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IMMIGRATO TRUMPFF L’immigrato Trumpff si nasconde. CasaPound lancia la “riconquista”… E si canta Bella ciao

Nel censimento del 2010, 50 milioni di americani dichiarano una diretta discendenza tedesca, oltre 100 milioni vantano un antenato teutonico

AUTORE:
Paolo Cascavilla
PUBBLICATO IL:
3 Febbraio 2026
Attualità // Editoriali //

I nonni di Donald Trump erano tedeschi. Nati a Kallstadt. Entrambi emigrarono negli Usa. Il nonno Friedrich Trumpff prende il nome di Fred Trump e partecipa tra il 1898 e il 1901 alla corsa all’oro nella provincia canadese dello Yukon (Limes)

Nel censimento del 2010, 50 milioni di americani dichiarano una diretta discendenza tedesca, oltre 100 milioni vantano un antenato teutonico. Numeri superiori ad altre etnie: irlandesi 35 milioni, messicani 31, inglesi 26, italiani 17 milioni. Ai tedeschi si aggregano i “cugini” scandinavi, frequenti sono i matrimoni tra i due gruppi e comune è la religione luterana. I tedeschi nella prima guerra mondiale celano la loro origine, sono visti con sospetto perché gli Usa combattono proprio contro la Germania. Nel film “La valle dell’eden” di Elia Kazan si vedono aggressioni e pestaggi agli immigrati tedeschi; Fred Trump è costretto a dichiararsi svedese per evitare il linciaggio. Quanto incide la storia personale nelle scelte politiche? Rimaniamo sempre stupiti quando osserviamo che le sofferenze subite non si tramutano in benevolenza.

Negli Usa l’immigrazione clandestina è reato federale e viene perseguita attualmente in modi che somigliano a rastrellamenti di massa. In Europa il giudizio su Trump è diversificato: si condannano le forme di espulsione esibite e violente, ma poi si apprezza se bombarda l’Iran, affama Cuba, fa sparire Maduro… E’ osteggiato quando vuole prendersi la Groenlandia, “costringe” l’Ucraina alla pace, quando mette i dazi e dice agli Europei: dovete pagare quello prendete. Eppure certe cose le aveva dette anche Obama.

Nel 2016, un anno prima della scadenza del suo mandato, in una intervista sulla rivista Atlantic, definiva gli europei “scrocconi – free riders – dell’ordine globale e della potenza statunitense”. Accusati di prendersi quello che conviene, poi quando non ce la fanno, si rivolgono agli Usa. “In Siria e Libia non avevamo interesse. Eppure mi sono lasciato convincere”. dice Obama. Le conseguenze è che si sono aperte le porte a milioni di immigrati, che l’Europa è stata incapace di governare. “La Francia si esalta come patria dei diritti umani, pilastro dell’Europa e poi rifiuta il progetto di Angela Merkel per una gestione condivisa”.

Ora la nuova parola è “remigrazione”. A Roma, una conferenza stampa di Lega, Casa Pound e altri gruppi di destra. Il titolo “remigrazione e riconquista“. Remigrazione significa originariamente ritorno volontario, poi l’estrema destra se ne appropria e diviene espulsione su larga scala; non solo clandestini, ma anche cittadini di seconda generazione non integrati con la nostra cultura. E’ il programma della Afd (“Solo la remigrazione può salvare la Germania”). Si propaganda lo spauracchio della sostituzione etnica.

E’ giusto dire che le comunità non possono cedere pezzi di territori alla criminalità immigrata… Si può pure chiedere la presenza dell’esercito, ma ci vuole anche altro. Le ruspe di Emiliano hanno cancellato (2019) il ghetto di Borgo Mezzanone, che si è riformato dopo due giorni. I 54 milioni del PNRR sono sfumati per distrazione, errori del Governo Meloni, Regione Puglia, Provincia di Foggia, Comune di Manfredonia. Nessuna voce o protesta in Capitanata. Un cronista ha chiesto al Sindaco di Manfredonia Lamarca: “Se fosse andato in fumo il finanziamento per un asilo nido, un parco di divertimento….?”

La riunione romana è stata ostacolata dalla sinistra con “Bella ciao”. Occorre altro. Occorre conoscere. C’è un film (2015): “le vite accanto” di Luciano Troniello su Borgo Mezzanone. Sulle espulsioni, le deportazioni, le “remigrazioni” si dovrebbe vedere il film (è su Amazon): “The Years We Have Been Nowhere” di Lucio Cascavilla. Film premiato a Huston nel Texas, in Messico, India… selezionato in molti altri festival. Girato tra Africa, Europa, Usa. Si raccontano storie di immigrati in Inghilterra, Germania, Stati Uniti. Giovani che si sono costruite nuove vite, sono cittadini integrati, con lavoro regolare e famiglia. Poi improvvisamente sono riportati indietro. Dall’America viene la storia di Patrick che arriva con un lungo viaggio dalla Sierra Leone, in Florida riesce a studiare, si diploma, è tecnico sanitario di laboratorio, si sposa, ha un figlio, vive a Saint Petersburg, vicino a Tampa. Non gli è rinnovato il visto. Il 10 agosto 2015 viene prelevato, non gli fanno salutare né moglie né figlio, è portato in un centro di detenzione. Lì rimane quasi un anno (occorre aspettare che l’Ebola sia sconfitta), è riportato a Freetown. Patrick entra in un circuito di depressione, ricoveri psichiatrici, attacchi epilettici. Muore dopo un anno, a 35 anni.

A cura di Paolo Scacavilla su riporta futuriparalleli.it.

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