E’ la richiesta rivolta durante la seduta consiliare di ieri, dal consigliere comunale del Pd Leonardo Riccardo, al nuovo assessore all’ambiente del Comune.
“Mi riferisco al fenomeno sgradevole e spiacevole che interessa da sempre la Città – dice Riccardo – vale a dire l’ammasso di residui di Posidonia , nel caso di specie, Cimodocea Nodosa”. L’area maggiormente interessata al fenomeno è quella del litorale sabbioso che si estende dalla foce del canale Candelaro, fino al canale San Lazzaro del Golfo della città, in prossimità del porto turistico di recente costruzione.
“Tale fenomeno è una naturale conseguenza della presenza, nei tratti di mare antistanti, di estese praterie di Fenerogama o posidonia, che è, una specie endemica, cioè esclusiva del Mediterraneo. Queste praterie – dice Riccardo – costituiscono , da un punto di vista ecologico, un ambiente di straordinaria rilevanza svolgendo un ruolo fondamentale per numerose ed insostituibili funzioni. Ad esempio, associata alla posidonia esiste un’ampissima biodiversità di comunità vegetali ed animali. La prateria assolve, inoltre, a funzioni di protezione per le specie viventi, sia per l’azione di riduzione dell’idrodinamiso, sia perché rappresenta un habitat ideale per la riproduzione e sia perche è fonte di cibo per molti pesci e crostacei. Insomma, essa è considerata un centro di biodiversità unico ed insostituibile, non per ultimo , il ruolo di polmone verde che svolge nel mare”.
I residui spiaggiati, invece, che rappresentano circa il 12% di produzione primaria, “contribuiscono alla protezione delle coste dall’erosione durante le mareggiate, soprattutto come nel nostro caso, di litorali sabbiosi. Inoltre, la sospensione in acqua di grandi quantità di detrito fogliare, smorza l’effetto delle onde. Proprio per comprendere l’importanza della Posidonia, da questo punto di vista, basti ricordare che è stato dimostrato che la scomparsa di un metro di cimodocea , può causare l’arretramento della linea di costa, nel caso di litorale sabbioso, di circa 15 – 18 metri”.
“Tornando al caso di specie, aggiungo, che la particolare conformazione della linea di costa, unità all’azione delle prevalenti correnti marine ed in particolare , all’azione di ostacolo alle stesse da parte della massiccia struttura pietrosa dei frangiflutti, ha accentuato notevolmente il fenomeno. Mi riferisco ai pennelli perpendicolari alla costa, che assolvono più a un ruolo di soffocamento del litorale con conseguente stravolgimento delle condizioni meteo-fisiche e micro-climatiche dell’habitat, che al ruolo primario della loro funzione e cioè quello di evitare l’erosione”.
Difatti, nonostante il progetto interamente finanziato dalla CE per il tramite della Regione Puglia , per un importo complessivo di circa 1.800.000 euro, “sia stato pluri approvato da vari Enti , quali Regione, Ministeri, Dipartimento militare marittimo, istituto idrografico di Genova, oltre che capitaneria di porto e comune , per indicarne solo alcuni, esso è stato e resta causa del continuo depauperamento ambientale”.
Depauperamento rappresentato da stagnazione di residui di biomassa, alla quale si uniscono rifiuti di ogni genere che attirano poi animali di ogni genere, odori sgradevoli,frequenti nella stagione estiva, derivanti dall’innescarsi di fenomeni di putrefazione e produzione di percolato, altamente inquinante, prodotto dall’elevata presenza di acqua e gas, ad elevato effetto serra come il Metano. Per non parlare, infine, dello spiacevole impatto visivo ,che proprio alla luce del nascente porto Turistico potrebbe non essere un bel biglietto da visita per quest’opera e per la Città.
Inoltre, proprio la normativa ufficiale ed il Ministero dell’Amb. E tutela del territorio, che con la Circolare 8123, suggerisce eventuali soluzioni e modalità di azione per la pubbliche amministazioni. “Infatti, laddove si verifichino oggettive condizioni di incompatibilità (come nel nostro caso) fra gli accumuli di biomassa e la frequentazione dei litorali, le banquettes di posidonia possono essere rimosse e trattate come rifiuti, veicolandole in discariche controllate. Processo questo che presenta , come sappiamo, notevoli costi di gestione .”
Secondo Riccardo, l’amministrazione dovrebbe dunque valutare e brevettare “possibili soluzioni alternative , anche sulla scorta di esperienze già fatte altrove soprattutto in puglia dove già sono state adottate pratiche più innovative. Insisto, dicendo che c’è ormai l’esigenza di “sconfiggere” i preconcetti che descrivono questo fenomeno come una maledizione per i bilanci comunali, per chiunque abbia uno stabilimento e per i cittadini che fruiscono delle bellezze della Città poiché a mio avviso la risorsa Posidonia deve diventare introito per le casse comunali, quindi ciò che evidenzio, più che l’imminente e tempestivo intervento di pulizia di quel tratto, è la necessità di adoperarsi di un sistema di gestione integrato che può cambiare il destino della posidonia, da inutile e costoso ad utile e remunerativo conferendola ad apposite società o cooperative, per esempio, di produzione di concimi e fertilizzanti, che si occupano di stoccaggio, smaltimento e recupero”.
Redazione Stato, riproduzione riservata





ma quando cacchio vi muovete?
ma è possibile che per l’ennesima stagione estiva dobbiamo convivere con quella palude?
x il consigliere: ma lo sai che il nuovo porto turistico soffocherà centinaia di metri cubi di poseidonia viva?