L’ABAZIA PROSCIUGATA DAI LADRI – Come indicato in un articolo precedente, specie negli ultimi 30 anni, si è provveduto a depredare l’abazia dedicata al culto del Santo di Noblac di una quantità impressionante di reperti archeologici. Tra questi il Crocifisso del XVI secolo, la cisterna (sostituita da una copia dell’originale), il Busto di San Leonardo, una Acquasantiera in pietra bianca con annessa colonnina entrambe scolpite (trafugata la notte del 4 giugno 1989), una lapide tombale con la rappresentazione di un cavaliere teutonico e il busto di Santa Marina, che secondo quanto rilevato dal Mastrobuoni negli anni ‘60 era stato custodito presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie, col passare del tempo è stato evidentemente trasferito ad altra sede senza che nessuno seguisse le sue tracce.
L’ANFITEATRO ROMANO COL PODERE AL CENTRO – Un lento degrado nell’assordante silenzio generale. Questa appare, anno dopo anno, la situazione del patrimonio storico della terra dei dauni, quella che oggi conosciamo come la provincia di Foggia. Solo per restare a Manfredonia, di fronte alla Chiesa dedicata a Maria SS di Siponto, è visibile l’anfiteatro romano, circondato da nuovi appartamenti in costruzione, che attende da tempi immemori che qualcuno si ricordi di restaurarla e liberarla dal podere che qualcuno ha pensato bene di costruirci all’interno. “La prossima primavera il Parco Archeologico di Siponto sarà una grande realtà del territorio di Capitanata e potrà essere inaugurato. Lavoreremo anche per recuperare l’anfiteatro e tra qualche mese inaugureremo la mostra permanente sull’antica Siponto presso il museo del castello di Manfredonia”. Queste parole furono pronunciate lo scorso novembre 2009 dall’archeologa Caterina Laganara, responsabile della campagna di scavo a Siponto, direttrice scientifica degli scavi finanziati dalla Regione Puglia e progettati dall’Università di Bari, nel corso della XVIII edizione del Premio di Cultura Re Manfredi. Nel frattempo la “rivoluzione” nel zona archeologica di Siponto non si è ancora manifestata.
IL PONTE SUL FIUME CERVARO – Solo qualche mese fa le ruspe abbatterono in meno di una giornata un antico ponte del XVIII° sul fiume Cervaro. L’episodio fu denunciato dal Gruppo Archeologico Daunio (GAD) e Regione Capitanata. “A Tutt’oggi – spiega il GAD tramite una nota – è emersa solo una sconcertante realtà in questa vicenda che è emblematica per comprendere le ragioni della drammatica situazione in cui versano i beni culturali di tutta la Capitanata: le istituzioni deputate per legge alla tutela del patrimonio storico sono incredibilmente assenti.” “Se non ci fosse stata la mobilitazione dei cittadini e di una parte dell’informazione – continua la nota – la sparizione di un ponte del XVIII secolo sarebbe passata sotto silenzio.” Sparizione che, fino ad oggi, non ha ancora avuto una giustificazione da parte degli organi preposti.
“NON PUO’ CROLLARE NULLA” – Dopo il clamore mediatico suscitato dal crollo della “scuola dei gladiatori” a Pompei si scoprì allora che anche in Puglia erano diversi i siti a rischio. Tali siti sono citati nella mappa dell’Associazione nazionale archeologi (Ana) che sottolinea il profondo degrado nel quale ristagna larga parte del patrimonio italiano. Nella provincia di Foggia la mappa annovera, ad esempio, l’antica città romana di Herdonia a Ordona, diventata prima una location ideale per installare le più lucrose pale eoliche e, attualmente, evoluta a territorio di pascolo per le greggi. Nonostante questo la soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, Teresa Elena Cinquantaquattro (prima del crollo a San Leonardo) affermava: “Siamo sul campo tutti i giorni e conosciamo i punti critici: ma per fortuna non abbiamo situazioni col livello di conservazione di Pompei, per cui non può crollare nulla”.
a.delvecchio@statoquotidiano.it




L’abazia di S. Leonardo era uno dei monumenti più celebri e conosciuti della Capitanata che, per incuria e ignoranza ha cessato di esistere.I fatti smentiscono quel che l’incaricata della sovrintendenza andava affermando. Purteoppo anche se con una inchiesta si riuscisse a stabilire le responsabilità,il danno si è già verificato.
Questo è un fatto che va fatto conoscere!!Nel mio piccolo ho già provveduto a condividerlo su FB
Dramma dell’ignoranza e dell’ignavia !
Si gettano Risorse Culturali che sono motore di sviluppo economico e sociale
non per fondi ma per mancanza di conoscenza e ” riconoscimento ” sia di beni architettonici(come i casi citati) quanto del patrimonio culturale in genere.
Dramma dell’ignoranza e dell’ignavia !
Si gettano Risorse Culturali che sono motore di sviluppo economico e sociale
non per fondi ma per mancanza di conoscenza e ” riconoscimento ” del patrimonio culturale in genere.