Il tutto su una superficie di 12.000 mq del Demanio marittimo, in zona F/31 del Programma di Fabbricazione. La nuova struttura trovò la sua caratterizzazione nel “padiglione principale” con al centro la grande sala aste sui lati della quale si trovano le sezioni di servizio: locali per il conferimento del pescato, celle frigo e produzione del ghiaccio, smistamento dei prodotti, direzione del mercato, veterinario, cassa ed apparecchiature tecnologiche. Inoltre: una palazzina servizi e posto doganale, parcheggio, pensiline per lo scarico e carico dei prodotti e le installazioni per il funzionamento del complesso: impianto di depurazione dell’acqua marina, impianti idrico, fognario, antincendio, frigoriferi, ascensori e una rete di cablaggio per la telefonia.
Bello, funzionale, simbolo della rinascita di Manfredonia dal mare, il Consorzio (dell’allora ed attuale presidente pare dimissionario Nunzio Stuppiello, ndR) si ristruttura con il 51% di proprietà del Comune con soci importanti quali la Provincia e la CCIA di Foggia (circa il 20%, ndR), oltre alla maggior parte delle cooperative di pesca (tranne 3: Padre Pio, Alba Chiara e Universo, ndR) e di servizi. Al Consorzio la gestione del simbolo della rinascita cittadina, ma da quel fatidico venerdì 17 settembre l’esercizio accumula perdite rilevanti. Si parla di 3-4 milioni di euro in rosso.
Da ricordare la preannunciata installazione – il 30.06.2010 – di un impianto fotovoltaico sul Nuovo Mercato (spesa complessiva: 364.199,09 euro. Progetto mai decollato) e (vedi www.statoquotidiano.it) la relazione del 30.09.2010 dell’assessore al bilancio P. Rinaldi: per il Mercato Ittico di Manfredonia (“nuova struttura da fondi comunitari per un importo complessivo superiore ai 5,5 milioni di euro”) è stato previsto “un canone concessorio determinato anche in funzione dell’aumento dei ricavi realizzati per il servizio mercatale forniti ai produttori di pescato”. “Elevate – come detto dall’assessore durante la seduta di consiglio – le annuali gestioni della struttura”, con saldo negativo pari a 100.271,16 euro nel 2009, che il Comune avrebbe dovuto risanare attraverso “fondi di riserva legale e statuaria”, con la differenza (superiore ad 1/3: 64mila euro) “coperta attraverso un piano di ammortamento triennale, con la compartecipazione alle spese dei soci”. In considerazione della sola “promozione” del Consorzio – aveva sottolineato l’assessore Rinaldi – il Comune non è tuttavia obbligato a partecipare direttamente nel piano di risanamento, “relativo ad una struttura con un volume di affari odierno sceso a quasi 6 milioni di euro, dai precedenti 7.969.377”. Somma sulla quale viene applicato “l’aggio percentuale a favore del Consorzio per il Servizio d’asta del pescato”.
Tra le proposte per il rilancio quella dell’ex assessore al ramo Enrico Barbone, attuale Vice direttore dell’Assindustria di Foggia: “affidamento della gestione ai privati”. I tempi sono cambiati. Maturi per pulizie che dovevano essere di primavera, ma non e’ mai troppo tardi. Necessario per la città un segnale concreto.
(A cura di Giovanni Caratù, già segretario cittadino UdC)




