Edizione n° 5372

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Ferule e asfodeli (a Manfredonia)

AUTORE:
Franco Rinaldi
PUBBLICATO IL:
27 Maggio 2011
Cultura //

Asfodeli in zona Monte Aquilone (Ph: F.Rinaldi)
Manfredonia – DURANTE le stagioni piovose, le fioriture di ferule e asfodeli nel territorio di Manfredonia sono sempre state copiose. Nel corso dell’inverno 2011, le piogge sono state così abbondanti, da provocare nella primavera di quest’anno, una eccezionale efflorescenza di queste piante spontanee, tipiche dell’agro sipontino, evento che non si verificava da tanti anni. Alcune ferule hanno superato i tre metri di altezza, e in autunno, a detta degli esperti, si prevede una raccolta abbondante di gustosi funghi detti “fonge de frèvele” che crescono sotto il fusto e nei pressi delle stesse piante di ferule, una volte marcite.

Molti agricoltori sostengono che quando le ferule crescono sono così alte si prevede anche una ricca annata di produzione del grano, con spighe di questo nostro cereale, alte e piene. Vigeva un detto tra contadini “…quande jerte jì a frèvele…tant’acque stè sotte”. Altra fioritura copiosa è stata quest’anno quella degli asfodeli (i velòzze) che superano il metro e mezzo di altezza. Una cosa insolita per questa pianta. Uno spettacolo mozza fiato, per chi ama la natura, che ha particolare fascino alle prime luci dell’alba e al tramonto, in tutto l’agro sipontino. Una prateria di migliaia e migliaia di ferule, in campi incolti e tra piante di fichi d’india. Uno scenario naturale, che poteva essere utilizzato per un film

Autunno 2008. Paolo Dasara con una abbondante raccolta di “funge de frevele”, in agro sipontino (Ph: Franco Rinaldi)
La ferula communis che cresce spontanea nel territorio di Manfredonia è conosciuta come finocchiaccio. La pianta madre della ferula è composta alla base del fusto da filamenti e viene denominata in vernacolo dai sipontini “a cròsche”, mentre il fusto va sotto il nome di “frèvele”. L’infiorescenza della pianta, invece, è chiamata “fiore de frèvele”. I filamenti sottili che crescono alla base del fusto della ferula, che è la parte più tenera della pianta, veniva data in pasto agli asini come corroborante “pe mettirle in forze” per renderli più resistenti al lavoro di campagna. Di questa pianta i sipontini ne hanno fatto sempre largo uso. Quando le piante si erano completamente seccate, sotto il sole caldo di giugno, si tagliavano i fusti più doppi con i quali si costruivano sgabelli “i ferrizze”, utilizzati come sedie sia in campagna sia in Città.

Fusto della ferula inciso, dal quale fuoriesce “u lattece” (Ph: Franco Rinaldi)
“I frèvele” con il fusto più doppio, una volta seccate, venivano altresì utilizzate in casa da genitori (solitamente il padre) per menare i figli quando non si comportavano bene. Fino agli anni ’30-‘40, c’era l’usanza di incidere in più punti trasversalmente il fusto “a frèvele” quando era ancora fresco. Dalle incisioni usciva “u làttece” una sorta di liquido bianco lattiginoso, che raccolto in una mano veniva continuamente palpato fino a dargli una forma di un piccolo pane gommoso. Questo composto, veniva utilizzato dalle mamme che lo facevano “mordere” ai loro piccoletti per lenire il dolore quando stavano per spuntare i dentini “i dinde da latte”. Altro utilizzo dei fusti era quello di tagliarli a pezzi e adattarli a mò di tappi per botti, damigiane ed altri contenitori come “u cècene” (quest’ultimo per conservare al fresco l’acqua da bere, in particolare durante il periodo estivo).

Fioritura di ferule. (Foto: Franco Rinaldi)
Gli asfodeli invece, pianta erbacea delle Liliacee con fiori bianchi raccolti in grappoli, e con stelo denominato in vernacolo “velòzze”, un tempo, una volta essiccati, servivano per accendere il fuoco “u fucarule” in cucina; oppure legati a mò di torcia con una pezza imbevuta di petrolio, venivano accesi per fare luce in alcuni ambienti di campagna (in particolare nelle stalle) dove mancava la corrente elettrica.

Altro uso degli asfodeli, veniva praticato anticamente dai sellai nella lavorazione delle selle. Uno degli ultimi costruttori di “ferrizze” (sgabelli) realizzati con le ferule secche, e di manufatti artigianali da cucina in legno fu un certo Antonio Renzulli ex dipendente comunale in servizio presso il Palazzetto dello Sport “Scaloria”, che vendeva al pubblico per arrotondare la sua pensione.

La pianta delle ferule, che è presente nelle regioni del centro meridione quali: Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Calabria. Sicilia e Sardegna, ed è particolarmente velenosa per gli animali da pascolo. Ogni anno si verificano casi di avvelenamento di pecore, di agnelli, di mucche e persino di cavalli.

(A cura di Franco Rinaldi per Stato)

3 commenti su "Ferule e asfodeli (a Manfredonia)"

  1. VORREI FARE I MIEI COMPLIMENTI PER L’ARTICOLO,IL TERRITORIO DI MANFREDONIA E DEL GARGANO HA UNA VEGETAZIONE BELLISIMA(TIPICA DELLA ZONA MEDITERRANEA)CHE ANDREBBE CONOSCIUTA E SCOPERTA SIA DAL PUNTO DI VISTA BIOLOGICO NATURALISTICO CHE DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE. SPERO CHE QUALCOSA SI MUOVA NELLE SCUOLE POTREBBE ESSERE MOLTO INTERESSANTE PER I BAMBINI O RAGAZZI.
    CMQ VOLEVO AGGIUNGERE CHE CON LE VELUZZE NON FACEVAMO LE PRIME SIGARETTE O LE USAVAMO COME FRECCE,LA FREVOLA USATA DA MIO PADRE ME LA RICORDO,INVECE MI ERO DIMENTICATO DEGLI SGABELLI DI FREVOLA, BELLISSIMI, GRAZIE PER L’ARTICOLO, SE VOLETE DELLE ALTRE FOTO VE LE MANDO.
    COMPLIMENTI

  2. Certo, grazie a Lei per l’interesse. Grazie all’autore ed amico Franco Rinaldi per la pubblicazione. Red.

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