«Vogliamo dare voce alla causa del popolo saharawi – afferma Irma Casula, presidente del Modavi -. Da trentasei anni questo popolo vive esule in patria – prosegue Casula – costretto a subire le angherie del Marocco, o nei campi per rifugiati ai confini con l’Algeria, in condizioni drammatiche. Stiamo dalla parte dei Saharawi – conclude il presidente del Modavi – perché credono nella democrazia, rispettano le donne e non usano il terrorismo per perorare la propria causa». «Non si fermano le violenze contro i Saharawi». Kandud Hamdi, rappresentante in Italia del Fronte Polisario, racconta il clima difficile che si respira in questi giorni nel Sahara Occidentale. «In questi giorni – riferisce Hamdi – si sono svolte delle manifestazioni a El Aaiun e Dakhla, manifestazioni pacifiche represse nel sangue dall’esercito marocchino. Chiediamo alla comunità internazionale – prosegue Kandud Hamdi – di condannare il clima di terrore che il Marocco sta instaurando nel Sahara Occidentale. Da venti anni siamo in attesa di una soluzione pacifica – conclude il rappresentante del Fronte Polisario – e i giovani saharawi vogliono vedere i risultati, altrimenti sono disposti anche a riprendere le armi per conquistare il proprio diritto all’autodeterminazione».
«Gli Usa, inizialmente favorevoli alla causa saharawi – afferma Renato Farina, giornalista e politico, consigliere del ministro degli Affari esteri – si sono spostati su una posizione di neutralismo; ed essere neutrali tra il lupo e l’agnello fa sì che l’agnello sia sbranato; per fortuna i Saharawi non sono agnelli ma persone ben coscienti dei propri diritti. Il governo italiano, a differenza di quelli francese e britannico – prosegue Farina – auspica che procedano serenamente i negoziati di pace all’Onu. Il Marocco – spiega – è uno Stato potente, strategico per gli equilibri non solo del Nord Africa ma di tutto il Mediterraneo, quindi riesce ad influenzare i flussi d’opinione a proprio favore. Il Marocco desidera entrare nel Consiglio d’Europa – conclude – ma grazie alla mia risoluzione è stata posta come condizione quella del rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale».
Chiara Colosimo nel 2008 aveva 22 anni e partecipò alla missione del Modavi a Tindouf, nei campi per rifugiati saharawi. Oggi ne ha 25 ed è il più giovane consigliere regionale del Lazio, dove ha presentato una mozione in favore dei Saharawi. «Nei campi, nonostante la gioia dei bambini, ho visto tanta sofferenza e tanta fame ma abbiamo ricevuto un’ospitalità regale. La mozione – ci dice Chiara Colosimo – nasce da quel Capodanno passato nel Sahara Occidentale. In Consiglio regionale – prosegue – ho costituito anche un intergruppo in favore del popolo saharawi, formato da tutte le forze politiche. Erano pochi i consiglierei che conoscevano la questione ma, una volta raccontata la storia di questo popolo, si sono messi a disposizione. Spero – conclude il consigliere Colosimo – che nel piano triennale per la cooperazione tra i popoli si possa inserire un capitolo apposito per i Saharawi». In conclusione di puntata c’è “Passaparola”, la rubrica da non perdere per essere aggiornati sugli imminenti appuntamenti del Terzo Settore.
Redazione Stato



