Nefrhotel. Mi hanno venduto un rene (Promo Music – Corvino Meda Editore, 15 settembre 2011; collana: Paperback; 199 pagine; 12 €). Parla Kamal. Racconta, anticipa, descrive e ripete, con rabbia e patimento, a volte con sarcasmo, tutta la sua vicenda: storia drammatica comune a molti altri Kamal. Al centro di tutto, il traffico di organi. Parla un ragazzino nepalese figlio della miseria e del bisogno che decide di vendere il proprio rene per riscattare la sua esistenza, fuggire la povertà e ricominciare una nuova vita. Il suo è uno sfogo articolato, ricco, ricchissimo. Un lungo monologo rivolto ad un ipotetico “Dottò” il quale sintetizza, e denuncia, un giro di affari che coinvolge medici collusi, organizzazioni dedite alla mercificazione della vita, burocrati compiacenti, intermediari senza scrupoli e ricchi occidentali. Sullo sfondo, il Nepal, la Valle di Kavre, e Kathmandu. Ma soprattutto, c’è un’umanità dolente, senza salvati, con soli sommersi.
Giuseppe Cristaldi. Ventottenne, di Parabita, Lecce. È del 2007 il suo primo romanzo Storia di un metronomo capovolto (Libellula Edizioni), con nota di Franco Battiato. Nel 2008 pubblica il docudramma Un rumore di gabbiani – Orazione per i martiri dei petrolchimici (libro-dvd, Besa), con cameo di Franco Battiato e prefazione di Caparezza. In campo registico, è protagonista all’Ecofestival di Bologna (Legambiente), al Levante Film Festival di Bari, al Puglia International Filmfest di New York, al Cinesalento, al Terra 4 Puglia di Toronto. Nel 2010 pubblica Belli di papillon verso il sacrificio (Besa/Controluce), con prefazione di Teresa de Sio.
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