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SOLLECITO BELVE Raffaele Sollecito a ‘Belve Crime’: “Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole”

Raffaele Sollecito torna a raccontare pubblicamente la sua versione dei fatti in una lunga intervista rilasciata a Francesca Fagnani

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
19 Maggio 2026
Attualità // Il diavolo spettegola //

Dopo anni lontano dai riflettori, Raffaele Sollecito torna a raccontare pubblicamente la sua versione dei fatti in una lunga intervista rilasciata a Francesca Fagnani nella trasmissione Belve Crime, in onda su Rai 2. L’ex imputato del delitto di Perugia, assolto definitivamente nel 2015 insieme ad Amanda Knox per l’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, ha parlato del peso che quella vicenda continua ad avere sulla sua vita.

“Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole”, afferma Sollecito nel corso dell’intervista, spiegando come, nonostante l’assoluzione arrivata dopo anni di battaglia giudiziaria, continui a sentirsi giudicato dall’opinione pubblica.

Il caso risale al 2 novembre 2007, quando Meredith Kercher fu trovata senza vita nell’appartamento di Perugia che divideva con altri studenti. Le indagini si concentrarono subito su Amanda Knox e Raffaele Sollecito, allora fidanzati. Dopo quattro anni di detenzione preventiva e un lungo iter processuale, la Cassazione assolse definitivamente i due nel 2015, riconoscendo come unico responsabile accertato dell’omicidio Rudy Guede.

Nel dialogo con Fagnani, Sollecito racconta le difficoltà vissute dopo l’assoluzione, anche sul piano lavorativo: “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”.

L’ex studente pugliese torna poi sui primi interrogatori in questura, sostenendo di aver subito pressioni psicologiche. Quando la giornalista ricorda una dichiarazione resa nei primi giorni dell’indagine, Sollecito replica con fermezza: “Quella frase non la dico io. Mi hanno detto: ti conviene firmare questa frase perché ti può aiutare. Tutto questo dopo che i poliziotti mi avevano minacciato e senza che fosse presente un mio avvocato”.

Alla richiesta di chiarire cosa intendesse per minacce, Sollecito racconta: “Sono stato in questura tutta la notte. Ero lì per dare chiarimenti, senza essere indagato. Ma quando sono arrivato mi hanno messo la luce in faccia e, oltre a intimidirmi, uno dei poliziotti mi ha detto: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue”. E aggiunge: “Mi dicevano che sarei stato tutta la vita in carcere”.

Tra i temi affrontati anche la celebre fotografia del bacio con Amanda Knox, scattata nei giorni successivi al ritrovamento del corpo di Meredith e finita al centro delle polemiche. “È stata una manipolazione, io volevo solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra”, spiega Sollecito.

L’ex imputato ripercorre inoltre gli anni della detenzione e il periodo di isolamento, raccontando le difficoltà psicologiche vissute in carcere: “Ho avuto paura di impazzire”, confessa, ricordando episodi di forte disorientamento e deprivazione sensoriale.

Infine, parlando del rapporto con Amanda Knox dopo la fine della loro relazione, Sollecito rivela: “Dopo un po’ di tempo le scrissi una lettera in carcere e lì trovai il muro. Ci ho sofferto”.

Lo riporta ansa.it.

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