Capitanata

Foggia, chi si nasconde dietro Masseria Pantano?


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Masseria Pantano (ST)

Foggia – SI era rimasti agli 11 saggi, agli scavi per l’identificazione dell’area archeologica alla periferia foggiana (Focus Stato). Si era rimasti all’edilizia cannibale della periferia foggiana. Il riferimento era quello di un suolo che, per difendere se stesso dall’offensiva dello Stato, non avrebbe perdonato gente come Giovanni Panunzio (domenica 19 anni dal suo omicidio a Foggia, in una notte funesta del 1992 in cui si discuteva di Piano Regolatore) e Francesco Marcone. Ieri, si è riportata la notizia di come gli scavi della ArcheoLogica Srl (società dell’Università degli Studi di Foggia) abbiano portato alla luce, in una fascia di poco più di 200 metri di lunghezza per 8 di larghezza reperti databili addirittura al VI millennio a. C.. Il Viallaggio neolitico emerso è stato ribattezzato “Masseria pantano”.

Un nome assegnato più per connettività ambientale che per vera e propria corrispondenza storica. Infatti, a poca distanza da Via Parini (zona campo degli Ulivi – San Lorenzo in Carmignano) giacciono i ben miseri resti dell’omonima Masseria. Miseri per lo stato impietoso in cui sono ridotti. Miseri per la mancanza di conoscenza che vi gira attorno (non è mai arrivato ad una datazione della struttura che, apparentemente, dovrebbe risalire all’Ottocento – per certo non è di fondazione medievale, dunque sono errate le teorie che ne fanno la scuderia imperiale di Federico II di Svevia – ). Soprattutto, per un destino che appare segnato: quello dell’intangibilità.

I terreni. Non è notizia di primo pelo: in città, soprattutto fra gli esperti, si è sempre saputo che uno dei motivi che ha scoraggiato (e scoraggia) le amministrazioni da un reale interessamento alla ristrutturazione del fabbricato (si tratta di un fabbricato rurale; i terreni circostanti, invece, sono accatastati alla voce ‘seminativi’) sono i nomi dei proprietari. Su tutti, spicca il nome ed il cognome di Francesco Libergolis. L’ex Primula Rossa della mala garganica, il padre-padrino, assassinato a Monte Sant’Angelo, nel suo ‘santuario’ (la definizione è del Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Lucera Domenico Seccia), nell’ottobre del 2009 durante la guerra di mafia che lo vedeva opposto ai Romito (di Manfredonia), è proprietario sia di parte dell’immobile, sia di parte dei terreni che circondano il rudere della periferia Sud di Foggia. Meglio, lo era.

Coincidenze. Come si connettono villaggio pantano e Masseria Pantano? Semplice, perché lì, come qui, spunta il nome del costruttore Vincenzo Trisciuoglio. Nel caso di Via Parini, attraverso la Sivia Spa. In questo caso, attraverso la Italcasa Srl. Trisciuoglio, negli anni Ottanta, diventa proprietario di metà del patrimonio di Pantano, spartendo la fetta con La Notte. Con il tempo, poi, la fetta s’assottiglia e Trisciuoglio cede porzioni di terreno. A chi? A persone di sua assoluta fiducia, tutte (o quasi) inserite all’interno della Italcasa, variamente collegate con lui. Tra queste persone c’è di un terzo imprenditore (guarda caso, a sua volta palazzinaro), Pasquale Ciuffreda, originario di Monte Sant’Angelo (come Libergolis) che, proprio nel 1983, mette in piedi una sua propria impresa (oggi è la Pasquale Ciuffreda & Figli s.r.l.).

Domande. Accertata l’evidente verità (è tutto ufficializzato nelle visure storiche per immobili e, da anni, lo vanno ripetendo, ora anche via facebook e con un discreto consenso di fan le Sentinelle di Masseria Pantano animate da Franco Cuttano), restano gli interrogativi. Il primo: perché il più grande dei boss della mala garganica e tre imprenditori del mattone avevano proprietà su questa parte di città? Forse perché la periferia seminativa ha da sempre ingolosito le pupille gustative dell’edilizia e perché, proprio in questa zona, si è perpetrato e si sta perpetrando uno dei più grossi scempi edilizi di tutti i tempi, che, con il silenzio assenso di tutte le amministrazioni comunali, va avanti da oltre vent’anni bruciando ettari ed ettari di campi agricoli.

E poi, da tempo, più d’una associazione ha denunciato il degrado in cui versa Masseria Pantano. Un degrado, l’accusa, non dovuto all’ineluttabilità del tempo, quanto piuttosto ad una possibile mano dell’uomo finalizzata ad accelerare il processo di invecchiamento di Pantano. “La stanno saccheggiando”, hanno, a tratti alterni, sostenuto le Sentinelle, il Fai, gruppi ambientalisti e qualche battitore libero fra i cittadini. In questo contesto, allora, l’intervento dell’Ente non dovrebbe essere ancor più risoluto?


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Foggia, chi si nasconde dietro Masseria Pantano? ultima modifica: 2011-11-03T18:05:59+00:00 da Redazione



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Commenti


  • FABIO

    peccato!
    bell’articolo.


  • Marco Scillitani

    Cara “giornalista”, complimenti per il bell’articolo. Ma come la mettiamo con il fatto che Pasquale Ciuffreda nel 1988 è stato vittima di un attentato e, continuando a rifiutarsi di pagare, è finito sotto protezione per le vittime della mafia? Cara “giornalista”, il tuo è un mestiere difficile, perché trovare le notizie reali è complicato. Molto più facile inventarsele, le notizie. Ed i collegamenti. Ma questo non significa essere un Giornalista. Significa altro. A proposito: su Masseria Pantano è posto un vincolo e nessuno costruirà mai.


  • Gianni

    Notizie del tutto infondate …


  • Giacomo

    articolo pietoso, inesatto, come può una giornalista (?) essere tanto qualunquista?
    Tirare in ballo persone che da oltre 50 anni hanno lavorato dando lustro a tutta la nostra provincia e non solo.
    Vorrei dire all’aspirante giornalista di prendere informazioni prima di scrivere. Manovrata?


  • la voce della verità

    La lettura di questo articolo mi ha lasciata talmente disgustata che il pur ricco vocabolario della lingua italiana non mi ha saputo suggerire vocaboli adatti ad esprimermi.
    La sedicente giornalista ha scritto senza alcuna cognizione di causa, ha riportato notizie talmente inesatte che rasentano l’incredibile e per concludere ha vaneggiato coincidnze degne della fantasia di una mente contorta o malata.
    Pasquale Ciuffreda era un appaltatore di terza generazione, la sua integrità professionale non ha mai dato adito a dubbi.
    Il “palazzinaro” Pasquale Ciuffreda ha lavorato con gli Ento Pubblici costruendo la maggior parte delle opere più importanti della Capitanata e non solo, per citarne alcune: le Terme di Castelnuovo della Dauna, l’Ippodromo dei Sauri, il Castiglione di Faeto, la Chiesa di San Pio a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina, senza contare gli innumerevoli edifici scolastici, le strade, gli acquedotti, i carceri, le preture,……….
    Pasquale Ciuffreda subì ben due attentati perchè si rifiutò di sottostare alle richieste estorsive e denunciò alle autorità competenti quanto gli stava accadendo.
    Infangare la memoria di un uomo che ha dato lustro al suo Paese è talmente vergognoso che mi chiedo se la farneticante giornalista è totalmente incompetente, solo pilotata o entrambe le cose.


  • Giorgio

    Pregiatissima giornalista.
    Non posso fare a meno di apprezzare le coincidenze sottilmente evidenziate e gli interrogativi inevasi con cui il lettore viene portato per mano a conclusioni non espresse.
    D’altro canto sono un appassionato di “Voiager” e di “Mistero”.
    Mi permetto di evidenziare altre coincidenze non da poco.
    Monte Sant’Angelo è noto essere sulla perpendicolare della rotta per Orione – Alfa Centauri.
    Non potrebbe essere che la masseria Pantano sia una base di razza rettiliana aliena che si cerca di smantellare per nascondere tracce della loro presenza?
    Monte Sant’Angelo è meta della sulla Via Longobardorum per i pellegrinaggi in terra Santa.
    Non è possibile che gli strenui difensori della Masseria Pantano possano collegarsi ad una corrente templare.
    Pregiatissima giornalista.
    Lei per caso, è una templare?


  • Redazione

    Gentili lettori,
    come direttore responsabile del giornale mi assumo le responsabilità per quanto scritto dalla giornalista, provvedendo a verificare le notizie riportate con ulteriori indagini.

    Sui proprietari dei suoli, le fonti fanno riferimento ad atti dell’Agenzia del Territorio. Per le relazioni riportate non era nostra intenzione offendere nessuno ma ricercare una verità plausibile delle circostanze emerse.

    Vi ringrazio in ogni modo per la Vs attenzione e le Vs segnalazioni di rettifica. Grazie, G.de Filippo. Red.


  • Paolo

    gentile direttore,
    apprezzo la sua disponibilità al “supplemento di indagine”, ma sarebbe maggiormente opportuno che i giornalisti che lavorano sotto la sua responsabilità verifichino la fondatezza delle notizie prima di pubblicarle.
    la invito, inoltre ad approfondire anche la cronistoria sui suoli, si accorgerà di ulteriori sostanziali difformità rispetto a quanto sostenuto dal suo giornale.
    cordialmente, Paolo.


  • Redazione

    La ringrazio. Provvederemo a verificare anche la cronostoria, e dunque la proprietà nel tempo, dei suoli. Grazie. Red.

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