Si accende il dibattito nei Monti Dauni dopo la riunione dell’Ambito Territoriale di Caccia della Provincia di Foggia, chiamato a discutere dell’ipotesi di istituire un parco regionale nel Subappennino Dauno. Una prospettiva che sta già generando forti tensioni tra mondo venatorio, agricolo e istituzioni locali.
Il progetto prevede la valorizzazione ambientale e paesaggistica di un’area vasta e ricca di biodiversità della Capitanata, caratterizzata da boschi, pascoli e habitat naturali di pregio. Tuttavia, la proposta ha immediatamente sollevato la protesta dei cacciatori foggiani, che lamentano di non essere stati coinvolti in una fase preliminare del confronto su una decisione ritenuta strategica per il futuro delle aree interne.
Le associazioni venatorie esprimono timori per possibili restrizioni all’attività di caccia, nuovi vincoli di accesso ai territori e ricadute economiche su un settore che nei Monti Dauni coinvolge centinaia di appassionati e numerose attività collegate. Preoccupazioni riguardano anche agricoltura, agriturismi e comparto agro-silvo-pastorale, già in difficoltà per spopolamento e fragilità economica.
Al centro del malcontento c’è anche la richiesta di maggiore coinvolgimento delle comunità locali. A sottolinearlo è l’avvocato Mario Basile, intervenuto ai microfoni per spiegare le ragioni della protesta e la necessità di un dialogo più ampio prima di qualsiasi decisione definitiva.
Dal mondo venatorio si richiama inoltre l’attenzione sul ruolo dei selecontrollori e degli operatori impegnati nella gestione della fauna selvatica, in particolare per il contenimento dei cinghiali, tema considerato cruciale per le campagne pugliesi.
La vicenda resta dunque aperta e destinata ad alimentare il confronto politico e sociale sul futuro dei Monti Dauni, tra esigenze di tutela ambientale e richieste di salvaguardia delle attività economiche locali.



