lecco. Lo stesso per effettuare i “viaggi” metteva a disposizione un’Alfa 156 con documenti di circolazione ed assicurativi intestati a prestanome. Lo stesso TRESA riforniva anche le piazze di San Giovanni Rotondo e San Nicandro Garganico.

Un’importante svolta alle indagini si aveva il 23 novembre 2006 con l’arresto di VILLANI Luigi di San Marco in Lamis, che a bordo della sua autovettura trasportava 2 involucri (pani) contenenti complessivamente 1 chilogrammo di eroina, sottoposti a sequestro. Operazione eseguita dopo che il Villani si era incontrato con il TRESA.
In una successiva telefonata BONSANTO Teresa riferiva a CAVALLO Luciana di ritenersi fortunata per non essere andare all’appuntamento con il VILLANI. Tale circostanza rivelava il suo ruolo di corriere del TRESA. La stessa eseguiva periodici viaggi a Pescara e Petacciato. Il 29 dicembre 2006, BONSANTO – seguendo le istruzioni telefoniche dei coniugi “TRESA-CAVALLO” – che in quel momento si trovavano in Albania per trascorrere le festività natalizie – prelevava un quantitativo di EROINA, che sarebbe stato consegnato a San Severo. Il conseguente servizio di O.C.P. consentiva di arrestare la BONSANTO mentre a bordo della sua autovettura trasportava, ben occultati, 10 involucri (pani) contenenti complessivamente 5 chilogrammi di eroina sottoposti a sequestro.

L’indagine ha, altresì, documentato collegamenti di TRESA con organizzazioni dedite allo spaccio di eroina operanti nelle province di Brindisi, Taranto, Potenza, Cosenza, Campobasso e Pescara, a cui lo stesso riforniva la sostanza importata dall’Albania. Dopo l’arresto della BONSANTO, TRESA Leonard ritenendo di essere oggetto di attività investigativa, preferiva spostare i suoi interessi a Francavilla al Mare (CH), dove aveva appositamente preso in locazione un appartamento. In detta località, i coniugi TRESA Leonard e CAVALLO Luciana Michela cercavano subito di ricostruire ed ampliare la rete di distribuzione con l’innesto di altri “spacciatori” operanti nei comuni di Montesilvano; Pescara e Alba Adriatica.


I risultati.
Nel corso delle indagini preliminari 14 persone sono state ARRESTATE in flagranza di reato per spaccio di sostanze stupefacenti e 54 sono state denunciate in stato di libertà per i medesimi reati. Sono stati sequestrati 6 Kg di EROINA; 163 dosi di EROINA (59 gr) e 11 dosi di COCAINA (4,8 gr) con un titolo di principio attivo per l’eroina da 9% a 13,4% per la cocaina da 61% a 72%.


I sequestri.

Infine, nella fase esecutiva, Carabinieri e G.I.C.O. della G.d.F. hanno proceduto altresì al sequestro preventivo dei seguenti beni: appartamento ad uso civile abitazione e locale ad uso autorimessa nel comune di Montesilvano (PE); autovettura Audi A3; motociclo Honda DN 01; Autocarro IVECO; semirimorchio; trattore stradale SCANIA 144 R-LB 6×2; autovettura Volkswagen GOLF 2.0, per un valore complessivo stimato in euro 1.500.000,00.


L’arresto dei 4 soggetti legati al boss Notarangelo.
Come detto, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Bari, il GIP del capoluogo pugliese ha anche accolto la richiesta di 4 OCCC nei confronti di NOTARANGELO Angelo, detto “cintaridd”, capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica e di altri tre dei suoi soldati più fidati affiliati di spicco al citato sodalizio criminoso. Nella notte del 19 luglio 2012, i militari della Tenenza Carabinieri di Vieste, nell’ambito dell’operazione denominata convenzionalmente “Tre Moschettieri”, parodia della presenza di ben tre soggetti appartenenti alla famiglia criminale dominante (Notarangelo), hanno dato esecuzione alle quattro misure cautelari nei confronti del fratello del boss NOTARANGELO Giuseppe, il cugino NOTARANGELO Luigi e PERNA Girolamo uomo di fiducia del sodalizio criminale, mentre al NOTARANGELO Angelo l’ordinanza è stata notificata presso la casa circondariale di Foggia, ove lo stesso è detenuto dal 13 aprile 2011, quando veniva tratto in arresto, unitamente ad altri 6 sodali, tra cui RADUANO Marco, nell’ambito delle operazione convenzionalmente denominate “Medioevo e Sloat Machine”, anche in quel caso con l’accusa di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori turistici viestani, che dopo anni di soprusi hanno trovato il coraggio di denunciare i continui taglieggiamenti posti in essere dal citato gruppo criminoso e di aderire all’Associazione Antiracket viestana.

L’esempio fornito dalle vittime e la rinnovata fiducia nelle istituzioni ha fatto si che altri imprenditori, operanti nel settore del turismo, si ribellassero alle angherie poste in essere per lungo tempo nei loro confronti da parte del NOTARANGELO e dei suoi ulteriori tre adepti. Questi ultimi, consapevoli del loro spessore delinquenziale e della associata fama negativa che connotava il loro ambito di appartenenza criminale, dapprima preannunciavano alla vittima di potergli offrire protezione sotto forma di guardiania, manifestandogli l’indispensabilità della loro presenza per avere garantita la sicurezza nella struttura turistica, successivamente, intuendo che l’imprenditore non era intenzionato a fronteggiare tale iniziativa con dazioni economiche in loro favore, iniziavano gli atti intimidatori nei confronti della struttura e di tutta la proprietà, In tal modo la vittima, avendo inteso chiaramente che i soggetti esercitavano un grosso potere di controllo sulle attività commerciali viestane, essendo quindi in grado di compromettere seriamente le loro imprese, si vedevano costretti a versare nelle mani degli aguzzini dai 1.000,00 ai 1.200,00 euro mensili.

L’attività estorsiva si protraeva per lungo tempo, dalla primavera del 2009 sino al mese di settembre 2011, durante il quale risultavano vani i tentativi delle vittime di “rinegoziare” le pesanti tangenti. Difatti, ad ogni ritardo nei pagamenti e ad ogni prospettata difficoltà economica nel pagamento delle “messe a posto”, seguivano puntualmente atti intimidatori nei confronti dell’imprenditore, come il gasolio in piscina, colpi di fucile sulla vetrata del bar, furto dei PC nella reception, numerosi colpi di pistola contro una delle auto di proprietà, biglietti e scritte minatorie ed altri atti dimostrativi di ogni genere e tipo.

Le indagini poste in essere dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari hanno permesso di infliggere, a distanza di pochi mesi dall’esecuzione delle sette ordinanze di custodia cautelare dell’operazione Medioevo in aprile 2011 – le due di Sloat Machine nel novembre 2011 – il sequestro preventivo della villa bunker – operazione Camelot nei primi giorni del mese di luglio 2012, un altro duro colpo al clan viestano, che vede i suoi vertici nuovamente ristretti in carcere con la pesante accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le investigazioni hanno consentito di collazionare ed acquisire innumerevoli prove documentali inerenti le somme di denaro utilizzate per il pagamento del pizzo, riscontrando il perfetto collimare delle cifre pagate, con i periodi nei quali gli imprenditori subivano le vessazioni scaturite dai continui ed innumerevoli danneggiamenti. Elementi probanti che, per la tipicità dei reati contestati, normalmente risultano difficili da acquisire.

“La presenza nel comune di Vieste di imprenditori riuniti in un’associazione Antiracket e la pronta risposta della Magistratura e delle Forze dell’Ordine alle incessanti richieste di giustizia da parte delle vittime, apre nuovi orizzonti di legalità per la comunità viestana, ormai stanca di sopportare soprusi, prepotenze e richieste estorsive”, dicono i carabinieri.

Redazione Stato, ddf@riproduzione riservata

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