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OMICIDIO SAN SEVERO San Severo, omicidio nel ghetto: Caritas e Migrantes denunciano le condizioni di marginalità estrema

La morte violenta di un giovane gambiano di 21 anni nel ghetto ‘L’Arena’ di San Severo, avvenuta venerdì scorso, ha scosso profondamente la comunità

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
16 Marzo 2026
Cronaca // San Severo //

La morte violenta di un giovane gambiano di 21 anni nel ghetto ‘L’Arena’ di San Severo, avvenuta venerdì scorso, ha scosso profondamente la comunità. Il giovane è rimasto ucciso durante una lite degenerata tra due connazionali, colpito con un martello.

A intervenire sulla vicenda sono don Andrea Pupilla, direttore della Caritas di San Severo, e don Nazareno Galullo, direttore di Migrantes. Secondo loro, questa tragedia non può essere considerata un episodio isolato, ma rappresenta il segno di un sistema che genera invisibilità e marginalità estrema.

Il ghetto ‘L’Arena’ non è un semplice insediamento informale, ma un luogo caratterizzato da baracche, sporcizia, isolamento e precarietà, dove centinaia di giovani africani arrivati in Italia con speranze e sogni finiscono spesso in condizioni di fragilità sociale, giuridica e umana. “Lo conosciamo bene e frequentiamo il luogo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno e aiuti materiali, ma soprattutto prossimità umana e spirituale”, spiegano i due sacerdoti.

La morte del ragazzo è quindi il simbolo di un sistema che produce invisibilità. Non si tratta solo di “un migrante” o “un gambiano”, ma di un giovane con una storia, una famiglia e una dignità che non possono essere cancellate dall’indifferenza.

I sacerdoti sottolineano che i ghetti non possono essere considerati una risposta sociale. Luoghi in cui gli abitanti restano invisibili, tollerati solo per il lavoro nei campi e dimenticati nel resto del tempo, rappresentano un fallimento civile. Anche le risorse del Pnrr destinate al superamento dei ghetti nella provincia, purtroppo non utilizzate, avrebbero potuto ridare dignità agli abitanti e sostenere lo sviluppo locale.

La Caritas e Migrantes lanciano un appello alle istituzioni, alla società civile e al territorio: non voltarsi dall’altra parte. La morte di questo giovane deve trasformarsi in responsabilità collettiva verso tutti coloro che continuano a vivere nei ghetti. “Come Chiesa continueremo a stare accanto a questi fratelli e sorelle, perché nessuna vita sia invisibile”, concludono.

Lo riporta foggiatoday.it.

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