La realizzazione della cosiddetta “superstrada garganica” continua ad alimentare un acceso dibattito sul futuro infrastrutturale della Capitanata. Il progetto, che prevede un investimento superiore agli 850 milioni di euro, viene criticato da Federazione Pro Natura, che ne mette in discussione utilità, sostenibilità e priorità rispetto alle reali esigenze del territorio.
Secondo l’associazione, l’opera rischierebbe di avere un impatto limitato sulla mobilità effettiva, consentendo risparmi di tempo minimi verso Vieste, mentre vaste aree interne della provincia continuano a convivere con problemi strutturali ben più gravi, come isolamento, strade dissestate e collegamenti insufficienti, in particolare nei Monti Dauni.
Nel documento viene evidenziato come il vero nodo non sia la costruzione di nuove infrastrutture, ma la manutenzione della rete viaria esistente, spesso soggetta a degrado, frane e carenze strutturali. In questo contesto, si sottolinea che le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate verso la messa in sicurezza delle strade, il potenziamento dei servizi essenziali e la riduzione delle disuguaglianze territoriali, piuttosto che su opere ritenute “simboliche”.
La Federazione Pro Natura critica inoltre un modello di sviluppo basato sulla sola velocizzazione degli spostamenti e sul consumo di suolo, ritenuto incapace di generare reale crescita locale. Al contrario, secondo la posizione espressa, una nuova arteria rischierebbe di favorire processi di spopolamento, pendolarismo e concentrazione delle attività nei centri maggiori, indebolendo ulteriormente le aree interne.
Ampio spazio viene dedicato anche al tema ambientale, con l’allarme sugli effetti che un’opera di tale portata potrebbe avere su ecosistemi, habitat, continuità ecologiche e paesaggi identitari del Gargano, considerato un sistema territoriale fragile e di grande valore naturalistico.
Nel ragionamento dell’associazione viene contestata anche l’idea che lo sviluppo del Gargano possa passare esclusivamente attraverso nuove infrastrutture stradali, ritenuta una visione superata. Vengono invece indicati come alternativi investimenti su sanità territoriale, scuole, mobilità collettiva, manutenzione del paesaggio e contrasto al dissesto idrogeologico, considerati strumenti più efficaci per ridurre l’isolamento.
A sostegno di questa visione vengono richiamati esempi internazionali e nazionali come Zermatt, le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana, territori che, secondo l’analisi, avrebbero saputo valorizzare il proprio patrimonio ambientale senza puntare esclusivamente sulla accessibilità automobilistica.
La Federazione Pro Natura annuncia infine la possibilità di iniziative istituzionali e legali, anche in sede europea, nel caso in cui il progetto dovesse procedere senza adeguate tutele ambientali, con particolare riferimento alle Direttive Habitat e Uccelli.
Nel testo si ribadisce una posizione netta: il futuro del Gargano non può essere affidato alla logica della grande infrastruttura, ma a un modello di sviluppo fondato su cura del territorio, giustizia ambientale e uso responsabile delle risorse pubbliche.



