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FERNANDO ANDREANO “Mia madre Carmela abbandonata, non venduta. Tra lei e l’avvocato vero amore. Papà Angelo voleva riconoscerci, ma morì improvvisamente”

Fernando Maria Andreano ricostruisce la storia della madre Carmela Ricci, smentendo che fosse stata “venduta”

AUTORE:
Giuseppe de Filippo
PUBBLICATO IL:
19 Maggio 2026
Cronaca // Manfredonia //

Manfredonia – Stoccarda, 19 maggio 2026. “Mia madre Carmela non fu ‘venduta’ all’avvocato (leggi l’intervista,ndr). La loro relazione nacque in un contesto di conoscenza, disperazione, dopo la scomparsa del marito emigrato in Argentina”.

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A parlare in videochiamata con StatoQuotidiano è il sig. Fernando Maria Andreano, ultimo dei cinque figli nati dalla relazione tra Carmela Ricci e “l’avvocato Angelo Donnamaria” di Manfredonia. Gli altri figli: Itala, Fiorella, Aldo e Dino, oggi tutti scomparsi.

L’approfondimento nasce a seguito di una intervista con Rosana Di Nardo, donna argentina di origini manfredoniane, giunta a Manfredonia per ricostruire la storia della madre Antonia, “Ninetta” e della nonna Carmela.

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Nel racconto di Rosana emergeva il dolore per una separazione familiare mai chiarita: la madre Ninetta, nata a Manfredonia nel 1926, sarebbe stata portata in Argentina da bambina, crescendo con la convinzione che “la madre fosse morta”. Solo molti anni dopo avrebbe scoperto che Carmela Ricci era ancora viva. Rosana aveva inoltre riferito una versione tramandata nella propria famiglia secondo cui Carmela sarebbe stata “data” a un noto avvocato di Manfredonia, nell’ambito di una situazione di estrema difficoltà.

Fernando Maria Andreano ha voluto ora chiarire e approfondire quella vicenda familiare, offrendo una ricostruzione diversa dei fatti.

Fernando è un manfredoniano doc. Il prossimo 4 giugno compirà 85 anni (classe 1941). Nel 1964, dopo il servizio militare, si trasferì a Stoccarda. Poco prima, il 28 dicembre 1963, sposò Maria De Luca. Dalla loro unione sono nati sette figli: Annapia, Leonarda, Alessandro, Carmela, Beatrix, Fernando Junior e Angelo Riccardo, chiamato così “in ricordo del padre”.

La storia di Carmela Ricci: “Una bravissima maestra di lettere”

“Carmela Ricci era una maestra di lettere di Manfredonia. Negli anni Venti sposò un uomo conosciuto come Andreano ‘Spadaccino’, dal quale ebbe due figlie”, racconta a StatoQuotidiano il sig. Fernando.

“Mi ricordo del casello 31, dove avete fatto l’intervista con Rosana. Da bambino – ride con emozione – andavamo con mio fratello a rubare nelle tende degli americani, presenti sul posto durante l’occupazione dell’Italia da parte delle truppe statunitensi. Poi cacciarono i tedeschi, alla fine della Seconda guerra mondiale”.

“Quando ero già nato, mia nonna Antonietta viveva nel casello. Mio nonno invece era già deceduto. Prima della fine della guerra, mia nonna lasciò il casello. Ricordo che aveva un problema all’ombelico: aveva una pancia enorme e stava sempre seduta. Poi andò ad abitare in centro e io passavo spesso da lei per mangiare pane e pomodoro”.

Tornando alla madre Carmela, dopo il matrimonio, “il marito emigrò in Argentina, a Buenos Aires”, promettendo che avrebbe fatto arrivare la famiglia “appena si fosse sistemato”. Tuttavia, “passarono gli anni senza più alcuna notizia”.

Anche il cognato di Carmela, marito della sorella, “partì per l’Argentina nel tentativo di rintracciarlo, ma sparì anch’egli. Nessuno dei due fece più ritorno né diede più notizie”.

Secondo il racconto di Fernando Maria Andreano, Carmela “soffrì profondamente per quella situazione”. La donna “piangeva spesso guardando le fotografie delle due figlie”, che nel frattempo sarebbero state portate in Argentina dal padre. In famiglia si raccontava infatti che Andreano avrebbe “incaricato alcune persone fidate di prendere le bambine e condurle in Sud America”.

Le due figlie crebbero quindi in Argentina e soltanto molti anni dopo, “tra il 1995 e il 2000, tornarono a Manfredonia per cercare la sorellastra Itala, che nel frattempo si era trasferita a Bari”.

L’incontro con l’avvocato Angelo Donnamaria: “Si amavano”

Rimasta sola e in difficoltà economiche, Carmela Ricci “si rivolse all’avvocato Angelo Donnamaria, noto professionista di Manfredonia, per ottenere aiuto nel rintracciare legalmente il marito scomparso”. L’avvocato seguiva la pratica e scriveva lettere, ma “la famiglia non disponeva del denaro necessario per pagarlo”.

Poiché Donnamaria “aveva bisogno di una donna delle pulizie in casa”, la madre di Carmela propose che la figlia lavorasse nell’abitazione dell’avvocato “per saldare il debito”.

Carmela iniziò così a frequentare la casa di Donnamaria. “Con il tempo nacque una relazione tra i due, nonostante l’avvocato fosse sposato con una donna verso la quale – secondo quanto raccontato dalla famiglia – non nutriva più interesse”. Dalla relazione tra Carmela Ricci e Angelo Donnamaria nacquero cinque figli: “Itala, Fiorella, Aldo, Dino e Fernando Maria Andreano”.

Fernando racconta che lui e i fratelli vivevano “con la madre in una casa di via Palatella”, dove l’avvocato “si recava ogni sera per poi andare via al mattino”.

“Mio padre voleva riconoscerci tutti”

Secondo il racconto familiare, “Angelo Donnamaria avrebbe voluto riconoscere ufficialmente i figli e garantire sicurezza economica a Carmela e alla famiglia, donando loro anche la casa in cui abitavano”. Tuttavia “morì improvvisamente tra il 1944 e il 1945, prima di riuscire a realizzare questi progetti”. Le circostanze della morte, secondo Fernando, rimasero poco chiare.

Dopo la morte dell’avvocato, i figli avuti dal matrimonio ufficiale avrebbero chiesto a Carmela e ai figli di lasciare la casa di via Palatella, per poterla vendere.

Fernando ricorda che, “in quel periodo di estrema povertà”, riusciva a ricevere soltanto “un po’ di pane” dal fratello dell’avvocato Angelo, “il sig. Dino, che lavorava in una panetteria del centro”.

“Manfredonia ce l’ho nel cuore”

“Manfredonia ce l’ho nel cuore e spero di tornare ancora, come ho cercato di fare spesso nella mia vita”, racconta Fernando Maria Andreano. “Mi dispiace per tutto quello che è accaduto. In quei tempi non si poteva fare molto. Quando mio padre voleva legittimarci, successe qualcosa di incredibile nella famiglia: morì improvvisamente”.

“Di fatto, mio padre è cresciuto senza un padre”, dice al termine della videochiamata la signora Beatrice. Fernando resta in silenzio per qualche istante, riflettendo.

© StatoQuotidiano - Riproduzione riservata

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