Il caso vedeva un uomo, essere raggiunto da scarica elettrica mentre si trovava sotto la doccia; dopo aver vanamente disattivato l’interruttore generale della propria abitazione, stante che la dispersione elettrica non era cessata, si recava sulla terrazza, ove erano alloggiate le vasche dell’acqua, rimanendo folgorato. Notata la presenza di un cavo elettrico poggiato su un tubo conducente acqua potabile, collocato, a sua volta, vicino la ringhiera, veniva rilevata dal personale ENEL una rilevante dispersione elettrica.
Secondo i giudici di legittimità, è certo che ove fosse stato regolarmente posto in essere lo strumento efficiente del c.d. “salvavita” il tragico evento non si sarebbe dato, perchè l’immediata disattivazione elettrica avrebbe impedito la folgorazione. Nessuna condotta, peraltro, estranea a all’ “id quod plerumque accidit” può attribuirsi alla vittima. In definitiva, “anche a riconoscere un modesto concorso colposo della stessa vittima, quantificato dal giudice del merito nel 20%, correttamente è stato escluso che l’evento sia stato autonomamente procurato da questa”.
(A cura dell’Avv. Eugenio Gargiulo)




Bisogna sempre infatti evidenziare che mettersi a norma non significa solo adempiere ad un obbligo di legge ma soprattutto proteggere se stessi, la propria famiglia e gli altri da malfunzionamenti che in taluni casi possono causare serissimi danni.