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Legambiente, Rapporto Ecosistema urbano. Foggia ‘castigata’ ancora

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Ottobre 2011
Capitanata //

Legambiente, bandiere (nuovosoldo.com)
ZONE A TRAFFICO LIMITATO – Per Legambiente sono “solo quelle istituite per tutti i giorni della settimana, con una durata superiore alle 8 ore diurne ed estese a tutte le tipologie di veicoli”. Ovvero, Via Arpi (con rispettive piazzette e traverse), parte di Corso Vittorio Emanuele e Piazza Cesare Battisti, per una fetta di città talmente modesta da non meritare quasi neppure menzione. 30a fra i centri medi, Foggia, attualmente, possiede 0.40 mq/ab a fronte di una media nazionale di 3.3. Tra le grandi città primeggia Firenze con 11,53 m2/ab, seguita da Bologna (8,42 m2/ab) e Padova (6,07 m2/ab); tutte le altre sono molto staccate, con valori inferiori a 2 m2/ab. Pisa e Lucca si contendono la vetta della classifica fra le città medie, rispettivamente con 14,75 e 14,18 m2/ab, mentre 17 comuni non raggiungono la soglia di 1 m2/ab. Tra le città piccole eccelle Siena con 30,56 m2/ab, seguita da altre 4 città al di sopra dei 10 m2/ab (Mantova, Ascoli Piceno, Aosta, Verbania); sono invece 18 i comuni al di sotto di 1 m2/ab. Sono 17 le città che non hanno ancora adottato forme di limitazione del traffico, oppure che non rientrano nei parametri.

INDICE CICLABILITA’ – “Misura la capacità delle amministrazioni comunali di attivare un ventaglio di strumenti che favoriscano la mobilità ciclabile”. Quindi, presenza di Biciplan – Piano per la mobilità ciclabile, segnaletica direzionale dedicata ai ciclisti, cicloparcheggi di interscambio, bicistazione, piano di riciclo delle biciclette abbandonate, strumenti per il contrasto dei furti, bike-sharing. In un indice che va da 0 a 100, Foggia si ferma a 28.2, 22a fra le medie città. Nulla di trascendentale, insomma, considerando che, all’interno della stessa categoria, accanto a 12 comuni che non raggiungono neppure quota 10, sussistono realtà impressionanti (a paragone) coma Parma con 87 punti, ma anche Ferrara, Reggio Emilia, Brescia e Bolzano che superano i 70. Considerando i diversi parametri che compongono l’indicatore di ciclabilità, 20 città si sono dotate di biciplan; in 30 è presente un ufficio biciclette; 34 hanno predisposto dei pali per la segnaletica direzionale per le biciclette; in 33 ci sono dei cicloparcheggi di interscambio; in 21 sono presenti servizi di assistenza e riparazione (bicistazioni); il piano di riciclo delle biciclette abbandonate è attivo in 7 comuni; in 19 c’è un piano per il contrasto dei furti. Infine il bike-sharing che rappresenta sicuramente un servizio in rapida diffusione: è infatti ormai presente in 46 capoluoghi di provincia. Per il bike-sharing la principale differenza è rappresentata dal sistema di prelievo: il sistema meccanico è utilizzato in 23 città, quello elettronico in 26 (alcune città, come Genova e Vercelli, hanno entrambi i sistemi). Il numero di prelievi11 delle biciclette rappresenta l’indicatore migliore per verificare l’utilizzo di questo servizio: dai dati emerge che le città con il maggior numero di prelievi sono Milano con 480.000 (pari a 362 prelievi ogni 1.000 abitanti) e Torino con 255.000 (pari a 281 prelievi ogni 1.000 ab). Sono invece 2 città medie quelle che presentano il maggior numero di prelievi in rapporto agli abitanti: Brescia con 641 ogni 1.000 abitanti (per un totale di 124.000 prelievi) e Bergamo con 559 prelievi ogni 1.000 ab (per un totale di 67.000 prelievi).

piste ciclabili. Male, malissimo, anche la stima della presenza di ciclabili. Che, come illustrato in una lunghissima inchiesta a puntate pubblicata da noi di Stato all’inizio di quest’anno, sono poche, mal tenute e tracciate anche peggio. In realtà, la stima di Legambiente, che si è avvalsa della cooperazione della Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, si concentra soltanto al calcolo della metratura equivalente, non dando invece atto a questioni, esempio, di sicurezza. Sia come sia, il capoluogo dauno resta ben in basso. 27° posto fra le città di media dimensione e appena 4.16 meq/ab. Foggia, comunque, non è un caso isolato. Si legge nel rapporto: “Nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, le città italiane rimangono ancora indietro rispetto alle capitali europee: basti pensare che tre sole città europee (Helsinki con 1.500 km, Stoccolma e Hannover con 750 ciascuna) hanno più piste ciclabili di tutti i 104 capoluoghi italiani.”

VERDE URBANO FRUIBILE – Per meglio rappresentare le diverse tipologie di verde presenti in ambito urbano, in questa edizione di Ecosistema Urbano è stata parzialmente rivista (in accordo con le amministrazioni comunali) la classificazione del verde, che quindi si articola in: verde di quartiere, parchi urbani, verde storico, aree di arredo urbano, aree a verde funzionale, forestazione urbana, aree protette e riserve naturali. Al computo del verde urbano fruibile partecipano solamente le prime tre voci. E, malgrado questo, Foggia resta tra le ultime cinque realtà in Italia come fruibilità del verde pubblico. Talmente tanto indietro da far registrare un dato di dieci volte inferiore rispetto alla media nazionale, fissata dal rapporto a 10mq per abitante. Addirittura umiliante il confronto con Sondrio, in testa. A fronte dei 42.77 mq/q della realtà lombarda, Foggia s’arresta niente meno che 4o e rotti gradini più in basso, al palo ad un preoccupante 1.11. Volendo considerare città di dimensioni simili, superano i 40 m2/ab Lucca e Monza (rispettivamente con 42,1 e 41,39 m2/ab), seguite da Prato, Modena, Catanzaro, Reggio Emilia e Perugia, tutte al di sopra dei 20 m2/ab.

CONSUMI ELETTRICI DOMESTICI – Come nel caso dell’acqua, anche a livello elettrico i foggiani sono stati capaci, nel 2010, di tenere bassi i consumi elettrici. Fra le città di medie dimensioni, Foggia s’attesta addirittura al secondo posto, con 951 kWh per abitante, dietro alla sola cittaà di Trento. Tra i massimi consumatori si segnalano Cagliari, con 1.617 kWh/ab, Sassari con 1.417 kWh/ab e Roma con 1.374 kWh/abitante. All’estremo opposto della classifica si trovano i comuni di Campobasso, Matera, Potenza e Trento che non raggiungono i 950 kWh pro capite.

ENERGIE RINNOVABILI – Purtroppo, tutto quel che viene speso a Foggia viene speso in maniera non sostenibile. Il capoluogo dauno è un carrozzone di fossile, al palo per quel che attiene il consumo da energie rinnovabili. A reggere (si fa per dire) è soltanto il solare fotovoltaico, mentre nessun segnale giunge da solare termico e teleriscaldamento. Responsabilità, certo, anche dei cittadini, molti dei quali non hanno creduto in forme alternative rispetto alla consuetudine. Ma più d’un demerito, il dossier lo riconosce anche alle amministrazioni. Foggia è infatti molto in basso in quanto a ‘politiche energetiche’ (7 punti su 100) e ‘pianificazione e pregettazione ambientale’ (ovvero, la redazione della Zonizzazione acustica, del Piano Urbano del Traffico (PUT), del Piano Energetico Comunale e del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, e progettazione partecipata, la redazione del Bilancio ambientale o del Rapporto ambientale e del Bilancio sociale), addirittura, quest’ultimo, parametro non calcolabile. Non va meglio per quel che riguarda la sensibilità ecologica delle aziende. Soltanto 1.25 aziende su 1000 sono in possesso della certificazione ambientale Iso 14001 (un indicatore del grado di innovazione e attenzione all’ambiente da parte delle imprese, ma anche delle pubbliche amministrazioni). Le migliori performance italiane nelle tre categorie si registrano a Torino con 3,92 certificazioni ogni 1.000 imprese, Ravenna con ben 8,07 e Aosta con 6,77. Inoltre anche Verbania, Gorizia, Isernia, Sondrio e Livorno superano le 5 certificazioni ogni 1.000 imprese.

ECO MANAGEMENT – E che l’amministrazione comunale non svetti per sostenibilità ed attaccamento all’ambiente, lo si deduce anche dal tasso infimo di ecomanagement. Quello, insomma, che stima l’utilizzo, da parte di palazzo di Città, di prodotti riciclati, auto ecologiche, mezzi non inquinanti (come le biciclette verdi o auto ecologiche), sistemi interni di raccolta differenziata e l’acquisto di prodotti equo e solidali. Inutile dire che, anche sotto questo punto di vista, il Comune naufraga nelle ultimissime posizioni. E, sebbene non vi siano città che raggiungano il top, esempi come Mantova (67 punti), Ravenna (77) e Padova (57) sono incredibilmente lonatni dalle pratiche quotidiana di una Foggia bloccata ad un indice di 10 su 100. Nel complesso, solamente 10 capoluoghi superano i 50 punti, e 13 non hanno attivato nemmeno una delle misure contenute in questo indice o non forniscono i dati necessari. Per quanto riguarda le singole pratiche, 28 comuni hanno almeno il 25% del parco auto composto da veicoli ecologici (auto a metano, gpl o elettriche), 18 utilizzano carta riciclata per almeno il 50% del loro fabbisogno, 63 effettuano la raccolta differenziata per almeno 3 categorie merceologiche distinte, 29 acquistano prodotti equo&solidali.

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Voi non saprete mai fino a qual punto la mia anima è vostra. Gabriele D’Annunzio

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