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MAGGIO Aggressione al CSM di Cerignola: condannata a sei anni la donna che tentò di accoltellare lo psichiatra

È questa la condanna inflitta a Daniela Maggio, una donna di 37 anni

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
19 Ottobre 2024
Cerignola // Cronaca //

Sei anni di reclusione. È questa la condanna inflitta a Daniela Maggio, una donna di 37 anni, riconosciuta colpevole di aver aggredito, lo scorso 6 dicembre 2023, il dott. Gianluca Piemontese, psichiatra presso il Centro di Salute Mentale (CSM) di Cerignola.

Il processo, che si è concluso con la sentenza di ieri, ha visto la donna rispondere non solo dell’aggressione al medico, ma anche di una serie di altri reati tra cui stalking, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale. Il Giudice per l’udienza preliminare di Foggia, Francesca Mannini, ha emesso la condanna, che è stata ridotta rispetto ai richiesti otto anni e otto mesi di reclusione proposti dalla Pubblica Accusa.

L’episodio aveva sconvolto l’intera comunità, soprattutto per la violenza con cui si era consumato l’attacco. Quel giorno, Daniela Maggio si era recata al Centro di Salute Mentale armata di un coltello a serramanico. In preda a una forte agitazione, aveva cercato di colpire con ripetuti fendenti il dott. Piemontese, ritenendolo responsabile dell’allontanamento della figlia minore. La donna, seguita da tempo presso la struttura per problemi psichiatrici, attribuiva allo psichiatra la colpa di aver provocato il provvedimento giudiziario che l’aveva separata dalla figlia. Fortunatamente, l’aggressione non aveva avuto conseguenze fatali grazie all’intervento tempestivo del personale del centro, che era riuscito a bloccare la donna prima che potesse ferire gravemente il medico.

L’udienza conclusiva del processo si è tenuta nella giornata di ieri, e ha visto la conferma di tutte le accuse nei confronti di Daniela Maggio. Oltre all’aggressione ai danni del dott. Piemontese, le sono stati contestati anche gli atti persecutori nei confronti di un’assistente sociale del medesimo centro, danneggiamento della sede del CSM, interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale. Durante l’udienza, è emerso che la donna aveva cercato di opporre resistenza all’arresto e aveva provocato danni agli arredi della struttura durante l’aggressione.

Il processo si è svolto con rito abbreviato, una scelta dell’imputata, che aveva chiesto una perizia psichiatrica per accertare il proprio stato di salute mentale al momento dei fatti. Tuttavia, il perito nominato dal giudice, il dott. Elio Serra, ha stabilito che Daniela Maggio era pienamente capace di intendere e volere quando aveva compiuto l’aggressione. Questo ha escluso la possibilità di attenuanti legate a un’infermità mentale, permettendo al giudice di condannarla a sei anni di reclusione.

Nel processo si sono costituite parte civile non solo le vittime dirette dell’aggressione, ossia il dott. Piemontese e l’assistente sociale, ma anche la Asl di Foggia, ente gestore del Centro di Salute Mentale di Cerignola. La sentenza, sebbene inferiore rispetto alla richiesta del Pubblico Ministero, è stata considerata una vittoria dal punto di vista della giustizia, come sottolineato dall’avvocato Michele Vaira, legale del dott. Piemontese. “La pena inflitta dal Gup è severa ma giusta”, ha dichiarato Vaira. “In un contesto storico come quello attuale, caratterizzato da una crescente serie di aggressioni ai danni del personale sanitario, questa sentenza rappresenta un segnale importante. È fondamentale che episodi di questo tipo non vengano minimizzati o derubricati come semplici momenti di frustrazione. Il personale medico e paramedico vive ormai una situazione di esasperazione, e questa condanna dimostra che la giustizia c’è e agisce per tutelare chi ogni giorno lavora in condizioni spesso difficili”.

L’avvocato Vaira ha inoltre colto l’occasione per riflettere sulle condizioni di lavoro del personale psichiatrico. “Questa vicenda evidenzia quanto sia urgente migliorare le condizioni di sicurezza per chi opera in ambito psichiatrico. Gli psichiatri, per loro natura, si trovano quotidianamente a dover gestire casi complessi, e spesso lo fanno con risorse insufficienti. È necessario che il sistema sanitario fornisca adeguati strumenti di protezione per garantire la sicurezza degli operatori e dei pazienti stessi”.

La sentenza è stata accolta positivamente anche da parte delle vittime coinvolte, che hanno espresso sollievo per la conclusione del processo. Tuttavia, la vicenda ha lasciato il segno, soprattutto tra i professionisti del Centro di Salute Mentale di Cerignola, che chiedono ora maggiore attenzione e tutele da parte delle istituzioni. Non è la prima volta, infatti, che il personale sanitario si trova ad affrontare episodi di violenza, sia verbale che fisica, da parte di pazienti o familiari. “Questa aggressione è solo la punta dell’iceberg”, ha commentato un operatore del CSM che ha preferito rimanere anonimo. “Ogni giorno ci troviamo di fronte a situazioni di grande difficoltà e tensione. Purtroppo, le risorse sono limitate e spesso ci sentiamo soli ad affrontare casi estremamente complessi. È fondamentale che le istituzioni prendano atto di questa situazione e intervengano prima che episodi come quello del 6 dicembre diventino la norma”.

Daniela Maggio, attualmente detenuta in carcere, ha dichiarato, attraverso il suo legale, che intende presentare ricorso contro la sentenza, sostenendo che le condizioni psicologiche in cui si trovava al momento dell’aggressione non sono state adeguatamente considerate. Tuttavia, la perizia psichiatrica effettuata durante il processo sembra aver lasciato poco spazio a dubbi sulla sua capacità di intendere e volere, e la giustizia ha ritenuto necessario infliggere una condanna esemplare.


Fonte: foggiatoday.it

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