Piena conferma, in tre diverse sedi giudiziarie, della sua completa estraneità alle condotte addebitate. La difesa nel merito, svolta con serenità e trasparenza, è stata accolta in ogni grado e da ogni giudice che si è pronunciato.
Nel giro di pochi mesi, tre sentenze — tutte irrevocabili — hanno riconosciuto la piena estraneità della sig.ra Lucia Catalano ai gravi addebiti che le erano stati mossi nell’ambito della nota vicenda relativa ai corsi di formazione erogati dalla CS Consulting Group s.r.l., in collaborazione con il consorzio Unimorfe International University e con enti esteri (tra cui la Evergood Advisors Campus University).
Con sentenza n. 2770/25 del 20 novembre 2025 (depositata il 16 febbraio 2026), la Prima Sezione Penale della Corte di Appello di Reggio Calabria ha assolto Lucia Catalano dal reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) con la formula «per non aver commesso il fatto». La Corte ha riconosciuto l’estraneità della Catalano al sodalizio e ha rilevato che la stessa non era a conoscenza dell’attività truffaldina condotta da Unimorfe, essendone stata, a sua volta, vittima. La sentenza è irrevocabile.
A queste conclusioni si sono allineati, in piena autonomia, due distinti giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, chiamati a pronunciarsi su due singoli casi di corsisti che avevano lamentato il mancato riconoscimento dei titoli rilasciati dagli enti: con sentenza n. 3711/2025 del 23 ottobre 2025 (irrevocabile dal 9 marzo 2026), la Terza Sezione Penale ha assolto la Catalano dal reato di truffa con la formula «perché il fatto non costituisce reato», accertando che ella aveva «agito nella convinzione dell’effettivo rilascio dei titoli e, quindi, senza il dolo richiesto dalla fattispecie incriminatrice»; con sentenza n. 4402/2025 del 2 dicembre 2025 (irrevocabile dal 17 gennaio 2026), la Prima Sezione Penale, all’esito di giudizio abbreviato, ha assolto la Catalano non soltanto dalla truffa, ma anche dal reato di falso in certificazione amministrativa relativo al certificato di equipollenza apparentemente rilasciato dall’Università “La Sapienza” di Roma, valorizzando «il rapporto di sub-valenza, che integra un chiaro raggiro, che aveva portato l’imputata a credere alle parole, anche dinanzi alle problematiche via via crescenti».
Il dato che emerge con forza dalle tre pronunce — e che va sottolineato — è il metodo con cui Lucia Catalano ha affrontato ogni processo: senza rifugiarsi in eccezioni tecniche o strategie dilatorie, ha sempre scelto di difendersi nel merito, rispondendo direttamente alle accuse, sottoponendosi all’esame e producendo migliaia di documenti, chat, intercettazioni, bonifici ed email — tutto ciò che, letto nel suo insieme, disegna inequivocabilmente il quadro di una imprenditrice ingannata e non, come inizialmente ipotizzato, di una sua complice.
Questa scelta — che ha comportato un enorme lavoro istruttorio e, sul piano umano, un altissimo costo personale — si è rivelata quella giusta. Ogni volta che un giudice si è soffermato sulla ricostruzione effettiva dei fatti, il verdetto è stato identico: Lucia Catalano è innocente. Non per questioni procedurali, non per prescrizione, non per insufficienza di prove o dubbio, ma perché la verità è emersa in tutta la sua forza.
Coerentemente con questa impostazione, la sig.ra Catalano si è costituita parte civile nell’ambito del processo che prosegue a Reggio Calabria (…), riconosciute — sebbene non imputate — anche dalle sentenze qui citate quali reali autrici dell’ideazione e gestione del meccanismo fraudolento. L’obiettivo è duplice: ottenere il risarcimento dei danni subiti in prima persona dalle società riconducibili alla Catalano — costrette a sostenere, nella convinzione di pagare servizi leciti, esborsi milionari verso gli enti — e il risarcimento dei danni subiti dai corsisti che hanno avuto rapporti con le società della Catalano.
“Proprio in questa prospettiva, la mia assistita — benché anch’essa, a tutti gli effetti, parte lesa delle truffe — ha già provveduto, con fondi propri, a risarcire la gran parte delle persone offese, scegliendo di anteporre la loro tutela ai propri interessi immediati”, dice l’avvocato Vaira.
“Il nome di Lucia Catalano è stato per troppo tempo associato, sui media e nelle cronache giudiziarie, a condotte che tre sentenze irrevocabili — pronunciate da tre diversi uffici giudiziari (Corte di Appello di Reggio Calabria, Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Prima e Terza Sezione Penale) — hanno oggi escluso in modo definitivo. Si rende pertanto noto che, da questo momento, qualunque dichiarazione, pubblicazione, ricostruzione giornalistica, post sui social network o riferimento, in qualsiasi sede o forma, che continui ad attribuire alla sig.ra Catalano condotte illecite ormai definitivamente smentite in sede giudiziaria sarà oggetto di sistematica azione legale — tanto in sede penale quanto in sede civile — a tutela della sua onorabilità personale e professionale e delle società da lei gestite”, conclude l’Avv. Michele Vaira.



