I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Bari – Sezione per le Misure di Prevenzione – sulla base di specifiche indagini patrimoniali svolte dagli specialisti del Nucleo di Polizia Tributaria di Finanza di Bari e dello SCICO di Roma e coordinate dal Procuratore della Repubblica, in applicazione della normativa vigente in materia di misure di prevenzione patrimoniali che permette di “aggredire” i patrimoni di coloro i cui proventi sono chiaramente il frutto ovvero costituiscano il reimpiego di attività illecite.
I soggetti colpiti dalla misura di prevenzione patrimoniale sono stati indagati nell’indagine “DOMINO”, che, circa 2 anni fa, consentì di disarticolare uno dei più potenti clan criminali operanti nella città di Bari e provincia: il clan “PARISI-STRAMAGLIA”.
In particolare, si segnalano le posizioni di: ABBATICCHIO Flavio, il quale si faceva dare e promettere da un imprenditore locale denaro con applicazione di tassi di interesse usurari. In particolare, a partire dal 2001 fino al 2006, Abbaticchio ha corrisposto all’imprenditore quasi 7 milioni di Euro, a fronte della restituzione da parte di quest’ultimo, a titolo di interessi oscillanti tra il 23 ed il 1.028%, di 1,4 milioni di Euro circa. Attualmente la sua posizione processuale è stata stralciata e si trova nella fase del giudizio abbreviato; Pietrantonio Anna, Stramaglia Maria (detta Marina), Stramaglia Michelangelo, i quali hanno coadiuvato Savino Parisi nella fase relativa all’individuazione del successore del defunto Angelo Michele Stramaglia (alias Chelangelo) quale responsabile della zona di Valenzano e paesi limitrofi.
I sequestri dei beni sono scaturiti dai numerosi e complessi accertamenti patrimoniali condotti dagli investigatori del GICO di Bari – con l’ausilio di speciali sistemi informatici (il noto applicativo “MOLECOLA”) messi a disposizione dallo SCICO di Roma – sul tenore di vita delle persone coinvolte nelle indagini e dei loro familiari conviventi che hanno consentito di evidenziare una sproporzione tra l’elevato tenore di vita dei soggetti ed i redditi dichiarati da considerarsi sulla soglia della povertà.
Tra i beni sottoposti a sequestro spiccano n. 23 appartamenti (ubicati in Bari, Bitonto, Valenzano e Adelfia), n. 7 automezzi, cavalli, conti correnti bancari, gioielli, libretti di deposito e n.6 società (operanti nei settori dell’edilizia e del commercio di generi alimentari e di abbigliamento, con sede in Bari, Triggiano, Adelfia e Valenzano). L’intero patrimonio sequestrato è stato affidato ad alcuni amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Bari anche al fine di assicurare il regolare prosieguo delle attività imprenditoriali.
Il Nucleo PT di Bari opera una costante attività di aggressione ai patrimoni illeciti ai soggetti indiziati di appartenere a sodalizi criminali di stampo mafioso ovvero che sulla base di elementi concreti debba ritenersi che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose o che siano abitualmente dediti a traffici illeciti. Ciò avviene ricorrendo alle risultanze delle attività d’indagine “incrociate” con l’utilizzo sistemico ed “investigativo” delle varie banche dati in uso al Corpo. Dall’inizio dell’anno ad oggi gli investigatori del GICO di Bari hanno sequestrato beni mobili ed immobili e disponibilità finanziarie per oltre 112 milioni di euro.
Redazione Stato



