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FALSO INCIDENTE SAN SEVERO San Severo. Morì in un incidente stradale nel 2024: arrestato il marito per omicidio premeditato

I fatti risalgono al 27 settembre 2024, sulla Strada Provinciale 13, in agro di San Severo

AUTORE:
Michele Solatia
PUBBLICATO IL:
23 Febbraio 2026
Cronaca // Cronaca //

SAN SEVERO – La Polizia stradale di San Severo e la Squadra mobile di Foggia hanno arrestato Ciro Caliendo, il 48enne accusato dell’omicidio volontario premeditato della moglie, la 47enne Lucia Salcone, morta il 27 settembre 2024 in quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un incidente stradale simulato.

I fatti risalgono al 27 settembre 2024, quando sulla Strada Provinciale 13, in agro di San Severo, si verificò quello che inizialmente apparve come un drammatico incidente stradale. L’auto sulla quale viaggiavano i coniugi uscì fuori strada, andando a schiantarsi contro un albero e prendendo fuoco. La donna morì intrappolata nell’abitacolo avvolto dalle fiamme; il marito, alla guida del veicolo, sopravvisse.

Secondo il racconto fornito dall’uomo nell’immediatezza dei fatti, l’incidente sarebbe stato causato dall’urto con un altro veicolo proveniente dal senso opposto di marcia. L’impatto avrebbe provocato la perdita di controllo dell’auto, la fuoriuscita dalla carreggiata, lo schianto contro un albero e, infine, l’incendio che avrebbe interessato l’abitacolo e gli abiti della donna, rimasta incastrata all’interno.

Ma sin dal primo intervento degli agenti della Polizia Stradale sarebbero emerse incongruenze tra lo stato dei luoghi e la versione fornita dal conducente. Proprio questi elementi hanno spinto la Procura ad avviare approfondimenti investigativi per escludere eventuali condotte dolose, affidando il caso alla Squadra Mobile di Foggia.

Nel giro di pochi giorni, il quadro accusatorio è cambiato radicalmente: il reato inizialmente ipotizzato di omicidio stradale è stato riqualificato in omicidio volontario, fino ad arrivare all’accusa di omicidio premeditato, come recepito dal G.I.P. nell’ordinanza cautelare.

Le indagini, complesse e articolate, si sono sviluppate attraverso l’analisi di sistemi di videosorveglianza, attività informativa sul territorio e accertamenti tecnici specialistici, con il coinvolgimento di consulenti esperti in diversi settori. Gli investigatori avrebbero ricostruito non solo le fasi immediatamente precedenti e successive al fatto, ma anche i presunti momenti preparatori del delitto.

Secondo l’impianto accusatorio, sostenuto dalla Procura e condiviso dal giudice, l’evento non sarebbe stato frutto di una tragica casualità, bensì l’esito di una determinazione maturata nel tempo. Alla base del presunto gesto vi sarebbero motivazioni riconducibili a un intreccio tra movente passionale ed economico.

Il provvedimento restrittivo rappresenta l’esito di oltre nove mesi di attività investigativa che hanno consentito di raccogliere un significativo compendio probatorio, ritenuto idoneo a sostenere la grave indiziarietà nei confronti dell’indagato.

Si ricorda che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, in base al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, l’uomo non può essere considerato colpevole fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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