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Fortore e Saccione, Amati spinge per l’adozione del PAI

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
7 Novembre 2011
Regione-Territorio //

L'assessore regionale Fabiano Amati (archivio)
Bari – “LA conferenza programmatica convocata oggi ha un valore che assume requisiti di esorbitante responsabilità, soprattutto in queste ore. Purtroppo spesso capita che solo a causa del verificarsi di disgrazie si attribuiscano i giusti livelli di responsabilità che le questioni richiedono. Mi appello anche ai mezzi di informazione affinché con inchieste continue e severe si ponga all’attenzione dell’opinione pubblica il sinistro viandante della tragedia che si aggira nel giardino di ogni casa”. Così questa mattina l’assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati ha avviato i lavori della conferenza programmatica che ha espresso un parere sul progetto di Piano di assetto idrogeologico dei bacini del Fortore e del Saccione. La conferenza programmatica rappresenta la fase finale della procedura di competenza regionale relativa all’adozione del Pai, strumento necessario alla Pianificazione delle azioni antropiche nell’ambito del bacino idrografico. Con l’adozione del Pai del Fortore e del Saccione, che coinvolge 17 comuni con i quali è stata avviata una fase interlocutoria di confronto, la Regione entrerà in possesso di uno strumento fondamentale per la prevenzione e la messa in sicurezza dai rischi derivanti dal dissesti idrogeologico, per quella parte di territorio pugliese non ricadente nel bacino dell’Autorità pugliese. Attraverso il Pai e l’analisi dei rischi di alluvioni e frane in esso contenute sarà possibile consolidare la politica di prevenzione e coordinare gli strumenti di governo del territorio.

“Approfitto dunque dell’occasione – ha detto Amati – per ribadire la necessità di rivolgere profonda attenzione agli argomenti legati al rischio idrogeologico e alla sua mitigazione. Speriamo che molteplici possano essere le risorse finanziarie destinate alla mitigazione del rischio, così da favorire l’esecuzione di lavori che possano poi consentire di rimodulare il Pai. Paradossalmente infatti il suo compito è proprio quello di prendere atto che l’uomo ha rotto la sua armonia con la natura e che l’uomo stesso si impegna, spendendo denaro, a ripristinarla. Ecco perché questo strumento va inteso come uno strumento rigido nelle sue prescrizioni ma dinamico nella sua capacità di prendere atto dei lavori di mitigazione, per conseguire la deperimetrazione delle zone a rischi. Viviamo purtroppo in tempi in cui si preferisce investire i soldi disponibili in opere immediatamente evidenti come panchine o illuminazioni; noi operiamo invece nel sottosuolo perché più che i voti degli elettori ci interessa mantenerli in vita”.


Redazione Stato

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