Sale la tensione a Foggia, dove circa cinquanta residenti del quartiere Ordona Sud hanno occupato questa mattina l’aula consiliare del Comune per protestare contro la realizzazione della nuova “Stazione di Posta”, centro destinato ad accoglienza e servizi per persone in condizione di grave marginalità e migranti, previsto nei locali dell’ex scuola Arpi.
La struttura, finanziata con circa un milione di euro, prevede la ristrutturazione dell’ex edificio scolastico per ospitare 10 posti letto e 30 pasti al giorno, un progetto che ha però acceso forti polemiche nella comunità locale, che denuncia una presunta mancanza di confronto e condivisione con i cittadini.
Tra le voci della protesta emergono anche posizioni critiche sul piano sociale ed economico. Alcuni residenti contestano il modello di assistenza: “Abbiamo figli che prendono 30 euro al giorno e si spaccano la schiena dalla mattina alla sera, mentre altri ricevono assistenza senza lavorare. Non è possibile”.
Uno dei timori principali riguarda l’impatto sul quartiere, con il paragone con altre aree della città considerate problematiche: “Là ci sono persone che stanno ancora pagando i sacrifici di una vita per riscattare la propria casa. Guardiamo la ferrovia: tutti i negozi hanno dovuto chiudere perché hanno aperto tutto loro. Non vogliamo che succeda lo stesso qui”.
I cittadini contestano anche la genesi del progetto, avviato durante la gestione commissariale e poi recepito dall’attuale amministrazione, sottolineando un presunto deficit informativo: “Non siamo stati informati di questa problematica. Siamo completamente all’oscuro e l’abbiamo scoperto a cose fatte”.
Ulteriori perplessità riguardano l’entità dei lavori e la trasformazione dell’ex asilo: “Vedere una struttura, che era sì chiusa ma comunque nuova, abbattuta quasi del tutto per ospitare soli 10 posti letto e 30 pasti al giorno, a fronte di un finanziamento di un milione di euro, ci sembra assurdo”.
Alla contestazione si aggiunge il timore per la tenuta sociale del quartiere, che secondo i residenti potrebbe subire nuove criticità: “Non è un discorso di razzismo, ma di sicurezza e ubicazione. È un’area isolata e non adatta”.
E infine la preoccupazione per le conseguenze quotidiane sul territorio: “Non penso che queste persone andranno via subito dopo il pasto. Resteranno, bivaccheranno e si creerà inevitabilmente tensione sociale e un nuovo ghetto, oltre a una perdita di valore degli immobili”.
La protesta resta aperta e il confronto tra amministrazione e residenti appare al momento destinato a proseguire.



