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ORTA NOVA SACCHITTELLI Orta Nova, poesia civile per Raffaele Sacchittelli: “Fate qualcosa”

La scrittrice e attivista Yuleisy Cruz Lezcano, che ha voluto dedicare al giovane una poesia civile dal forte impatto simbolico

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
20 Maggio 2026
Cerignola // Cronaca //

La tragica morte di Raffaele Sacchittelli, 34 anni, avvenuta mentre lavorava nelle campagne di Orta Nova, continua a suscitare dolore e riflessione nella comunità, riportando al centro il tema delle morti sul lavoro e della sicurezza nei campi.

A trasformare questo lutto in espressione poetica è la scrittrice e attivista Yuleisy Cruz Lezcano, che ha voluto dedicare al giovane una poesia civile dal forte impatto simbolico. Il testo nasce con l’obiettivo di mantenere viva la memoria della vittima e di richiamare l’attenzione sulla necessità di una maggiore tutela dei lavoratori.

L’opera, intitolata “Fate qualcosa”, si sviluppa attraverso immagini di dolore e silenzio, restituendo il senso di una perdita improvvisa che coinvolge non solo la famiglia ma l’intera società. La poesia si fa così strumento di denuncia e riflessione, ponendo l’accento sulla fragilità della vita e sulla responsabilità collettiva.

Di seguito il testo integrale.

“FATE QUALCOSA”
di Yuleisy Cruz Lezcano

Piccoli schizzi di sangue segnano la terra muta,
segni lasciati dal linguaggio che non torna parola.
Il giorno si è spezzato in una fibbia di ferro,
e il tempo ha perso la sua direzione nel frastuono.

Arrivano parole come squadrone di pesante fila,
avanzano dentro la brodaglia del silenzio,
lo sguardo rubato all’aria
scarabocchia addii sulle pareti dell’istante.

Il corpo che muore non conosce più il suo nome,
diventa orbata d’anima nell’eco senza riva,
il vento contorce la brezza
cercando l’anatomia della morte nello sguardo.

Fate qualcosa, dice la polvere bruciata,
ma la sua voce si frantuma prima di nascere,
si desta la vita nell’incubo che oscura le vene
con il veleno a boccate del lavoro che uccide.

Tutto si ritira dentro una pietra di silenzio,
le ore si piegano come carte bagnate,
e le mani dei vivi restano sospese
tra ciò che era respiro e ciò che non ritorna.

Nel fondo della terra resta una domanda senza forma,
un grido che non ha trovato la bocca del mondo,
mentre le cose continuano a esistere
con il peso immobile del bramito spezzato.

La poesia si inserisce in una più ampia riflessione sulle morti sul lavoro, eventi che continuano a segnare profondamente il tessuto sociale e umano del Paese. Attraverso un linguaggio simbolico e intenso, il testo richiama l’urgenza di trasformare il dolore in consapevolezza, memoria e impegno concreto per la sicurezza e la dignità dei lavoratori.

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Voi non saprete mai fino a qual punto la mia anima è vostra. Gabriele D’Annunzio

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