A Foggia è stata dissequestrata l’abitazione di via Gaetano Salvemini dove, il 23 aprile scorso, Stefania Rago, 46 anni, è stata uccisa dal marito Antonio Fortebraccio, 48 anni, guardia giurata oggi detenuta con l’accusa di femminicidio.
Nel pomeriggio i due figli della coppia, Jessica (27 anni) e Michael (26 anni), accompagnati dagli zii materni e dalla psicologa forense Ines Panessa, sono rientrati per la prima volta nella casa familiare dopo il delitto. Il dissequestro è avvenuto al termine degli accertamenti svolti da carabinieri e Procura.
La psicologa Panessa ha spiegato che i due giovani hanno già iniziato un percorso di psicoterapia per affrontare il trauma e l’elaborazione del lutto: “Sono devastati dal dolore. Essere orfani di femminicidio significa perdere la madre ma anche il padre, verso il quale provano rabbia e rancore. Viene meno anche l’altro punto di riferimento”.
Panessa ha sottolineato che lei e i legali stanno seguendo i ragazzi gratuitamente e che le istituzioni locali – tra cui la sindaca e l’assessorato ai servizi sociali – si sono attivate per offrire sostegno. Ha però evidenziato la mancanza di un supporto nazionale strutturato per gli orfani di femminicidio: “Sono ragazzi che devono ricostruirsi una vita, senza sussidi e senza mezzi adeguati. Le difficoltà presenti e future sono enormi”.
La vicenda continua a suscitare forte emozione nella comunità foggiana e riaccende il dibattito sulla tutela psicologica, sociale ed economica delle vittime indirette dei femminicidi. Lo riporta l’Ansa.



