Nella notte di San Silvestro, un terribile incendio scoppiato durante una festa fra giovani nel locale “Le Constellation” ha causato la morte di 40 persone, per lo più giovanissimi. La tragedia è ora al minuzioso vaglio delle autorità elvetiche e della Procura del Canton Vallese. Oltre alle sei vittime italiane, tra i quattordici connazionali rimasti feriti nel disastro, undici sono ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano e due in una struttura sanitaria di Zurigo.
Il rischio di gravi complicanze, dovute all’inalazione di fumi tossici e velenosi, resta molto elevato e potrebbe determinare un aggravamento delle condizioni cliniche di alcuni feriti, per i quali il decorso si presenta complesso. Non si escludono ulteriori interventi sanitari.
di Giuseppe Zingarelli
Mentre è ancora in corso la valutazione per il trasferimento in Italia dei feriti rimasti in Svizzera, una nota ufficiale trasmessa dal Comune di Crans-Montana ha ammesso, senza reticenze, proprie responsabilità in relazione all’incendio del bar-locale “Le Constellation”. «Il Consiglio comunale deplora di aver riscontrato una carenza nei controlli periodici nel periodo 2020-2025. La giustizia stabilirà quale influenza tale carenza abbia avuto nella catena di causalità che ha condotto al drammatico verificarsi della tragedia», si legge nel comunicato.
Il sindaco della nota località sciistica elvetica, Nicolas Féraud, ha dichiarato che i proprietari del locale avrebbero trascurato numerosi aspetti fondamentali della sicurezza: «Il proprietario del bar è stato molto negligente. Ha corso rischi inaccettabili».
Nella strage della notte di Capodanno hanno perso la vita 40 giovanissimi, poco più che adolescenti, mentre oltre 116 persone sono rimaste ferite, alcune in modo gravissimo. Il fascicolo dell’inchiesta, coordinata dalla procuratrice del Canton Vallese Beatrice Pilloud, si sta rapidamente arricchendo di documenti. Tra questi figura anche il faldone completo dei controlli e delle richieste relative ai lavori di ampliamento del “Constellation”: dieci anni di documentazione, a partire dal 2015, anno in cui i proprietari presentarono ufficialmente la richiesta di apertura del locale.
Tra i ragazzi ricoverati al Niguarda di Milano e negli ospedali svizzeri, tre versano in condizioni critiche. «In terapia intensiva abbiamo undici pazienti, alcuni più gravi di altri. Le loro condizioni, pur nella gravità, sono al momento stabili e non in pericolo di vita immediato. Sul decorso, tuttavia, si naviga a vista», hanno dichiarato fonti del nosocomio milanese durante un punto stampa. Le lesioni riportate vanno da ustioni molto estese, in alcuni casi superiori al 75% della superficie corporea, a ustioni meno diffuse ma con grave compromissione delle funzioni vitali. Nelle prossime ore i sanitari confidano in segnali di miglioramento. Tra i feriti più gravi figura Leonardo Bove, 16 anni.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato che domani, 7 gennaio, in tutte le scuole italiane sarà osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime: «Vogliamo ricordare le giovani vittime ed esprimere vicinanza alle loro famiglie».
Negli ultimi cinque anni il Comune di Crans-Montana non avrebbe effettuato alcun controllo all’interno del locale gestito dai coniugi Jacques Moretti, 47 anni, e Jessica Moric, 40. Restano molti gli interrogativi su quanto accaduto realmente nella notte della strage. Chi è la ragazza che nei video appare con un casco da sci nero e visiera fumé, mentre regge due bottiglie di champagne munite di fontanelle scintillanti e che, forse involontariamente, avrebbe innescato l’incendio? L’atto è stato doloso o accidentale? Chi è il ragazzo che la porta sulle spalle, con il volto coperto da una maschera di Guy Fawkes? I due sono riusciti a mettersi in salvo o sono tra le vittime?
Le indagini cercano di far luce sui numerosi misteri che avvolgono le drammatiche scene, definite da molti come degne di un film dell’orrore. È accertato che nel piano interrato del “Constellation” le uscite di sicurezza avevano dimensioni inferiori a quelle previste dalla normativa vigente e che i pannelli fonoassorbenti del soffitto non erano ignifughi. Questi materiali avrebbero preso fuoco quasi istantaneamente, favorendo la rapida propagazione delle fiamme lungo il condotto di aerazione.
Dai filmati emerge inoltre che l’incendio si è sviluppato per diversi minuti mentre la musica continuava a suonare a intermittenza e numerosi giovani, apparentemente ignari del pericolo imminente, ballavano e riprendevano la scena con gli smartphone. All’interno del locale non si notano estintori: secondo alcune testimonianze, non sarebbero stati presenti.
Ulteriori elementi destano perplessità: la possibile presenza di droghe e alcol tra i giovanissimi, segnalazioni di persone sospette viste all’esterno con bombolette spray poco prima del rogo e la presunta lentezza dei soccorsi. Molti genitori hanno espresso dubbi sull’adeguatezza delle operazioni di emergenza. I vigili del fuoco intervenuti sarebbero in gran parte volontari e non professionisti, mentre a circa 40 chilometri dal luogo della tragedia si trova una base militare dotata di mezzi e personale altamente specializzato, che avrebbe potuto intervenire più rapidamente.
Resta infine aperta la questione dei minori. Nel Canton Vallese è vietato ai minori di 16 anni frequentare locali pubblici dopo le 22 senza la presenza di un genitore. Eppure molte delle vittime erano minorenni, alcuni addirittura sotto i 16 anni, rimasti intrappolati nel seminterrato del locale. L’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha dichiarato che la Procura non è ancora in grado di stabilire se i minori fossero accompagnati.
Nel frattempo il Comune di Crans-Montana ha revocato ai coniugi Moretti la licenza per l’apertura del loro secondo locale, il ristorante “Le Petite Maison”. Anche la Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sui nove ragazzi francesi deceduti nel rogo. Al momento, per Jacques Moretti e Jessica Moric non è stato disposto alcun mandato di arresto.
a cura di Giuseppe Zingarelli.



