La morte violenta di un giovane gambiano di 21 anni nel ghetto ‘L’Arena’ di San Severo, avvenuta venerdì scorso, ha scosso profondamente la comunità. Il giovane è rimasto ucciso durante una lite degenerata tra due connazionali, colpito con un martello.
A intervenire sulla vicenda sono don Andrea Pupilla, direttore della Caritas di San Severo, e don Nazareno Galullo, direttore di Migrantes. Secondo loro, questa tragedia non può essere considerata un episodio isolato, ma rappresenta il segno di un sistema che genera invisibilità e marginalità estrema.
Il ghetto ‘L’Arena’ non è un semplice insediamento informale, ma un luogo caratterizzato da baracche, sporcizia, isolamento e precarietà, dove centinaia di giovani africani arrivati in Italia con speranze e sogni finiscono spesso in condizioni di fragilità sociale, giuridica e umana. “Lo conosciamo bene e frequentiamo il luogo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno e aiuti materiali, ma soprattutto prossimità umana e spirituale”, spiegano i due sacerdoti.
La morte del ragazzo è quindi il simbolo di un sistema che produce invisibilità. Non si tratta solo di “un migrante” o “un gambiano”, ma di un giovane con una storia, una famiglia e una dignità che non possono essere cancellate dall’indifferenza.
I sacerdoti sottolineano che i ghetti non possono essere considerati una risposta sociale. Luoghi in cui gli abitanti restano invisibili, tollerati solo per il lavoro nei campi e dimenticati nel resto del tempo, rappresentano un fallimento civile. Anche le risorse del Pnrr destinate al superamento dei ghetti nella provincia, purtroppo non utilizzate, avrebbero potuto ridare dignità agli abitanti e sostenere lo sviluppo locale.
La Caritas e Migrantes lanciano un appello alle istituzioni, alla società civile e al territorio: non voltarsi dall’altra parte. La morte di questo giovane deve trasformarsi in responsabilità collettiva verso tutti coloro che continuano a vivere nei ghetti. “Come Chiesa continueremo a stare accanto a questi fratelli e sorelle, perché nessuna vita sia invisibile”, concludono.
Lo riporta foggiatoday.it.



