L’attività investigativa, denominata convenzionalmente “CAMELOT” (parodia della fortezza inespugnabile di Re Artù), veniva intrapresa da militari della Tenenza Carabinieri Vieste a seguito del sequestro preventivo dei beni eseguito proprio a carico dell’indagato successivamente alla esecuzione dei provvedimenti cautelari eseguiti ad aprile 2011 (indagine MEDIOEVO) e novembre 2011 (indagine SLOAT MACHINE), attività che portavano all’arresto del noto personaggio viestano unitamente ad altri soggetti tutti ritenuti responsabili di estorsione aggravata in concorso con utilizzo del metodo mafioso, procedimento, quest’ultimo, tuttora oggetto del processo presso la prima sezione penale del Tribunale di Foggia.
Nel sequestro della villa venivano contestati: abuso edilizio di gran parte della struttura, reati in materia di violazioni del vincolo paesaggistico presente nell’area interessata dalla villa ubicata, infatti, su demanio – patrimonio disponibile dello Stato area del Parco Nazionale del Gargano, nonché reati in materia di utilizzo del cemento armato sempre in area sottoposta a vincolo, tutti illeciti commessi senza alcun tipo di permesso a costruire. Nella struttura sottoposta a sequestro era stato ricavato anche un “bunker” dal quale si accedeva rimuovendo in sottofondo di un armadio e nel quale Notarangelo si era rifugiato per sfuggire alla cattura a seguito delle misure cautelari. Le attività investigative sono tutt’ora in corso per accertare eventuali omissioni ed altre responsabilità di tecnici ed addetti ai lavori in materia di autorizzazioni e controlli. Ulteriore colpo sferrato dallo Stato alla mala Garganica, impegnato da anni alla risoluzione di un problema che affligge uno dei territori ed una delle città più belle nel panorama turistico – imprenditoriale della Capitanata.
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