
LE PRECEDENTI DICHIARAZIONI DI RUSSO – “L’intenzione della ditta – ha detto Vincenzo Russo, segretario provinciale Fialc, a Stato – sembrerebbe quella del totale disimpegno ma resta, in ogni modo, l’accordo fatto in precedenza con i sindaci del territorio (di Ascoli Satriano, Deliceto, Carapelle, Rocchetta Sant’Antonio, Anzano e Sant’Agata di Puglia, come detto, sindaci che saranno presenti domani nel corso dell’incontro ndR)”. Si ricorda che i rappresentanti della ditta di Sant’Agata di Puglia (vedi scheda in seguito ndR) avrebbero tentato di portare via i macchinari dallo stabilimento di Sant’Agata di Puglia, specificatamente della linea ‘Multistrato’ (tubi con anima di alluminio a partire da 0,4 mm, proposti in differenti tipologie (nudo, con guaina e con guaina speciale). “In verità – spiega Russo a Stato – il vero interesse della ditta è quello di continuare a sviluppare i piani relativi alla progettazione di impianti eolici“, questo anche in considerazione “di due capannoni – dice Russo – fittati dall’azienda sulla circonvallazione per Foggia per una somma pari a 6mila euro l’uno (capannoni siti all’altezza di una nota emittente radiotelevisiva ndR) all’interno dei quali – dice Russo – 18 progettisti assunti nella Soems di Sant’Agata di Puglia lavorano alla progettazione degli impianti”. “Questo il vero business – dice ancora il rappresentante sindacale – anche in considerazione dei 15 milioni e rotti (15 milioni e 700mila euro ndR) ricevuti dalla Soems dai rappresentanti del gruppo Amadori (questa la versione accertata da Russo, oltre all’indicazione che lo stesso gruppo Amadori è impegnato da tempo nel territorio della Capitanata, presto anche nell’area di Manfredonia, vedi alla voce capannoni per l’avicoltura ndR) dopo la vendita della progettazione degli impianti eolici”. Russo aggiunge anche che “come recenti casi avvenuti nel territorio (si pensi alla Rei srl) l’interesse primario di queste ditte resta quello di usufruire dei vantaggi fiscali per l’implementazione degli impianti e dopo andare via”. Infine, per il futuro dei lavoratori: “per i 37 occupati di Sant’Agata di Puglia e i 18 impiegati a Foggia – dice Russo – i sindaci del territorio (con i quali l’azienda si è impegnata al momento dell’insediamento ndR) si sono impegnati per l’anticipo degli ammortizzatori sociali (Cig).
TRASFORMAZIONE SOCIETARIA PER LA ZADRA – “Abbiamo rischiato il fallimento della ditta (una società per azioni ndR, attualmente ‘Tagliapietra 33 spa – in liquidazione, sede, naturalmente, in via Nicolò Tagliapietra frazione Nogarè’- Belluno, con produzione di vetri, dal 22 maggio del 1980, e fornitura posa in pietra; dal 1 settembre del 1982 commercio all’ingrosso di lastre di vetro comune ed altro, con sede anche a Manfredonia, area ex Enichem ndR) – dice Lauriola a Stato – dal primo gennaio del 2010 la società è sotto l’amministrazione controllata (si pensi al caso analogo della Icoma srl, ex controllata della Gbs di Padova, ora acquisita dal Gruppo Pavan ndR), con cambio di ragione sociale (via Tagliapietra). La ex Zadra sarebbe destinata al concordato preventivo, con il 30% dei debiti contestati. “Abbiamo rischiato di perdere 100 posti di lavoro – dice Lauriola – ma si sta lavorando con un cordata di imprenditori (un preliminare di intesa sarebbe stato raggiunto lo scorso 20 febbraio con un gruppo di imprenditori del Trevigiano, Famiglia Zoppas e Oscar Marchetto, probabilmente legato a Massimo Visentin in una ditta di impianti elettrici (una s.n.c.) con sede legale a Verona) per un accordo lavorativo”. Per lo stabilimento di Belluno era stato previsto un taglio del 50% del personale (da 170 lavoratori), per la ex Zadra di Manfredonia lo scorso 22 febbraio sarebbe stato raggiunto un accordo per l’occupazione di 70 lavoratori sui 100 della ex Spa nella nuova società (del gruppo Marchetto e Zoppas) “con l’impegno del sindacato di impiegare anche i restanti 26 (in esubero ndR)- dice Lauriola – suddivisi fra tempo indeterminato e determinato”. Per la Manfredonia Vetro: “la ditta gode di un ottima situazione finanziaria (con ultimi investimenti pari a 30milioni di euro ndR). Una nota in chiusura sul contratto d’Area (anche oggi oggetto di discussione nel confronto a tre fra i candidati sindaci Riccardi-Pecorella-Gramazio): “inizialmente era stata prevista l’occupazione di 2000 unità lavorative, a fronte delle 1500 attuali – dice Ciociola – penso che fra le cause principali alla base del mancato sviluppo del piano vi sia la localizzazione su due aree industriali del piano (area ex Enichem e Zona DI46/Pip). Difatti “se molte ditte hanno tenuto attiva la produttività interna nonostante una crisi di livello economico-finanziaria che non ha precedenti dal 1929 (‘Great Depression’, crisi del 1929, dalla quale scaturì il famigerato New Deal-Nuovo Corso di Franklin Delano Roosevelt) altre hanno dovuto far fronte alla mancanza addirittura di strade, fogne, linee elettriche, con difficoltà per i fornitori di accedere addirituttura agli stabilimenti”. Una analisi ponderata, correlata da numeri e dati: “penso alla Seldir, alla Mdj (che ha comunque sofferto di problematiche interne con lavoratori in Cig ndR), alla stessa Soems spa, alla Beton, ma anche alla Zadri Vetri Spa che fino al 31 dicembre del 2010 aveva in organico 110 dipendenti mai in Cig”, conclude Lauriola. Resta in ogni modo l’indubbio ricavo degli stessi imprenditori che hanno comunque attinto ai finanziamenti derivanti dal primo, secondo e (anche ndR) terzo protocollo aggiuntivo, restano i benefici ricevuti con gli sgravi fiscali, restano le sottrazioni notturne di responsabili ‘indiscreti’ delle stesse ditte madri (si pensi alla Rei, con 12 lavoratori attualmente senza indicazioni sicure in merito alla loro futura occupazione).
Il Contratto ‘dimezzato’: schiarita per Soems, trasformazioni per la Zadra
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